Barbarano Romano
Dal nome latino di persona Barbarius con il suffisso -anus per dire appartenenza mentre “romano” è per quando Viterbo era provincia di Roma
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Tra Storia e Società Comune in pillole
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Barbarano Romano è un bellissimo borgo medievale arroccato su una roccia vulcanica di forma triangolare, circondata da pareti rocciose e da una folta vegetazione che conferisce al comune un’aria di relax. Mentre uno dei tre lati del comune è protetto da possenti mura medievali, i restanti due lati godono della protezione di gole naturali scavate dal torrente Biedano e dal suo affluente. La storia del popolamento di questa zona risale ai tempi proprio antichi visto che tracce consistenti dell’insediamento originario benchè non proprio stanziale, risalgono al periodo Neolitico; segni di una frequentazione più stabile sono da attribuire all’età del Bronzo dove, su alcune parti della roccia vulcanica (ricordiamo qui in particolare: Barbarano, Pontone di Canpecora e San Giuliano), si insediano piccoli villaggi; all’età del Ferro, possiamo far risalire la necropoli di Campo Sant’Antonio. Le tracce più rilevanti sono però da attribuire all’età Etrusca. Infatti, le ampie necropoli (accomunate con il nome di San Giuliano), mostrano le più importanti tipologie architettoniche: dalle tombe a pozzetto e a fossa, ai grandi tumuli, dalle imponenti tombe a dado tipiche delle necropoli rupestri, a quelle a portico.
L’abitato etrusco potremmo collocarlo sul Colle di San Giuliano però, la mancanza di scavi archeologici fa di questa sensazione solo una semplice quanto ipotetica idea. In epoca romana, l’abitato è stato poi annesso ai territori di Roma al fine di riconquistare l’autonomia al crollo dell’Impero ma, le continue incursioni barbariche, sollecitarono l’abbandono della Rocca di San Giuliano, per quella di Barbarano, divenuto ormai luogo più difendibile. Nel centro storico di Barbarano Romano, tipico nella sua struttura ad altri piccoli centri di origine medievale, emergono con forza i colori delle case antiche costruite con blocchi di tufo rossiccio. Nell’antichità Barbarano Romano era chiamato Marturano, finchè Desiderio Re dei Longobardi, lo volle ribattezzare dandogli quindi il nome che conosciamo ora. Il paese nel tempo diviene anche sede vescovile, di ciò abbiamo notizie in merito a diversi vescovi che sono stati appunto definiti: ”marturanenses“. Il nome moderno di Barbarano lo troviamo scritto nei documenti solo a partire dall’anno 1188, quando Papa Celestino III ne fa dono al Comune di Viterbo. Una storia ricca e appassionante che ancora possiamo respirare tra le tipiche viuzze del centro, come inviata i propri lettori a fare lazionauta promettendogli di vedere ancora chiare tracce delle ben tre cinte murarie poste a difesa del maniero, e con le due torri a pianta quadrangolare erette del XIII e XIV secolo. Ricche qui sono anche le chiese come possiamo notare nel centro storico guardando la Chiesa di Sant’Angelo che risale al XIII secolo (dentro il complesso architettonico di questa chiesa, c’è il Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri, con esposti esclusivamente reperti provenienti dalle necropoli etrusche presenti sul territorio comunale) o la Chiesa della Misericordia e la più importante che è la Chiesa di Santa Maria Assunta, queste due ultime sono state edificate nel XVI secolo. Tra il XIII° e il XV° secolo il borgo verrà conteso dalle famiglie dei Farolfo di Viterbo e dai Di Vico di Roma. Nel 1283 Barbarano diventa dipendente dal Senato di Roma insieme ai paesi di Vitorchiano e di Tuscania e ne rimarrà assoggettata fino al 1814, quando per decreto di Papa Pio VII, ne conserva solo il diritto di giurisdizione civile. Nel 1870 Barbarano diviene Comune d’Italia. La parte più antica del paese è detta “castello” ed in origine era difesa da una potente cinte muraria, in parte visibile poichè forma la fondazione per il Palazzo Comunale (un tempo Palazzo dei Priori) del XII secolo, sovrastata da un’alta torre pentagonale detta di Desiderio, il Re longobardo, crollata al suolo nell’ottobre 1930.Il territorio comunale è in gran parte occupato dal Parco Regionale Marturanum (ricco di cinghiali, volpi, tassi, donnole, ricci, istrici, rapaci notturni ma anche insetti come la libellula, è gestito dal Comune e può essere visitato su prenotazione. Infotel: 0761 – 414601 ) ed è una delle aree protette del Sistema Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali.
Tra le righe
Il Parco Suburbano Marturano è ricco di un insieme di esclusive particolarità, che lo rendono meta privilegiata per un turismo di tipo naturalistico. Qui troviamo tante risorse naturali ed archeologiche: la pittoresca necropoli rupestre di San Giuliano che proprio nel Parco dove è ottima l’esposizione climatica anche a causa delle diverse quote altimetriche del territorio: infatti, qui andiamo da un clima oceanico dei 900 metri s.l.m., a quello mediterraneo che troviamo a 600 metri. La ricchezza della vegetazione, è motivo di orgoglio per tutti i cittadini di Barbarano.
La Necropoli di San Giuliano, si trova a circa due chilometri dal centro abitato; qui si possono vedere numerose tombe di epoche e forme diverse, oltre a reperti che vanno dal VI al V secolo a.C.. Particolarmente interessanti sono le cosiddette “tombe a portico“, che si possono vedere esclusivemente dentro la necropoli di San Giuliano; infatti in nessun’altra area del viterbese, sono presenti reperti simili.
Nel Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri, troviamo tanti reperti risalenti a varie epoche, dal Villanoviano al III secolo a.C.; qui sono conservati molto bene due sarcofagi in nenfro del IV – III secolo a.C.; alcune urne cinerarie del IX – VII secolo a.C.; vasi in bronzo e vasi falisci del IV secolo a.C.; ceramiche attiche a figure rosse e vasi greci a figure nere, del V secolo a.C.; un leone in peperino e un cippo a forma di obelisco risalenti al IV secolo a.C. Il Museo è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,00.
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Demografia
Da ben trenta anni, questo bellissimo borgo medievale con le strade che ricordano le lische dei pesci - non possiamo fare a meno di dirlo – sorprende! Sembra quasi un “paese-calamita” dove ad ogni decennio – contrariamente a quanto accade in tutta la nostra Penisola - l’anagrafe si riempie di “clienti” a ondate di 100 cittadini alla volta. Tutto è iniziato nel lontano 1981 – sembrerebbe raccontare questa che una favola proprio non è – quando il paese al censimento decennale dell’Istat si è ritrovato più povero, con quasi 80 residenti in meno; da lì è iniziata con una ricetta che possiamo solo immaginare, la scalata alla conquista di nuovi cittadini che anno dopo anno rende ottimi risultati. Non sappiamo proprio con precisione quali ingredienti la collettività amministratori locali compresi, hanno impiegato ma di sicuro dal sapore di questa operazione ci sembra di riconoscere tanta ospitalità, gentilezza, affabilità, amore per le belle maniere, rispetto per le tradizioni ma anche – dimenticavamo – una buona e sana cucina. Allora perchè non farci una visita?
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08/04/2013 












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