Borgo Velino

La prima parte del nome deriva dal latino “burgus”, la specifica Velino è dovuta al fiume Velino che scorre lì vicino

Tra Storia e Società                                                      Comune in pillole

Araldo municipale

Borgo Velino è un graziosissimo paese medievale situato nella piccola pianura che si trova tra Castel Sant’Angelo e  Antrodoco, definito il suo antagonista o l’eterno rivale. Alla sinistra del Velino nel tratto di territorio in gran parte montuoso, troviamo una intensa coltivazione di granaglie, castagne e uva (dalla quale si ricava un buon vino), grazie alla feritilà del terreno collinare (460 metri s.l.m.), dove anche i bovini beneficiano del luogo con lunghi e frequenti pascoli. Secondo una tradizione ormai consolidata, Borgo Velino (fino al secolo scorso chiamato Borghetto), è stato fondato nel corso del XIV secolo dagli abitanti del castello di Forca Pretula, (località ai piedi del Monte Nuria) dopo che il loro abitato era stato distrutto dagli abitanti di Cittaducale, stanchi dei continui soprusi ai quali i primi sottoponevano le popolazioni dei villaggi del contado. Ancora oggi è possibile ammirare le antiche fondamenta del castello che, con Cittareale difendeva l’antico percorso montano della salaria. Ma questa è una interpretazione della storia e non l’unica perchè la storia di Borgo Velino nella sua ardua diversità, si dipana nella cittadina tra l’orgoglio dei residenti e la curiosità dei turisti. Incuriosisce davvero vedere nella piazza centrale (dove troviamo edifici di una certa importanza risalenti al XV e XVI secolo), una torre costruita di recente, con la porta di accesso all’abitato e la casa del tanto discusso e diversamente interpretato Brigante Giulio Pezzola (tra le curiosità legate a questo controverso personaggio ricordiamo che fu proprio lui ad importare da Napoli il gioco di carte “Tres Sitis” oggi Tressette, appena strutturato e codificato a Napoli da tal Chitarrella, dipendente dalla Corte Borbonica). Qui nel cuore del paese vediamo anche l’importantea chiesa parrocchiale di San Matteo,   consacrata dal vescovo di Rieti nel 1787, con una pianta centrale animata da cappella radiale decorata con pregevoli stucchi; non meno importante è la costruzione che sorge poco fuori dall’abitato (sulla riva sinistra del fiume Velino), databile al secolo XII ma con evidenti elementi ornamentali che risalgono al VII e VIII secolo: si tratta di frammenti scultorei murati in facciata tra i quali una lastra con dedica alle ninfe di Diana, stiamo parlando della chiesa dei Santissimi Dionigi, Rustico ed Eleuterio, chiesa detta anche di Sant’Antonio sorta – probabilmente – sui resti di un antico tempio dedicato alla dea della caccia. Cesare Verani storico e professore di storia dell’arte (importante riflessione del Professore Cesare Verani), probabilmente anche il più importante storico dell’arte reatina, , attribuisce l’opera a Dionisio Cappelli di Amatrice, e la fa risalire agli anni 1511-22, confutando le ipotesi della Mortari che afferma che gli affreschi sono tutti opere di pittori viterbesi. La più antica notizia che riguarda i suoi arcipreti è del 1380, quando D. Giovanni di Cecco Stornuglie compare in un rogito notarile come teste. Ma la nostra passeggiata virtuale prosegue fino ad intravvedere Via degli otto cantoni, con le sue due strade parallele è caratterizzato da una forte presenza di case ma qui troviamo anche cinta murarie ad angoli arrotondati e una grande porta turrita sull’asse centrale che apre in direzione di Rieti, evocandoil tipico quanto più ricorrente stile urbanistico angioino. La storia del mondo contadino nel territorio di Borgo Velino, come del resto in quello di tutta valle, fu caratterizzata da un progressivo abbandono delle campagne, da sostanziali trasformazioni sociali  e da una costante riduzione del terreno coltivabile, spesso di buona qualità, dovuto all’ampliamento edilizio e alle sempre più potenziate vie di comunicazione.  Così, vista la crescente estensione del paese, Borgo Velino cominciò a contendersi i territori con Antrodoco e Micigliano. Con l’Unità d’Italia nel 1865, assume l’attuale nome di Borgo Velino, diventando quindi autonoma, mentre durante il Ventennio fascita, passa sotto il Comune di Antrodoco, per ritornare Comune autonomo, su petizione popolare solo nel 1960.

