Casape
Il nome potrebbe derivare da “casa d’api” per lo stemma dei Barberini ex proprietari del feudo; o dal nome germanico di persona Has (a)perht; o dal composto latino casa Petri, casa di Pietro
Tra Storia e Società Comune in pillole
In epoca romana lungo la via che univa Villa Adriana alla villa di Cesare, si costituirono vari insediamenti e tra questi vicino alla villa del generale Domizio Corbulone, cugino di Nerone, il piccolo centro agricolo di Casa Corbuli. Il castello risale alla prima fase dell’ incastellamento nel Lazio (nel X secolo). Salvo il periodo in cui fu conteso tra le nobili famiglie Orsini e Colonna, rimase di proprietà del monastero romano di San Gregorio al Clivo di Scauro fino al 1527, quando fu ceduto al nobile Vincenzo Leonini. Successivi passaggi consegnarono il feudo ai Barberini nel 1632 e da questi a Pio di Savoia nel 1655. In questo ultimo periodo si afferma il nome Casape, attribuito da taluni allo stemma barberiniano raffigurante tre api (Casa Api) e da altri alla famiglia Pio (Casa Pio). Dopo varie vicende, il feudo passò ai Brancaccio che ne mantennero la proprietà fino al 1817, anno di cessazione dei diritti feudali
Il paese si arrocca compatto a spina di pesce sed è dominato dalla maestosità del Palazzo Baronale del X secolo, con la tipologia tipica del castello medievale nato quindi come torre di difesa e di guardia, trasformato poi in castello fortificato e poi ancora in palazzo con una chiesa. Oggi è un palazzo condominiale, senza un’ unica destinazione d’uso e con gli spazi principali ancora identificabili: qui troviamo l’ appartamento residenziale al primo piano e l’ antica chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo che ben conserva alcuni affreschi databili tra il XV e il XVII secolo, ora però adibita a magazzino. Dagli inizi del Settecento e per oltre due secoli, il paese è rimasto senza il parroco per l’ estrema povertà degli abitanti che causò la piena decadenza della chiesa.
Dopo il 1950, all’ ingresso del paese, fu costruita l’ attuale chiesa di San Pietro in cui si conservano tele e arredi sacri provenienti dalla precedente. Fra questi spiccano due opere d’arte religiosa molto care ai casapesi, entrambe dipinte a tempera su tela applicata ad una tavola lignea: il prezioso “Crocifisso” o “Croce di Casape“, forse il più antico prodotto della sculoa romana del XII o XIII secolo ancora esistente e la tavola raffigurante il: “Cristo benedicente” della metà del XII secolo, alla quale il restauro del 1967 ha restituito una nuova luce.
Demografia
E’ stato a metà degli anni del secolo scorso (precisamente nel 1951) che Casape ha raggiunto il massimo della sua espansione demografica, quando all’anagrafe contava quasi 1.300 abitanti, diventati quasi la metà all’inizio di questo millennio! Le migrazioni-emigrazioni dell’anagrafe dipendono da motivi diversi ma, sicuramente per l’abbandono del paese, il lavoro come causa di mobilità è tra i motivi più importanti. Infatti a Casape coincide con la ricostruzione dell’Italia ed in particolare con l’industralizzazione spinta, l’esodo da questo nostro comune che però in questi ultimi anni sta recuperando nuova cittadinanza che arricchisce la società locale, favorendo la conservazione delle tradizioni più genuine e nobili che qui ancora riusciamo a trovare e senza alcuna difficoltà!
Per vivere appieno nella tradizione locale, lazionauta vi suggerisce di visitare Casape in particolare:
- il venerdì santo e la domenica di Pasqua;
- durante il Corpus Domini, quando viene allestita la particolare quanto suggestiva infiorata
- il 14 agosto quando viene celebrata la solenne inchinata e il
- 18 di agosto per la festa di San Pietro.
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Roma



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