Agosta
Agosta, per alcuni deriva da acqua Augusta per l’acqua che giunge dall’acquedotto realizzato ai tempi dell’imperatore Augusto; per altri dal latino “aqua hausta” da acqua bevuta, mentre altri ancora pensano che Agosta è per l’aggettivo latino augusta, quindi maestosa, per la particolare posizione geografica
Tra Storia e Società Comune in pillole
Per i diversi storici che si sonooccupati della storia di Agosta (per brevità ne citiamo solo alcuni ovvero: Holstenio, Fabretti, Jannuccelli, Cicchetti, Lugli, Panimolle e Giuliani), il nome di questo comune deriva dalla sorgente: “Aqua Augusta“, così denominata in onore dell’imperatore romano Cesare Augusto Ottaviano che, nell’anno 11 d.C., inviò nella zona il genero Agrippa per captare nuove sorgenti per soddisfare il fabbisogno idrico di Roma, Città Eterna. Agrippa, constatata la bontà di quell’acqua - ubicata vicino al già esistente Acquedotto Marcio -, la fece immettere in questa nuova condotta per essere usata soprattutto nei periodi di particolare siccità.
Nel corso dei secoli il toponimo ha subito varie trasformazioni: Augusta, Agùsta, Áusta, Làusta, Hàusta; quest’ultimo deriverebbe da “aqua hàusta“, cioè acqua captata, attinta in riferimento ai quattro acquedotti (ovvero: Anio Vetus, Anio Novus, Acquedotto Marcio e Acquedotto Claudio), che rifornivano Roma. Per altri il nome di Agosta deriva da una principessa di nome Augusta o Fausta, che innamoratasi contro il parere del padre di un giovane appartenente ad una famiglia ostile, fu rinchiusa in una torre del castello e fatta morire di stenti. Questa versione non trova però nessun riscontro in alcun documento successivo, mentre gli scritti d’epoca confermano il possesso dell’Aqua Augusta al Monastero di Subiaco. Nei documenti successivi (dove ancora una volta si conferma il possesso del luogo al Monastero di Subiaco) si parla di un centro abitato vicino alla sorgente, centro questo che nei secoli X e XI – per motivi di difesa bellica – viene spostato sulla cima del colle adiacente, dove nel periodo che va dall’ 867 al 1051, viene costruito un castellum fortificato. Qui all’inizio c’era solo un casale, dove i monaci ammassavano – prima di trasferirle a Subiaco – le derrate alimentari che alla fine di ogni raccolto i contadini agostani coloni erano obbligati a cedere loro. Successivamente il casale per motivi di sicurezza, essendo stato assalito più volte, fu trasformato in fortezza.
L’epoca preromana e romana
Gli insediamenti abitativi nella zona risalgono certamente a tempi ben più antichi: i primi ad abitare la Valle furono gli italici (qui infatti sono state rinvenute tracce consistenti nei recinti di pietra e massi lavorati in tre siti); poi i latini che sostarono nella Valle a partire dal Mille a.C. fino all’arrivo degli equi, gli “aeterni hostes dei Romani” come li definisce Tito Livio. All’inizio del IV secolo però gli Equi furono definitivamente sconfitti ed soggiogati dai Romani, che nel lungo periodo della Repubblica dalla Valle dell’Aniene fecero partire grandiosi acquedotti per convogliare le acque della zona verso Roma. Il primo acquedotto fu quello denominato Anio Vetus (Aniene Vecchio), iniziato nell’anno 272 a. C. che però non risolse del tutto il problema del rifornimento idrico di Roma. Nel 144 a.C. allora il pretore Quinto Marcio Re ebbe l’incarico di costruire sempre nella valle dell’Aniene, un acquedotto nuovo, l’acquedotto Marcio, che aveva origine tra Agosta e Marano Equo. Gli altri due acquedotti della Valle dell’Aniene furono l’Anio Novus e l’Acquedotto Claudio.