Ex araldo

Borgo Velino tra le righe

Le suggestioni continuano fino a pensare di effettuare delle escursioni anche nel convento di San Francesco, un complesso del 1400 circa, che sorge vicino ad un antico ninfeo di epoca romana, formato da un muro in laterizio su cui si aprono tre nicchie, ma ormai in via di ristrutturazione; recenti studi hanno dimostrato che questo muro era la parte finale di una grande villa romana. L’attività industriale di Borgo Velino (nonostante ormai i suoi pochi abitanti) è una realtà che ormai diversi anni desta qualche seria preoccupazione. Qui i famosi “Marroni antrodocani” hanno favorito la nascita di una Cooperativa che li esporta ovunque nel mondo; anche l’industria del legno è ben avviata, soprattutto nella produzione di mobili tant’è che qui troviamo diverse falegnamerie che garantiscono otiima fattura del legno e numerosi posti di lavoro; anche l’agricoltura è florida come pure l’ industria di ceramica che occupa un ottimo posto nella compagine di settore anche a livelllo regionale.

Collerinaldo (in dialetto “lu Cornallu”) è l’unica frazione, praticamente un piccolo centro abitato ai piedi del Monte Nuria, con una caratteristica conformazione dell’abitato, che troviamo arroccato sul colle che domina la vallata. Da qui si possono fare delle bellissime escursioni fino al Monte Nuria a 1888 metri s.l.m., in cima al quale è possibile trovare due rifugi caratteristici e una  postazione di tiro al volo. La parrocchia di Colle Rinaldo venne eretta nel 1513, l’anno in cui Borgo Velino ottenne – dal Vescovo di Città Ducale – il privilegio di potersi scegliere un suo parroco; però, per l’utilità che la popolazione beneficiava, si dovette impegnare a pagare la congrua somma di 48 coppe di grano e 12 barili di mosto l’anno ma anche provvedere al mantenimento degli edifici sacri. Però, a causa dell’emigrazione e dell’estinzione di alcune famiglie, la popolazione si dimezzò e di conseguenza con essa si dimezzò anche il congruo compenso per il parroco Don Domenico Colasazza che, per questo motivo, nel settembre 1740, rinunciò alla cura dopo il rifiuto della popolazione locale di subentrare al pagamento di quella parte dovutagli dalle famiglie estinte ed emigrate. Al posto del rinunciatario il Vescovo nominò in qualità di economo Don Andrea Berardi di Colle Rinaldo. 

Demografia

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Ottanta! E’ questo il numero magico che indica un consistente incremento di residenti per Borgo Velino, nei primi anni del nuovo millennio! Il dato di stock (ovvero la differenza che deriva tra nuovi nati e nuovi residenti, contro i decessi e chi ha lasciato il comune per trasferirsi altrove, naturalmente sul saldo precedente), è promettente e per due motivi, primo qui nel 2008 sono stati superati i mille abitanti di due unità (erano quasi 80 anni che a Borgo Velino c’erano meno di 1000 abitanti), e poi – come dicevamo – per gli 80 nuovi residenti. Il merito di ciò è sicuramente riconducibile alla popolazione residente che ha e dimostra uno spiccato senso dell’ospitalità, e poi dalla macchina amministrativa che – probabilmente – funziona facendo girare bene tutte le rotelline che la compongono. segnali questi importanti anche per la conservazione nel tempo delle tradizioni popolari che qui sono molto presenti e sentite anche con una particolare sensibilità.

Gastronomia:  la “Pizza per terra” nella tradizione locale, si cucina nel periodo pasquale.

Ingredienti: ½ etto di anice; ½ chilogrammo di pasta (lievitata per almeno due ore); 6 uova; 1 tazzina da caffé d’olio extravergine; sale fino a piacere o, in alternativa, un po’ di zucchero se piace dolce. Amalgamare energicamente tutti gli ingredienti e lasciarli cuocere in forno preriscaldato per circa 45 minuti.

Borgo Velino fa parte della
IV Comunità Montana del Velino

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