Collalto Sabino
Il nome ha un proprio chiaro significato mentre ”sabino” indica il popolo dei sabini
Tra Storia e Società Comune in pillole
Probabilmente questo nostro grazioso comune è stato fondato intorno al X secolo proprio dove in epoca romana si trovava un centro fortificato dei sabini; in origine il paese era chiamato Castaldio, prende poi il nome di Collalto per la sua particolare posizione, voluta per scopi difensivi, durante le invasioni saracene in sabina, a circa 980 metri sul livello del mare. Per arrivare in questo nostro comune bisogna percorrere una strada che si stacca dalla bassa valle del Turano, salendo tra folti boschi di castagni e cerri fino al paese dove possiamo ammirare ancora le antiche mura merlate, dentro le quali troviamo case di pietra antica con strade strette e tortuose che si dirigono verso il maestoso castello quattrocentesco. Dal Duecento, la posizione del borgo a confine tra lo stato della Chiesa ed il regno di Napoli, gli diede un’eccezionale importanza strategica, rendendolo meta ambita da molti signori che nel corso dei secoli se ne contesero il possesso. Tra i contendenti troviamo i Collalto, che per primi lo governarono assumendo il nome dal paese; i Mareri, grandi incastellatori medioevali; i Savelli, nobili romani, ed i Soderini che nella seconda metà del 1500 ristrutturarono sia la fortezza (trasformandola in un’imprendibile rocca in grado di contrastare gli attacchi nemici), che il Palazzo Baronale (che dopo assunse nell’impianto i caratteri ancora oggi visibili, nonostante i numerosi rimaneggiamenti).
Il castello.
La storia scritta del Castello inizia nel 1350; tra i primi documenti esistenti, c’è una attestazione certa di una Baronia di Collalto nel 1440; appartennero alla baronia molte frazioni sia della Valle del Turano che della Valle del Salto, in ogni caso è abbastanza condiviso dagli studiosi della materia che i primi Signori di Collalto furono i Pandolfo e Rainaldo, poi Oddone e Ludovico, quindi i Mareri, grandi incastellatori medioevali. Nella prima metà del 1500 appartenne ai Savelli, nobili romani. Nel 1564 Cristoforo Savelli, perseguitato dai creditori, vendette il castello al suocero Roberto Strozzi, figlio di Piero, famoso banchiere fiorentino, che fu esponente di primo piano nell’opposizione al regime tirannico dei Medici. Roberto Strozzi fu il primo restauratore del castello ma alla sua morte il castello fu ceduto ad Alfonso Soderini, un altro nobile fiorentino che lo possedettero per due generazioni; ristrutturarono la fortezza, adeguandola alle esigenze del tempo che consistevano nella supremazia della bocca da fuoco nelle guerre. La fortezza di Collalto divenne una imprendibile rocca capace di contrastare attacchi nemici, con un volume di fuoco eccezionale per quell’epoca.I Soderini abbellirono anche la parte abitativa in occasione di un matrimonio di uno di loro con una dama della nobile famiglia Mattei, lo testimonia lo stemma “partito” con le armi delle famiglie Soderini e Mattei, posto sulla porta d’ingresso al salone e sull’altare della chiesetta di Santa Maria dove avvenne la cerimonia religiosa dello sposalizio. Nel 1641 Nicola Soderini, sopraffatto dai debiti, fu costretto a vendere il paese al Cardinale Francesco Barberini, nipote del Papa regnante Urbano VIII, il quale completò il restauro e arricchì ulteriormente il palazzo baronale e l’imponente fortezza, conservando la baronia fino alla soppressione dei feudi. Così il Castello fu del tutto restaurato e abbellito: “Le stanze del castello erano rivestite di preziosissimi marmi; il salone aveva il soffitto ornato con api d’oro e il pavimento era ricoperto da un mosaico raffigurante l’incendio di Troia, asportato, all’uso Barberini, dalla diruta Carseoli. Le pareti erano impreziosite da arazzi della manifattura Barberini e da armature e armi riccamente istoriate“, ha lasciato scritto un frate del Convento di San Francesco, che ha avuto l’occasione di testimoniare tutto ciò con la presenza nel maniero.