I grandi lavori causarono un ampio popolamento nella zona, dove gli addetti ai lavori provenienti da Roma, fondarono i primi villaggi, da uno dei quali – ormai senza dubbio – ha avuto origine Agosta. Gli stanziamenti dovevano essere molto modesti, infatti, le tracce di quest’epoca non sono numerose e sono costituite per lo più da alcuni muri di fondazione e qualche tomba coperta con tegole di terracotta. Il reperto più importante di questo periodo è una lapide contenuta nel “Corpus Inscriptionum Latinarum” che reca una iscrizione votiva.
Fin dai tempi degli antichi romani, alle sorgenti di Agosta si dissetaroro personaggi importanti; tra questi Tacito racconta che Nerone mentre tornava a Roma, si tuffò in uno dei laghetti delle sorgenti dell’Acquedotto Marcio, suscitando le ira degli dei e la temuta diffusione di malattie particolari. Alcuni scritti ricordano che in queste sorgenti trovarono refrigerio anche Plinio il Vecchio, Traiano, Frontino, Benedetto da Norcia ma anche Papa Pio V, Papa Sisto V, Papa Paolo V e Papa Pio IX nel diciannovesimo secolo.
Il Castellum
Agosta intorno all’XI secolo divenne castellum, come gli altri centri della Valle, tutti di proprietà dell’Abate di Subiaco. Nel privilegio di papa Leone IX del 31 ottobre 1051 Augusta risulta già fortificata. Il castello era abbastanza imprendibile e diventava espugnabile solo se qualcuno da dentro dava al nemico almeno una delle chiavi delle due porte, come fecero alla fine del Trecento Cicco e Agnese la moglie con la madre Maria di Roiate, che aveva affittato il castello dall’Abate di Subiaco Francesco II, con la complicità di Guastalamarca – che poi si rivelò essere un servo di Nicola Colonna -, i quali diedero le chiavi del castello a Nicola Colonna, amico dell’antipapa Clemente VII, che l’occupò con le sue truppe razziando, violentando le donne e causando agli abitanti e all’abate un danno di 3000 fiorini d’oro. I quattro, sebbene si dichiarassero innocenti, furono condannati al taglio della testa; poi però – in un processo di appello - la condanna si tramutò nella totale confisca di beni. Dopo la richiesta, la concessione del perdono e un risarcimento danni di 3000 fiorini d’oro tra le due parti contendenti ritornò la pace.
Raccontano i nostri anziani che nel giorno in cui l’abate di Subiaco venne a riprendere possesso del castello di Agosta, terminata la cerimonia del perdono e della consegna dei 3000 fiorini d’oro, all’abate sulle rive dell’Aniene fu offerto un succulente pranzo a base di trote, gamberi e “giriole” e dei genuini frutti della terra; terminato il pranzo, l’ospite fu deliziato con giochi popolari allestiti dai nostri contadini e da un vero e proprio palio cavalleresco realizzato dai nobili della zona.
Prima e dopo l’incastellamento di Agosta, sette pontefici passarono sulle rive del laghetto dell’Aqua Augusta; nel 1461 Pio II Piccolomini, il grande papa letterato, invitato a Subiaco dall’abate Giovanni Torquemada, sostando egli sulle rive del laghetto, i fedeli agostani accorsi per vederlo, pescarono e gli offrirono le trote, dando origine alla prima Sagra delle trote.
Nei secoli successivi il castellum di Agosta fu coinvolto nelle aspre lotte tra l’Abate di Subiaco e il papato, né fu risparmiata dalla peste in occasione del sacco di Roma (1527). Nel XV secolo quindi si cercò di dare, senza riuscirci, un po’ di pace ai monasteri sublacensi e alla Valle, affidando il governo degli uni e dell’altra ad un abate commendatario, nominato direttamente da Roma. Nella Commenda di Subiaco si susseguirono personaggi appartenenti alle nobili famiglie papali dei Caffarelli- Borghese, dei Colonna e dei Barberini e personaggi come Giovanni Torquemada, zio del grande inquisitore di Spagna e il cardinale Rodrigo Borgia, eletto poi pontefice con il nome di Alessandro VI e padre di Lucrezia Borgia e di Cesare Borgia, detto il Valentino. La Commenda fu soppressa nell’anno 1915. Nel 1870 dopo la presa di Roma a seguito della breccia di Porta Pia, la Valle dell’Aniene fu annessa allo stato italiano. Intorno al 1900 arrivava ad Agosta la ferrovia a scartamento ridotto Mandela-Subiaco che poi fu smontata per essere rimontata in Africa negli anni 1930.
