Casaprota
In passato era “Casa Perotis” per l’unione di casa e forse di una persona di nome Pietro
Tra Storia e Società Comune in pillole
La storia del grazioso paese che oggi conosciamo come Casaprota, è simile a quella di moltissimi altri centri della Sabina, essendo quindi strettamente legata alla storia dell’impero romano; basti ricordare che Numa Pompilio e Anco Marzio erano originari di queste parti. Con la fine dell’impero romano e il successivo dominio da parte dei Longobardi, Casaprota venne annessa al Ducato di Spoleto entrando a far parte dell’impero romano d’occidente.
Nel 776 appare infatti per la prima volta con il nome di “Casa Perotae” tra le proprietà di Ildebrando Duca di Spoleto. A lungo si è dibattuto sull’origine del nome, secondo alcuni potrebbe derivare dal nome della famiglia dei Proti, che avrebbero fondato nella zona un castello, successivamente distrutto dai Saraceni, o da un tale chiamato Perota, che fu uno uno dei prima abitanti ad insediarsi nell’area. Molti storici concordano nel dire che l’origine dell’abitato risale al X secolo quando il fundus Casaprotae apparteneva all’Abbazia di Farfa (monastero della congregazione benedettina cassinese, prende il nome dall’omonimo fiume Farfarus di Ovidio che scorre poco lontano e che ha dato il nome anche al borgo vicino all’abbazia). Sembra verosimile che tra l’ XI e il XII secolo è appartenuto alla nobile famiglia De Romania, la più potente famiglia della Sabina del tempo. La storia di quel tormentato periodo mette in luce attraverso alcuni documenti l’aspro scontro avvenuto per il possesso della Chiesa di Sant’Angelo tra i De Romania e la consorteria dei Camponeschi, anche questa importante nobile famiglia, che possedeva molti castelli eretti tra le ferili terre della sabina. Casaprota verso la fine del XIII secolo, passò come dominio della famiglia Brancaleoni, ramo dei De Romania, che infine la vendettero agli Orsini nel 1476. Nel 1604 pervenne ai Gentili.
Va anche ricordato che a Casaprota che Lazionauta vi invita a visitare, tra l’VIII e il X secolo è stata oggetto di una forte trasformazione da parte dell’uomo, che iniziò a coltivare la terra ed ad impiantare in particolare numerosi boschi di castagni, che non hanno perso nei secoli di importanza tant’è che anche l’attuale sistema produttivo è strettamente legato alla produzione agricola, basti pensare ai numerosi uliveti e ai castagneti sparsi nelle colline che sovrastano il centro abitato.
Casaprota tra le righe
Ricordiamo qui che le prime tracce di questo territorio sono di epoca romana come lo ”testimoniano” i numerosi reperti delle ville rustiche e le numerose iscrizioni trovate in loco. Non potrebbe essere altrimenti ricordando il leggendario “Ratto delle Sabine“, racconto attraverso il quale la Sabina entra nella storia di Roma con i suoi re Numa Pompilio e Anco Marzio che erano sabini con Tito Tazio, che regnò per primo assieme a Romolo. La storia della sabina si mescola a quella romana fino alla venuta dei longobardi, che separano i destini del Ducato di Spoleto da Roma, rimasta all’impero d’oriente. Dopo questa doverosa premessa, diciamo che entrando nel paese attraverso la porta rinascimentale coperta da una volta a botte, si inizia a respirare l’aria suggestiva che trasforma la nostra passeggiata in un viaggio verso un’altra epoca. Infatti da qui si può raggiunge l’antico palazzo signorile Filippi, che fu l’ultima famiglia che ebbe la proprietà del feudo mentre in epoche precedenti appartenne ai Gentili, e ai Vincenti Mareri, che lo usavano come residenza estiva. Il palazzo ha una facciata dalle forme molto semplici, con finestre cinquecentesche e domina il complesso un’alta torre circolare. Sono due le chiese di valore che troviamo nel centro storico del nostro comune: edificata nella prima metà del XIV secolo è la Chiesa di San Michele Arcangelo, che è stata decorata con affreschi di scuola romana; poi nei pressi del cimitero abbiamo la Chiesa cinquecentesca di Santa Maria delle Grazie dove è conservata un miracolosa immagine della Madonna.
Un’attenzione particolare merita la visita alla frazione di Collelungo: attraversandola notiamo subito la caratteristica struttura urbana dei centri medievali, con le strette e tortuose stradine ed i torrioni della cinta muraria trasformati in abitazioni.
Demografia
Dopo un calo vertiginoso degli abitanti avvenuto tra gli anni 1951 e 1971 quando Casaprota ha perso circa quattrocento abitanti, ora questo nostro comune sembra aver trovato un proprio equilibrio. Infatti - risale al censimento decennale che ci propone l’Istat – nel 1981 vediamo che l’anagrafe ha 785 abitanti che nei anni successivi rimangono sempre quasi gli stessi dal punto di vista numerico, con una crescita demografica molto vicina allo zero. Il dato è più o meno simile a quello che ci riconduce al livello nazionale e tiene conto dei vecchi residenti calcolati ad una certa data, ai quali aggiunge i nuovi nati e i nuovi residenti provenienti da altri comuni e toglie invece i deceduti e chi si è trasferito altrove. Quello che rimane da questa somma algebrica è il “dato di stock”, ovvero un fotogramma di un filmino intero che però ci mostra come è la nostra società in un dato momento. Per Casaprota la speranza è dei “pochi ma buoni”, ovvero pochi ma assolutamente in grado di conservare le migliori tradizioni popolari senza perdere proprio nulla.
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti





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