Arsoli
il feudo su consiglio di San Filippo Neri, suo amico e confessore, provvide immediatamente al suo ampliamento, al restauro delle chiese e del paese e alla realizzazione nel 1591 – con il concorso della popolazione - dell’acquedotto di Fonte Petricca. Questo illuminato signore diede al paese nel 1584 uno Statuto compilato dal giureconsulto Luca Peto assistito da un rappresentante eletto democraticamente dalla comunità. Vennero poi momenti tristi per gli arsolani a causa delle scorribande del brigante Marco Sciarra nel 1591 e la terribile peste che nel 1656 quando, in soli tre mesi, ridusse gli abitanti da novecento a centoquarantacinque. I Massimo in quella circostanza adottarono una serie di provvedimenti economici importanti per il ripopolamento ovvero aprirono una concieria per le pelli, una fabbrica di materiali in argilla, una fabbrica di tessuti, un frantoio, una mola per la macinazione dei cereali. Ma anche fu istituito il mercato settimanale del venerdì e, nel castello, una farmacia e un teatro.Un documento datato 1668 reca la prima versione dello stemma del Comune, uno scudo tondo con al centro l’araba fenice sul rogo e la scritta “Comunitas terrae arsolarum” che, viste le alterne vicende di continue disgrazie e rinascite fu poi sostituita con quella ancora attuale Posta fata resurgo. La presenza della Famiglia Massimo, ascesa prima al titolo di marchese e poi a quello di principe, ed il rifiorire del paese, diedero il via ad una serie di visite illustri: Giacomo III d’Inghilterra nel 1773, Papa Gregorio XVI nel 1834, Giuseppe Garibaldi nell’aprile del 1849 e, in tempi più recenti, Luigi Pirandello, Benito Mussolini ed il principe ereditario Umberto di Savoia. Con lo scorrere dei secoli il tessuto urbano si è consolidato, assumendo una certa rilevanza intorno alla rocca e, nonostante il tempo trascorso, ha mantenuto pressochè intatte tutte le sue caratteristiche che gli avvalsero, proprio da parte di Pirandello, l’appellativo di “Piccola Parigi”.
Gli Statuti della Comunità di Arsoli del 1584
Fabrizio Massimo, oltre a tante iniziative intraprese per risollevare il paese, decise di dare alla comunità uno Statuto, o meglio “li Statuti”. L’incarico di redigere il documento venne affidato al valente giureconsulto romano Luca Peto che durante la sua impegnativa e ricca attività, ricoprì importanti cariche amministrative, distinguendosi in campo giuridico dedicandosi per diversi anni alla revisione degli Statuta Urbis. Nel delicato lavoro a Luca Peto gli si affiancò l’arsolano Carlo Belli delegato dalla comunità nell’assemblea tenutasi nel 1579 nella Chiesa di San Lorenzo. Ciò testimonia come il buon feudatario non volle imporre un proprio Statuto com’era di norma all’epoca, ma chiamò il popolo a collaborare alla sua stesura anche se si può supporre che questo sia stato il frutto di una revisione “concordata” delle leggi di derivazione romana o longobarda, già operanti. Da studi, approfondimenti e confronti fatti nella lettura di quest’opera con altre di feudi vicini, è emerso che quello di Arsoli è andato oltre i contenuti tipici degli statuti rurali che si limitavano a normare la vita agraria e il diritto civile, giungendo quindi a regolare tutti gli aspetti della convivenza. Già dalle invocazioni di carattere religioso delle pagine introduttive si evince che questo “codice”, permeato dall’impostazione morale dei problemi giuridici, risente della Controriforma. Lo Statuto fu pubblicato il 28 giugno 1584 con atto del notaio Benedetto De Amicis, naturalmente con il consenso del Signore e dei Massari che lo avevano già sottoscritto l’8 dello stesso mese. Esso si articola in tre Libri, il primo riporta in quarantadue capitoli (articoli) norme di carattere generale, di diritto pubblico, procedura civile e norme sui mestieri, pesi e misure; il secondo titolato “Delli statuti criminali” fissa le norme penali in quarantacinque capitoli; il terzo “Delli danni dati” quelle di polizia amministrativa in ventisette capitoli. Considerando l’epoca si può ben dire che lo Statuto di Arsoli presentava elementi di modernità quali la trattazione dei reati di adulterio e stupro della donna e l’introduzione di pene severissime per i reati più gravi intese come deterrenti. La copia tratta dall’originale nel 1606 a cura di Giovanni Pistoniense è attualmente conservata presso l’Archivio di Stato di Roma.

suore “Figlie della carità di S. Vincenzo“. Nel 1944 in occasione del passaggio della guerra, in questo edificio con gli altri che troviamo sul lato destro della Piazza Valeria, si insediò l’ospedale tedesco. Negli anni 1980 l’edificio fu acquistato da parte del Comune di Arsoli, che solo a metà degli anni 1990 poté intervenire con un opera di restauro e riutilizzazione dell’immobile, grazie ai fondi stanziati dalla Comunità Europea. L’edificio ora ospita al primo piano il Centro di Ricerca e documentazione delle Arti e Tradizioni popolari e in quelli superiori, una struttura ricettiva.- Arte della terra (tra Mestieri scomparsi, Le antiche Confraternite e la Religiosità Popolare);
- Storico-archeologica;
- Costume e
- Economia domestica.
- Vi sono esposte anche alcune opere di artisti arsolani tra cui Alessandro Morani e Francesco Proietti.

X Comunità Montana dell’Aniene
- La tua Agenda da stampare
- Lo statuto del Comune
La mappa dei piccoli comuni in provincia di Roma Clicca qui per vedere Arsoli


02/04/2013 








Nessun commento... Lascia per primo una risposta!