Nel 1940 Agosta, a seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale, si riempì di sfollati, provenienti soprattutto da Roma; anche questo nostro comune in quella grave circostanza ebbe i suoi martiri: il 26 maggio 1944 i tedeschi, a seguito del ritrovamento a Madonna della Pace sulla Via Empolitana II di un loro commilitone morto, trucidarono per rappresaglia 15 uomini, tra cui vi erano 5 agostani. Venti giorni dopo la zona fu finalmente liberata dalle truppe alleate.
Demografia
Agosta mostra un andamento demografico proprio sorprendente ed in controtendenza rispetto alla maggioranza dei piccoli comuni dei quali Lazionauta si occupa. Infatti è dall’ultimo decennio del secolo scorso (ovvero dal 1990) che la popolazione è in costante aumento; mentre all’inizio degli anni 1970 i residenti erano circa 1.280, nel 2008, questi sono diventati gradatamente ben 1733. Quello demografico – spesso - è un dato sintetico che racchiude al suo interno un significato spesso condivisibile; in questo caso sembrerebbe proprio voler confermare un particolare stato di ”benessere”. In effetti il territorio ne ha tutte le caratteristiche per far stare bene residenti e turisti!
Cosa possiamo vedere ad Agosta
Qui ad onorare la storia troviamo i resti del castello e del borgo medievale, che erano cinti da mura merlate, dotate di due porte: una ad ovest e l’altra a nord-est, chiamata oggi Porta S. Maria. Dentro la cinta muraria prospiciente la piazzetta della chiesa, si può ammirare il palazzo a pianta irregolare che è senza dubbio la costruzione più antica del luogo: forse il primitivo casale-magazzino.
Qui c’è la chiesa parrocchiale, dedicata a Maria Assunta in cielo, edificata nell’anno 1700 su un precedente tempio cimiteriale. Oggi essa si presenta nel suo stile architettonico neoclassico con copertura a capriate e ampie e luminose navate.
Ai piedi del castello – in località la Fonte – c’è la chiesetta della Madonna del Passo, venerata dagli agostani fin dal 1615, quando la miracolosa immagine che vi era conservata prodigiosamente liberò dal demonio una contadina agostana, di nome Elisabetta D’Andrea, che non riusciva a camminare, da qui forse il nome di Madonna del Passo.
Come raggiungere Agosta da Roma? percorrendo l’Autostrada A24 Roma-Pescara, uscire al Casello di Vicovaro- Mandela; percorrere la Tiburtina verso Subiaco (dopo circa 10 Km.), all’altezza del bivio per Anticoli Corrado e Arsoli andando a destra, percorrere la Sublacense per entrare nell’Alta Valle dell’Aniene. Dopo aver percorso altri cinque chilometri, guardando a sinistra noterete (ma ammirerete anche!) un capanile molto particolare: siete arrivati ad Agosta!
Dal 15 agosto all’8 settembre qui vengono organizzati grandi festeggiamenti in onore del Patrono Sant’Agostino e della Madonna con mostre e sagre di vario genere, spettacoli pirotecnici, manifestazioni musicali, fokloristiche, popolari e sportive. D’estate il paese per il suo clima fresco, per la genuinità dell’aria e la bontà della sua cucina locale (con le fettuccine, gli strozzapreti, i maccaruni tunni, gli asparagi, i funghi porcini e i tartufi), è scelto da molti villeggianti, per sfuggire alla calura della città e all’inquinamento dell’aria.
Agosta fa parte della X Comunità Montana dell’Aniene
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