Arpino. La terra degli asini
Nella pubblica bacheca della piazza principale di Arpino è ancora affisso a tutt’oggi un messaggio di un cittadino che pur con un amaro sorriso sulle labbra, elenca numerosi episodi e realtà che caratterizzano e illustrano il persistente inarrestabile declino della città di Arpino, divenuta ormai secondo i suoi motivati commenti, solo la terra degli asini. In effetti non è un bel e buon vivere dover costatare che il centro storico è letteralmente invivibile a causa del traffico rappresentato non solo da vetture ma anche da camion, autobus, ecc. a tutte le ore e a tutti i giorni con disagi e timori incredibili per i passanti, costatare che ancora oggi, la domenica, che è giorno di mercato, le macchine, con enorme pericolo di tutti, debbono zigzagare davanti alle bancarelle in mezzo alla gente, dover costatare che almeno un terzo dei giorni dell’anno gli abitanti di certe zone specie quel del quartiere Arco sono impediti di uscire con le proprie macchine perché c’è sempre qualche emergenza comunale o privata o religiosa che blocca la strada al di fuori di qualsivoglia barlume di programmazione degli interventi, senza ricordare la inaudita evenienza che ti cade addosso quando non ti consentono di attraversare la piazza a causa di une delle tante iniziative che il Comune, sempre sollecito del bene pubblico, organizza obbligando il cittadino a percorrere una deviazione di almeno venti Km, al posto di cento metri!, dover costatare che la sola piazza cittadina è per molta parte dei giorni dell’anno occupata da un palco per una qualche cerimonia e che il cosiddetto Belvedere parecchie volte l’anno viene fatto diventare un circo con giostre e roulottes e macchinette con quello che ciò comporta, costatare che non si vede da nessuna parte l’ombra di un gabinetto pubblico (pare che ve ne è uno sotto i portici del Corso ma sempre chiuso perché inservibile: si dice che il Comune ha deciso anziché rendere fruibile quello esistente, di volerne costruire uno nuovo ma sotto il Belvedere in quanto hanno i soldi per farlo! A proposito, per quale ragione sotto i portici o sotto il Belvedere e non in vista e accessibile?), non vogliamo menzionare la situazione delle strutture cosiddette culturali e artistiche delle quali sono accessibili solo le targhe esterne! In effetti dopo la presa di coscienza di un siffatto prologo, lasciamo intuire al lettore quale e quanto possa essere tutto il resto da lamentare perla povera Arpino e se il coraggioso arpinate di cui sopra sia da prendere sul serio oppure no. E prima di ridargli la parola vogliamo fare una piccola riflessione: ben ammaestrati e educati dal loro beneamato sindaco decennale precedente, parrebbe che l’unico obbietivo degli amministratori sia quello di reperire fondi pubblici, fondi cospicui -sommati tra di loro fanno milioni di euro l’anno- destinati quasi esclusivamente a ‘mettere in sicurezza edifici pubblici’ o a mandare avanti restauri che somigliano alla tela di penelope o ad abbattere scuole costruite pochi anni fa in cemento armato e a rifarle di nuovo -spettacolo invero unico al mondo: nemmeno gli sceicchi avrebbero tale coraggio e risorse- o a comprare panchine pubbliche preelettorali che restano imballate per tempi immemorabili prima dell’uso, a costruire strade ex novo che dopo pochi giorni diventano inservibili e inutilizzabili e tali restano, in uno sperperio di soldi pubblici pauroso ma soprattutto impunito almeno civicamente, riparare le sempre numerose e attuali frane e smottamenti nei luoghi più inimmaginabili, ma non si parla di curare e valorizzare la città e le sue caratteristiche uniche e ancora quasi intatte: si direbbe che la volontà sia sempre e solo la cementificazione selvaggia e scriteriata e allo stesso tempo incoraggiare l’abbandono delle vecchie abitazioni. L’ultima impresa è la realizzazione in atto di una serie di posti macchina a cielo aperto, dopo aver distrutto una serie di olivi e demolito parecchi metri cubi di roccia vergine con una spesa di circa 280.000,00 Euro per ospitare poco più di un decina di macchine a cielo aperto: un’opera che anche in questo caso neppure gli arciricchi satrapi petrolieri avrebbero immaginato di realizzare, senza parlare che siamo all’ingresso di una città come Arpino: 280.000,00 Euro per divertirsi a distruggere olivi secolari e per macinare roccia, allo scopo di far parcheggiare una dozzina di macchine! Follie inaudite, dice qualcuno, ma tutto regolare, anche naturalmente grazie alla opposizione e grazie ai benpensanti arpinati. Senza andare troppo lontano: si faccia una passeggiata a Perugia, a Certaldo, all’Aquila, per osservare in che modo è stato affrontato, in un centro antico, il problema reale del parcheggio per il visitatore o per il viaggiatore ma anche per il cittadino che deve spostarsi, a piedi, da una parte all’altra. Ma ci arrestiamo e ridiamo la parola al coraggioso arpinate che osserva che si spendono da alcuni anni soldi incredibili pubblici per ricoprire di sabbbia o altro, cinquecento metri di strada per poter far correre, in occasione di una sagra paesana, cinque poveri asinelli, nel ludibrio degli spettatori. E se si considerano, continua l’arpinate, le multe pari ‘a esagerate vessazioni’ che fanno i vigili cittadini che non bastano “a pagare l’inarrestabile proliferazione di chi le fa”, le vistose iniziative di vario genere che gli altri centri della provincia organizzano per richiamare forestieri e turisti, la sempre meno acqua nei rubinetti, i sempre meno parcheggi, la mancanza di fruibilità del centro storico perché infestato dal traffico, l’assenza dunque di un qualsiasi richiamo di vivibilità e di cultura, ecco dunque perché quello che una volta era -ben a ragione- il “salotto della Ciociaria” è diventato in verità -e questo va evidenziato: non credo nel compiacimento ma certamente nella indifferenza e inerzia degli arpinati, di tutti i livelli- veramente “la terra degli asini”, che sono i soli per i quali le amministrazioni comunali arpinati, nella gratificazione sempre disponibile della opposizione, parrebbe che trovino compiacimento a investire e a spendere, a vantaggio del pubblico a loro dire. Michele Santulli
lazionauta ringrazia l’autore di questo importante contributo e suggerisce di leggere anche gli altri pregievoli contributi offerti dal Professor Michele Santulli, ai lettori.


27/08/2012 







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