Nel 1798-99 tutto ciò fu derubato e inviato in Francia da una compagnia di genieri napoleonici di stanza a Collalto; il castello – dopo la sconfitta di Napoleone - tornò ai Barberini ma era ormai solo un rudere. I Barberini nel 1858 se ne disfecero. Quale proprietario subentrò il conte Corvin-Prendowski, discendente, per ramo polacco, del Re d’Ungheria Mattia Corvino, amico dei Medici e di nascita transilvano. Lo stemma del conte Prendowski è uguale a quello del Re transilvano: un corvo stringente nel becco un anello d’oro. Corvin-Prendowski restaurò il castello mal ridotto dai francesi, dandogli un aspetto vagamente fiabesco. Alla morte del conte Prendowski, che aveva sposato una marchesa Cavalletti, il castello passò in eredità al fratello della marchesa, Giuseppe Cavalletti il quale, non avendo eredi diretti, alla soglia della vecchiaia stipulò un vitalizio, in cambio della proprietà del castello, con il Capitano dei Carabinieri Ottavio Giorgi, applaudito cavaliere nei concorsi ippici. Il Capitano Giorgi aveva sposato Claire Monfort, una ricca ereditiera americana dalla quale ebbe due figli: Diana e Piero.I Giorgi-Monfort restaurarono il castello, apportandovi piccole modifiche. Nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale furono ospiti nel castello personalità del mondo politico e artistico: fra gli altri il Principe Umberto di Savoia, il trasvolatore del polo nord Generale Umberto Nobile (nato a Lauro – Avellino -, 21 gennaio 1885 e deceduto a Roma, 30 luglio 1978), l’attore Ettore Petrolini, il pittore danese Andersen. Alla morte di Piero Giorgi-Monfort nel 1988, il castello è stato acquistato dalla Società “Quattrostelle”, dell’Ingegnere Massimo Rinaldi (figlio di una Latini, antica e nobile famiglia di Collalto) che ha voluto un radicale restauro statico e architettonico del castello ed ha posto particolare cura nel riportarlo, con l’aiuto di decorazioni, quadri e mobili antichi, all’epoca del suo massimo splendore.
Demografia
Collalto Sabino all’inizio del nuovo millennnio ha registrato all’anagrafe quasi un quarto degli abitanti che aveva nel lontano 1931. Il dato – che di per sè non è raccapricciante – è leggibile sulla tabella che troviamo alla nostra sinistra e che ci ha fornito l’Istat con la rilevazione decennale. Qui negli anni c’è stata proprio una vera diaspora, un allontanamento progressivo causato molto probabilmente da problemi di lavoro che però non ha intaccato gli usi, i costumi e le tradizioni locali che rimangono sempre vive nel cuore e nelle passioni dei residenti. L’unica preoccupazione di Lazionauta è che per mantenere in piedi la cultura millenaria della quale questo grazioso comune è dotata, ci vuole tempo ma anche vigore e pazienza, ingredienti questi che non sempre si possono avere a buon mercato. Speriamo però che nulla vada perso e che sapientemente ci è rimasto qui riesce a custodire a futura memoria un patrimonio dal valore proprio inestimabile!
Tra le righe
Nel febbraio del 1861 il castello ma anche l’intero abitato di Collalto vennero gravemente saccheggiati da una banda di briganti formata da soldataglia borbonica, reparti pontifici e delinquenti comuni che, dopo aver piegato la resistenza degli abitanti, incendiarono il borgo distruggendo molti importanti documenti conservati nell’archivio del castello creando così molti danni irreparabili.
Collalto Sabino fa parte della Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia e della Strada del Tartufo e della Castagna Valle del Turano

01/01/2013 












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