Cervara di Roma
Il nome potrebbe derivare dal latino “cervus” e, con l’aggiunta del suffisso collettivo “ara”, si attribuisce il senso di luogo ovvero “dove sono presenti i cervi”
Tra Storia e Società Comune in pillole
La nascita di Cervara risale al IX secolo ed è documentata da un atto di donazione di alcune terre del Duca e Console Cesario al Monastero di Santa Scolastica a Subiaco; in questo atto per la prima volta è menzionato il Monsignor Cervaria, nome dovuto ai cervi che pascolavano in zona. Fra il 1115 e il 1121 i benedettini, per difendere il feudo e la valle dalle incursioni saracene, vi costruirono una rocca. Questa, per la sua inespugnabilità, fu scelta come fortezza da Pelagio, monaco scismatico che si proclamò abate dopo aver assaltato Santa Scolastica e fatto prigionieri vari monaci e che resistette per tre anni agli attacchi dell’esercito pontificio. Nel 1334 i nobili Monaldeschi vi edificarono un Castello, ricostruito nel 1513 da Pompeo Colonna, abate di Subiaco e vescovo di Rieti. Nei secoli successivi, la fortezza perse d’importanza e a Cervara ci fu un lungo periodo di decadenza. Dai primi anni dell’800, Cervara di Roma è diventata meta di artisti italiani e stranieri.
Cervara di Roma nel 1753 per volere di Papa Benedetto XIV, passò alla Congregazione del Buon Governo e, con l’Unità d’Italia, divenne
comune autonomo.
In particolare negli anni 1980 il maestro Vincenzo Bianchi, titolare della cattedra di scultura dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze, ha arricchito Cervara di bassorilievi e murales raffiguranti simboli di pace e fratellanza ; nello steso periodo quindi f celebre anche per i bei costumi femminili e per le feste che ramavano organizzare gli artisti romani e stranieri dell’Ottocento, infatti Cervara di Roma fu scelta come luogo di villeggiatura e luogo ideale da molti artisti per gli stupendi paesaggi, il fascino delle donne, i costumi ma anche per le tradizioni locali al punto che alcuni di questi lasciarono traccia del loro passaggio realizzando ovunque vere e proprie opere d’arte come sculture, affreschi, murale e poesie scritte sulle mura di vecchie abitazioni e piazze.
Museo della Montagna: Transumanti, Artisti e “Pitturi” – Cervara di Roma
Cervara di Roma in passato segnava sia il rapporto stretto che legava chi partiva (i pastori transumanti in campagna romana lontani dal paese per nove mesi l’anno), ma anche chi arrivava come gli artisti ma anche chi restava (contadini ed allevatori locali e le donne, importantissime nell’economia locale). Il nome del museo acquista un’ulteriore importanza per la “Montagna scolpita“: a partire dagli inizi degli anni ottanta dallo scultore Bianchi e dai suoi allievi che rinverdiscono la tradizione dei “pitturi“, artisti che frequentano il centro nel corso del XIX e XX secolo, ritraendo il paese e le sue donne abbigliate nei ricchissimi costumi, illustrati attraverso riproduzioni tratte da una importante collezione privata.
Il museo, situato sotto i locali della Collegiata restaurata nel XV in e nel XIX secolo, s’articola attorno a due stanze principali: “la stalletta dell’arciprete“, dove è stata ricostruita la sezione della pastorizia con i cartoni di Giuseppe Ciotti, pittore di Villa Strohl-Fern, che frequenta il paese a partire dagli anni trenta del XX secolo e la “stanza dei graffiti” con le “corrisposte” in natura versate dai cervaroli dalla fine del XVIII secolo per l’affitto dei terreni della “curia” in cui è stata ricostruita la sezione dell’agricoltura, attività in gran parte femminile, e la sezione dell’oreficeria. La collezione museale si è costituita attraverso tre nuclei: ì ricchissimi paramenti, i reliquiari ed il quadro bifacciale del Salvatore provenienti dalla Collegiata, i paramenti, i messali, gli oggetti e, soprattutto, la statua della Madonna della Visitazione ed il tesoretto votivo, donati dalla Confraternita della Madonna della Portella, gli oggetti ed i costumi del XIX – XX secolo offerti dalla popolazione cervarola. Il piccolo museo che si sviluppa su due piani, si articola nelle principali sezioni dedicate alla pastorizia, ai grandi cicli cerimoniali, all’attività femminile, ai costumi locali, con relativa oreficeria, “topoi” del bel costume italiano, all’agricoltura, all’artigianato, alla religiosità, a Munistrigliu, località che ospitava sia il santuario rurale della Madonna della Portella che la fonte e il lavatolo, importantissimo