Cittareale
Fondata per volontà di Carlo I d’Angiò con il nome di civita-reale da cui deriva quello attualmente attribuitole
Tra Storia e Societàvvvvvvvvvvvvvvvvvvv Comune in pillole
La nascita della graziosa Città Reale è proprio controversa inquanto c’è chi ritiene che sia stata fondata da re Manfredi di Svevia nel 1261 sulle rovine della mitica Apolline (tesi sostenuta da Di Cesare nel 1837) mentre già nel 1650 l’arciprete Raimo Ferrocci elaborò una relazione storica di Città Reale, sostenendo che a fondarla fosse stato Roberto d’Angiò dalla fusione di più nuclei abitati, contestualmente abbandonati dove, il principale dei quali era Falacrine. Dello stesso avviso era anche l’autorevole Antinori nei suoi appunti della fine del XVIII secolo quando scriveva che: “nel 1329 tal Giovanni di Bernardino, notaio, poneva la sua residenza a Falacrine, segno evidente della non esistenza di Cività Reale che, come vedremo,venne fondata proprio quello stesso anno, o era in corso di edificazione, tanto da individuare come luogo di propria rogazione ancora Falacrine che scomparirà con la nascita del nuovo centro”. La suggestiva intuizione di Di Cesare, piuttosto che su fonti certe, sembra voler enfatizzare l’opera di re Manfredi, ascrivendogli anche opere che in realtà appartengono ad altre epoche.
Cittareale esisteva però di certo nel 1360, quando la città veniva tassata per le decime papali da Rieti in quanto parte della diocesi; impossibile avere dubbi sulla fondazione di Cittareale che può essere individuata proprio nel 1329 per opera di Roberto D’Angiò all’interno di una vasta operazione strategica intesa a rafforzare uno dei più nevralgici punti di confine verso Cascia e Norcia, caratterizzate in questo periodo da evidenti mire espansionistiche. L’esenzione fiscale per un quindicennio a partire da questo anno fatta proprio per stimolare la concentrazione di popolazione nel nuovo centro, attesta evidentemente tale ipotesi. Quindi la storiografia su Cittareale segue due diversi percorsi, il primo dei quali muove dall’ipotesi, tutt’altro che suffragata documentariamente, del Di Cesare che la vorrebbe fondata nel 1261, e su tale scia si sono susseguiti numerosi scritti senza alcuna reale verifica in proposito. Sull’altro fronte c’è l’ipotesi del 1329, suffragata, non solo da documentazione certa, ma anche dalle precedenti intuizioni settecentesche dell’Antinori e, addirittura seicentesche, di Raimo Ferrocci. Tre anni dopo la sua fondazione, nel 1332, Roberto d’Angiò che al tempo si trovava a Castellammare, assunse precise decisioni riguardo all’assetto del territorio della nuova città. Lo riporta chiaramente l’Antinori che scrive: “Dal Re del agosto 1332 da Castel amare dove stava dal Giugno si providde per lo buono stato del territorio di Città Reale, inculcata la difesa ai capitani dell’Aquila , e della montagna d’Abruzzo, e agli ufficiali e Università delle terre convicine , a tenore di quanto gli era stato rappresentato, che gli uomini delle valli di Radeto, di Falagrina, e della terra Camponesta, o sia Camponesca, dai quali era stata costrutta essa Città Reale, venivano speso molestati da invasioni, e da scorrerie. Da quei luoghi da quali s’era formata. La nuova comuinità si denominavano alcune delle famiglie…” L’Antinori prosegue sostenendo ancora che con grande probabilità il nucleo di origine della fondazione doveva essere stato Falacrina: “Ed era la valle falacrina probabilmente quella in cui l’antico vico di Falacrina era decaduto, e ridotto a segno di non essere restata in piedi che la Chiesa di San Silvestro, che arcipretale era, e che serba ancora il sigillo fatto in questo, o nel precedente secolo coll’impronta della Santissima Vergine nell’alto, e nel basso dell’Arciprete in atto d’orare, e coll’epigrafe intorno: Sigillo dell’Arciprete di San Silvestro di Falagrina. Combina un indice antico delle parrocchie della diocesi Reatina serbato in archivio della cattedrale in cui è notata fra le altre quella di San Silvestro di Falacrino“. Di fatto nella seconda metà del trecento Cittareale doveva essere già largamente strutturata. In un atto notarile del 1375 si legge che tal Nicola di Allone decise per alcuni lasciti, si fa chiaro riferimento delle chiese di Sant’Antonio, San Pietro e Santo Spirito di Civita Reale. Nel 1396 fu costruita la chiesa di Santa Maria Assunta, detta Santa Maria in Piazza. Nel 1383 il Re Luigi d’Angio iscrisse nel suo testamento una messa perpetua per se stesso e sua moglie da celebrarsi appunto nella chiesa parrocchiale di Cittareale , erroneamente chiamandola Cattedrale, o più semplicemente per un refuso del notaio di corte.
