Castel San Pietro Romano
Il nome deriva dal latino “Castrum Sancti Petri”, per un oratorio dedicato a San Pietro mentre “Romano”, serve a distinguerlo dagli omonimi.
Tra Storia e Società Comune in pillole
Castel San Pietro Romano è sul Monte Ginestro ad una altitudine di 763 metri sul livello del mare; il centro storico mostra in tutta la sua bellezza il Borgo con i trascorsi medievali, che però sono di origini ancor più remote risalendo al Paleolitico superiore quando una tribù di aborigeni – i più antichi abitanti dell’Italia centrale – visse qui da quando la pianura sottostante fu bonificata, e furono poi costretti a fondare un villaggio che diventò la città di Preneste che era protetta da un’imponente fortificazione che comprendeva tutto il versante meridionale di Monte Ginestro, fino alla sommità di Castel San Pietro Romano, dove si chiudeva la fortificazione dell’acropoli. La tecnica edile usata (detta “opera poligonale“) nella difesa degli agglomerati cittadini, consisteva nell’innalzare strutture composte da grossi massi calcarei di forma poligonale ed accostati tra loro a secco e senza l’uso di malta o di calce. In una sessione di studi risalente al 1800 e ai primi anni del 1900, si pensava che Castel San Pietro Romano avesse rappresentato l’insediamento più antico del circondario, per il relativo momento di grande prosperità e ricchezza dell’epoca risalente al VII secolo a.C.; la zona intermedia tra l’acropoli e l’abitato situata dentro le mura, doveva servire solo come area di pascolo, comunque andava ben difesa affinchè potesse garantire – in caso di assedio - il sostentamento del bestiame. Nell’antichità la zona della rocca, aveva diverse sorgenti le cui acque, captate, venivano incanalate verso Palestrina grazie ad alcune condotte di calcestruzzo idraulico. Alcuni resti di questi sono stati rinvenuti nella Ville della Cannucceta, nella Valle del Formale e nella Valle di Bulliga.
Nel Medio Evo soggiornò a lungo a Castel San Pietro Romano tra altri, anche Jacopone da Todi, che qui compose alcune tra le sue opere più belle, compreso il famoso “Stabat Mater“; il Beato frate fu anche ospite delle galere della Rocca dei Colonna, dove trascorsero del tempo illustri personaggi come San Bernardo vescovo dei Marsi, e Corradino di Svevia nel suo ultimo viaggio verso Napoli.
La leggenda:
Castel San Pietro Romano deve il nome all’Apostolo Pietro che salì sul monte per predicare il cristianesimo, in contrapposizione al culto della Dea Fortuna Primigenia venerata nel vicino santuario pagano. Secondo la tradizione locale fu il primo imperatore cristiano Costantino a denominarlo “Castrum Sancti Petri“. Alla fine del 1200, durante il feudalesimo, questo nostro comune vide gli esponenti della nobile famiglia Colonna, protagonisti della storia locale; il loro dominio però fu contrastato fortemente dal Papa Bonifacio VIII che, per contrastare il crescente potere della famiglia, mise a fuoco e fiamme l’intera zona, costringendo i Colonna ad attendere la morte del pontefice (avvenuta nel 1303), per essere reinseriti da Benedetto IX il suo successore nel ruolo di feudatari. Le lotte e le incomprensioni con la chiesa continuarono finché nel 1630 Francesco Colonna cedette il fondo a Carlo Barberini, fratello di Papa Urbano VIII.
Demografia
Dopo un calo progressivo dei residenti durato due lunghi decenni, dalla fine dello scorso millennio Castel San Pietro Romano ha ripreso a dimostrare interesse e ad incrementare l’anagrafe. Infatti – come si può vedere nel grafico a sinistra – nell’ultimo decennio del II Millennio, qui si sono iscritti 50 nuovi “coinquilini”, che però sono quasi duplicati solo negli otto anni successivi! Un successo di grandi dimensioni anche dal punto di vista dell’orgoglio cittadino perchè, evidentemente, si sono poste le basi per vivere bene. Il trend accennato quindi si diceva che è grande anche perchè nella lunga storia di questo comune, è la prima volta che si registrano delle statistiche affidabili che mostrano il fenomeno in crescita esponenziale e per la prima volta in assoluto!
Aggraziato con la pavimentazione di sanpietrini ricavati dalla pietra locale (e non con pietra proveniente dalla Cina) con i caratteristici viottoli e piazzette tipici degli anni cinquanta, questo è il paese fece innamorare Vittorio De Sica che qui ambientò alcuni tra i suoi film più importanti come : “Pane, amore e fantasia” e “Pane, amore e gelosia” di Luigi Comencini con Gina Lollobrigida; “I due marescialli” di Sergio Corbucci con Totò e “Il federale” di Luciano Salce con Ugo Tognazzi ma anche “Liolà” e “Tuppe, tuppe marescià“.
Il paesino è caratterizzato dalla presenza di due edifici di particolare interesse storico-artistico: la Rocca Colonna che fu utilizzata come carcere che ospitò Corradino di Svevia e Jacopone da Todi, e l’antichissima Chiesa di San Pietro Apostolo, dove c’è sia una tela di Giacinto Giminiani raffigurante Cristo che affida a San Pietro il gregge cristiano che, al centro della volta, un grande affresco realizzato nel 1736 da Placido Costanzi il pittore classicista, che ha lì rappresentato il trionfo del Cristianesimo. All’esterno della chiesa sul lato di sinistra, troviamo anche l’antico chiostro del monastero fondato proprio da San Benedetto nel VI secolo e distrutto dai Saraceni nel VIII secolo con dentro la tipica cisterna per la raccolta dell’ acqua piovana.
Da Castel San Pietro Romano – detto anche: “Un balcone sulla Provincia di Roma” -si gode un panorama unico nella bellezza con:
- a nord il Monte Guadagnolo con le cime dei Predestini e dei Simbruini;
- a est la (purtroppo viturpata) Valle del Sacco;
- a sud i monti Lepini, il mare di Fiumicino e, più lontano Roma.
Tra panorama e gastronomia lazionauta ricorda gli gnocchi, la carbonara o la polenta con le spuntature, dove questa ultima diventa piatto unico; anche le minestre, come le “sagne con i fagioli” o la stracciatella al brodo di gallina, vengono preparate secondo la tradizione culinaria, hanno un sapore proprio inconfondibile. Gli amanti delle escursioni naturalistiche, qui possono andare al Fosso delle Cannuccete che, lungo il tragitto, permette di vedere la grande Dolina di Fossa Lupara e il Piano delle Cese, il punto più panoramico che permette una visuale sulla Valle Latina, i Monti Lepini, il Mar Tirreno fino ai Colli Albani. Il percorso che passa per il Ponte Acquedotto di epoca romana del I secolo, attraversa alcuni Valloni meglio conservati della provincia di Roma.





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