Arriva il Supersindaco
Anche se non è la tornata generale delle elezioni amministrative, quella della prossima primavera rappresenta un buon test elettorale per i piccoli Comuni.E questo non tanto per i risvolti politici che possono provocare queste elezioni perché, si sa, i mini enti non hanno mai avuto un grosso peso elettorale soprattutto nel Lazio, vista la presenza di Roma, ma piuttosto per il possibile debutto del Sindaco tuttofare e della invece certa riduzione di consiglieri e giunte comunali. La legge finanziaria 2010 ha tagliato infatti del venti per cento gli organi di tutti i comuni e province mentre si prevede addirittura la possibilità di eliminare la giunta per gli Enti al di sotto dei tremila abitanti. Tutto ciò da quest’anno, in una tornata che interessa ben 106 comuni laziali su 378, di cui 51 con meno di tremila anime. E così da ora in poi le nuove mini Amministrazioni avranno la possibilità di sopprimere l’organo esecutivo, pur potendo mantenere due “assessori” con delega del Sindaco. Se poi il Sindaco, approfittando di questa possibilità, sarà un nuovo podestà o il primo cittadino che si accolla oneri impropri per snellire le procedure saranno il tempo e i cittadini a stabilirlo. Questa, comunque, è una grossa opportunità di semplificazione dell’attività amministrativa – specialmente per i Comuni privi di segretario – che evita sia il passaggio di atti per lo più ripetitivi tra Giunta e Consiglio Comunale (predisposizione schemi di bilancio, piani tariffari, relazione previsionale e programmatica, programma triennale opere pubbliche, ecc.) sia atti propri della giunta (es. tariffe) che però necessita di opportuni chiarimenti. Personalmente ritengo che, essendo abolita la Giunta municipale ma non le sue competenze, queste ultime si possano esercitare addirittura con un semplice decreto sindacale se non debbano addirittura intendersi abolite per quelle ripetitive. Non sarebbe male, però, che fosse il Ministero dell’Interno a fornire le precisazioni del caso, anche per consentire un’applicazione corretta e univoca della norma in tutto il territorio nazionale. Del resto, la circolare ministeriale sulla riduzione del numero dei consiglieri comunali e degli assessori prevista dalla stessa legge non è arrivata già da qualche mese a tutti i Comuni? Inoltre, perché non estendere in qualche norma in discussione al Parlamento questa possibilità anche alle altre mini Amministrazioni, senza ovviamente detrarre dai trasferimenti erariali gli ipotetici risparmi, filosofia che ufficialmente è stata alla base delle nuove norme, ma che sul fronte dei risparmi veri ha effetti per nulla significativi? Sono infatti così modesti sia i gettoni di presenza che le indennità degli assessori dei piccoli comuni che i risparmi attesi, salvo gli eventuali rimborsi da parte degli Enti ai datori di lavoro privati, sono irrilevanti o nulli giacché in tanti paesi per far quadrare i conti gli amministratori rinunciano anche a questi compensi.
di Clemente Dominici Rappresentante ANPCI per il Lazio dell’Associazione piccoli comuni


17/02/2011 







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