Tra le righe
Sorge in una valle presso l’antico Vicus Phalacrinae, il villaggio in cui nell’anno 9 d.C. nacque l’imperatore romano Tito Flavio Vespasiano ma anche Tito e Domiziano i suoi due figli, anch’essi imperatori; recenti scavi archeologici hanno fatto emergere diversi reperti del periodo romano. Nella frazione di Vetozza troviamo la Chiesa di San Pietro costruita su un tempio di epoca romana dedicato alla dea Vacunea. In epoca medievale, questa chiesa ospitò una comunità monastica alle dipendenze della potente Abbazia di Farfa. Ricostruita nel XV secolo, vi si conserva un importante trittico datato 1596. Da visitare è anche la Rocca medievale fatta edificare probabilmente dal re Carlo d’Angiò nel XIV secolo. Cittareale è anche caratterizzato dalle sorgenti del fiume Velino, che genera le Cascate delle Marmore, le più importanti cascate italiane; dal punto di vista sportivo ricordiamo il polo sciistico della frazione di Selvarotonda che è secondo nell’Alto Lazio, solo al Terminillo. Indine diciamo che Cittareale fino al1927 faceva parte della provincia abruzzese dell’Aquila.
Non perdiamo di vista: “Alta quota – Laboratorio Sperimentale di Produzione di Birra Artigianale“, una iniziativa di grande respiro che merita proprio molta attenzione!
La storia di Vetozza è legata profondamente alla piccola chiesa di San Pietro che sorge sul colle omonimo a ridosso del paese. Su questo sito già in età Romana esisteva un piccolo santuario forse dedicato alla dea Vacunea. Durante il Medio Evo divenne chiesa cristiana con piccolo convento annesso, sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Farfa. La chiesa è a pianta rettangolare, orientata sull’asse Est-Ovest, si trova in buono stato di conservazione, vista anche la cura che gli dedicano i “Vetozzari”. La parete dell’altare è completamente affrescata, al centro in una edicola, si trova La Crocifissione con S. Anna e S. Pietro, ai lati S. Liberatore e S. Antonio di Bienna, entrambi datati “1596″. L’artista che ha dipinto il trittico è legato alla tradizione Bizantina, penso che abbia operato anche nel convento di S.Rita a Cascia, perchè in una sala al piano terra ho trovato le stesse identiche figure
L’affresco della Crocifissione è mancante della parte superiore, ma i colori sono molto più vividi rispetto ai Santi laterali, questo perchè è stato coperto per più di 300 anni da un altro affresco ed è venuto alla luce soltanto venti anni orsono durante un restauro. L’affresco staccato, datato 1663, è stato sistemato sulla parete sinistra della chiesa. Quest’ultimo è di fattura notevolmente inferiore agli altri, l’artista ha cercato di copiare l’opera, danneggiata forse da un terremoto, ma non ha saputo dargli la stessa forza.
Demografia
Negli ultimi ottant’anni, Cittareale ha ridotto di quasi un quarto i suoi “clienti” all’anagrafe. La storia qui è stata pregnante, e forte è stato il contributo all’economia del circondario offerta dai concittadini andati poco alla volta fuori, per garantirsi un lavoro più sicuro e duraturo. La migrazione è avvenuta con costante metodicità, fino a raggiungere quel minimo storico visto nella tabella a sinistra (elaborata da Wikipedia su dati forniti dall’Istat) che sinceramente preoccupa. Ciò perchè l’andamento non sembra avere accennare ad una inversione di tendnza, ma anche perchè in questo modo si mette a repentaglio tutto l’impianto costruito nella conservazione delle tradizioni culturali con le feste rievocative che, in assenza di nuove energie e di voglia di lavorare, si possono perdere in maniera irreversibile. Detto ciò rimane difficile non augurare caldamente un sollecito quanto copioso riappropriamento del comune da parte di molti cittadini di grande volontà e di passione:
Gastronomia: “Sagra della braciola” a metà agosto!
Questa festa dal carattere fortemente popolare ormai è entrata a far parte della storia di Cittareale perchè è dal 1960 che viene evocata in particolare per la promozione della montagna e ti tutto quanto veniva nei tempi lontani svolto appunto in montagna. Praticamente si tratta di un vero e proprio libro di storia che si apre nelle pagine della tradizione e, sfogliandole si sente come uno strano odore di… braciola che arde al fuoco! Lazionauta bolla questa manifestazione come una di quelle: “da non perdere“!.
“Festa della Panonta“, (panonta, ovvero pane unto nell’olio fritto) il 6 gennaio negli impianti di Selvarotonda.
La panonta è uno dei principali alimenti usati in zona durante le dure giornate di lavoro in campagna, e normalmente va accompagnata da un buon bicchiere di vino. La festa è arricchita con canti e musica popolari di gruppi folclorici dei Pasquarellari e Falacrina. Anche questa festa è … “da non perdere“!
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti





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