punto di ritrovo delle donne del paese, ritratto dai “pitturi” del XIX-XX secolo. Il Museo offre anche un apparato didattico di schede in italiano, inglese e in Braille, una piccola biblioteca di storia locale specializzata anche in attività didattiche, con videoteca, nastroteca e archivio della Confraternita della Madonna della Portella. Su richiesta di gruppi e scuole vengono fornite visite guidate da personale specializzato, mentre è previsto un supporto didattico in linguaggio dei segni e la creazione di un ipertesto e di un’audio guida per i visitatori. Sezione distaccata della struttura museale è “Il nuovo Icaro” dedicata all’arte moderna e contemporanea. Infotel: 0774 – 828275Demografia
Sono ormai trascorsi circa quaranta anni da quando in questo nostro grazioso comune, è stata abbandonata la soglia dei cinquecento abitanti per fluttuare tra le ultime decine dei quattrocento residenti. Una piccola oscillazione tra le decine e basta, segno questo quasi di un equilibrio raggiunto in uno stato di benesse interno che comunque garantisce la conservazione e la divulgazione delle migliori tradizioni acquisite nei secoli. Le feste sono celebrate all’insegna della grande partecipazione cittadina e di tanti altri cittadini che comunque si trsferiscono anche da Roma (con comodi collegamenti di autobus pubblici, in servizio anche la domenica), per beneficiare dell’aria buona che non è solo quella ambientale ma anche l’aria sociale fatta dai concittadini gentili e disponibili a condividere chiacchere e parole con tutti in un clima di grande ospitalità. lazionauta anche per questo invita i propri lettori a visitare Cervara di Roma e, per goderla al massimo delle possibilità, suggeriamo di non andare durante il weekend ma durante un qualsiasi giorno della settimana. Si accettano poi commenti!
La gastronomia da non perdere, lazionauta consiglia: la salsiccia di suino – prodotto agroalimentare tradizionale.
La salsiccia di fegato di suino è un salume tradizionale ottenuto dalla lavorazione del fegato (per una quantità mai sopra il 50%), delle frattaglie e delle rifilature di carni magre come la testa, le guance e la pancetta. La materia prima deriva da suini nazionali alimentati a secco macellati a 120-150 Kg. La salsiccia insaccata in budello naturale, viene insaporita con il sale per 12-24 ore a temperatura ambiente o in cella frigo e aromatizzato con alcune spezie: aglio, pepe, arancia, pepe, peperoncino (per la versione piccante) ecc. Questo prodotto può essere consumato fresco o asciugato / stagionato per periodi variabili: da 2 giorni fino ad un massimo di 30 giorni. La forma è cilindrica o ad ferro di cavallo per un peso che varia da 70 a 150 grammi, mentre il colore dell’impasto è rosso cupo e il sapore è decisamente molto particolare e dolciastro, comunque da non perdere!
Cervara di Roma fa parte della X Comunità Montana dell’AnieneSituata nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, Cervara di Roma si trova a 1.053 metri sul livello del mare e, dopo Guadagnolo, è il paese più alto della provincia di Roma.
Le escursioni che qui si possono fare sono di notevole pregio paesaggistico, Lazionauta consiglia:
- Cervara – Prataglia – Cervara . percorso poco impegnativo ad anello per le medie stagioni e d’inverno, permette di visitare l’area archeologica della Prugna, antico borgo distrutto oltre cinque secoli fa.
- Cervara – Monte Castell’Amato – Campaegli: breve percorso per andare a Campaegli da dove si può riprendere il sentiero 651 per rientrare a Cervara.
- Campaegli – Valle della Lepre – Vallone – Tre Confini – Campaegli: sentiero ad anello, con partenza dal parcheggio di Campaegli vicino all’abbeveratoio; è un suggestivo giro in parte nel bosco intorno a Monte Pelato, su percorso comodo, percorribile anche in mountain bike, a cavallo e, d’inverno anche con gli sci da escursionismo.
Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini: si estende per circa 30 mila ettari fra la Valle dell’Aniene, quella del Sacco, il confine abruzzese con i monti Simbruini d’Abruzzo, i monti Carseolani ed i monti Ernici; è un’area protetta degli Appennini ricca di faggete e ampi pianori carsici, con acque sorgive e vette che raggiungono i 2000 metri con alcuni piccoli centri abitati, tutti ricchi di testimonianze storico-artistiche.
Infotel: 0774 – 827219 / 21 – e-mail: monti.simbruini@simbruini.it
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