Collepardo
Si ritiene che il nome derivi dalla presenza di gatti selvatici (detti gattopardi) da ispirare l’araldo municipale con un felino mentre beve nelle acque di un torrente.
Tra Storia e Società Comune in pillole
La presenza di mura del tipo ”pelasgico” dimostra che questo territorio è stato abitato fin dai tempi più remoti anche se rimane sconosciuta - perchè proprio remota – la data della sua fondazione. In ogni caso una presenza più stabile e massiccia di cittadini, qui ed in particolare nella località ”Castello di Trisulti“, risalirebbe alla prima metà del VI secolo, quando Teodorico il Grande re degli Ostrogoti nel transitare dalle Alpi alla Sicilia, occupò le terre del Lazio inferiore, organizzando i pastori nomadi in singole comunità in parte indipendenti. In assenza di comprovata documentazione storica e di autorevolezza delle fonti, rimane senza paternità la leggenda che ritiene che il paese è stato fondato da alcuni cittadini di Alatri che, per sfuggire alle orde barbariche di Totila, si rifugiarono proprio da queste parti. La suggestione del racconto e la veridicità di altri episodi simili lasciano a questa interpretazione un’ombra di dubbio contornata però da molte luci che negano l’interpretazione citata.
In ogni caso è stato appurato che gli abitanti scelsero inizialmente – prima quindi di trasferirsi dove ora di fatto troviamo il centro storico del comune – di risiedere nel sito chiamato: “Adragone” o “Atricone”, frazione oggi nota con il nome di Civita. Dopo il primo insediamento che risale al IX secolo, furono edificate le mura e le torri possenti che ancora oggi possiamo vedere perchè circondano la parte più antica del comune. Collepardo (rivendicata nei secoli da Alatri), rivide una nuova epoca con l’elezione a pontefice del cardinale Oddone Colonna (divenuto Papa Martino V), quando nel 1422 il territorio comunale divenne proprietà della famiglia Colonna già proprietaria del ”Castello di Trisulti“, poi da loro stessi distrutto nel 1300, perchè diventato troppo interessante a pericolosi briganti. Ma la storia di Collepardo continua ininterrotta fino a quando nel XVI secolo il governo del paese passò ad un ramo della famiglia dei Tolomei di Siena che si trasferirono a Collepardo imparentandosi con la famiglia dei Lattanzi, diventando quindi i fattori della nobile famiglia Colonna, orientando in tutto e per tutto le scelte del governo locale.
Il paese ha le tipiche sembianze medievali, si sviluppa lungo una circonvallazione panoramica (qui possiamo ammirare i resti dell’antica cinta muraria) dove si aprono tre porte e si elevano sei torri; ma troviamo anche viuzze picccole o più grandi, che convergono verso un centro dove c’è il Municipio e la Cattedrale che risale al XV secolo e che Lazionauta vi invita a visitare per l’originalità e la bellezza della costruzione. Dentro le mura c’è l’antica Rocca dei Colonna che risale al XIV secolo, eretta con un superbo quanto esclusivo portale dei primi anni del 1600, edificato quasi sicuramente dalla nobile famiglia Tolomei, mentre la presenza in loco di tanti gatti selvatici, ha dato spunto per il nome di Collepardo (Colle del gattopardo), testimoniato anche dall’araldo del municipio che riporta l’immagine di un felino mentre si disseta in un torrente.
Patrono di Collepardo
Il Patrono di Collepardo non è un santo o una santa ma è Gesù Salvatore; anticamente la ricorrenza patronale si celebrava il 9 novembre ma dal 1814 si celebra il 6 agosto, in memoria della Trasfigurazione del Signore; i festeggiamenti iniziano nove giorni prima (novèna); il Patrono viene ricordato anche la sera del 5 novembre con la tradizionale processione penitenziale “del voto” mentre il mattino dopo c’è la caratteristica quanto suggestiva processione di mezzogiorno, con la partecipazione del Vescovo.
La Certosa di Trisulti ora Monumento Nazionale
Fondata nel 1204 per volere del Papa Innocenzo III, ritroviamo oggi questa la celebre e maestosa Certosa, con tutta la sua imponente mole immersa nel verde di secolari foreste. Abitata in origine per circa due secoli dai benedettini, nel 1204 passò ai certosini che costruirono l’edificio che possiamo vedere oggi e lo mantennero fino al 1947, quando fu affidata alla Congregazione cistercense di Casamari. All’interno è possibile visitare la Chiesa con inestimabili opere d’arte, l’antica Farmacia che risale al XVII secolo, una ricca Biblioteca Statale con 25 mila volumi. Sulla porta dell’ingresso c’è un quadro che rappresenta la scena della fondazione della Certosa ma ora, è poca cosa quella rimasta dalla sua costruzione originaria, merita comunque fare una visita che, per sicurezza, suggeriamo di prenotare per evitare sorprese. Infotel: 0775 – 47024.
Demografia
Dopo un progressivo quanto repentino calo dei residenti avvenuto a partire dalla metà del secolo scorso in particolare per la scarsità delle offerte di lavoro in loco, a partire dagli anni ’80 si sono visti timidi ma reali cenni di ripresa con un aumento dei “clienti” all’anagrafe. Bontà delle politiche comunali ma anche grande senso dell’ospitalità della cittadinanza, ha favorito il crescendo delle iscrizioni all’anagrafe per quasi duecento cittadini, quanto basta per rinverdire la storia di questo comune importante e per consolidare le manifestazioni storiche che – diversamente - rischiano di perdersi mandando all’aria importanti tradizioni come quelle che possiamo ancora godere nei diversi periodi dell’anno. Ma qui oltre alle bellezze del paesaggio, ci sono delle bellezze gastronomiche che comunque non possiamo perdere.
Il Museo delle Erbe
Il Museo delle Erbe di Collepardo, che si trova nel palazzo comunale La Rocca, è una tra le poche strutture museali italiane del genere; con centinaia di piante officinali e non, il museo ha anche una collezione di strumenti, metodi di lavorazione e trasformazione per l’estrazione e l’uso dei principi attivi medicamentosi con esempi dei prodotti ottenibili dalle tisane, alle tinture, agli oleoliti, fino alle essenze ed ai profumi. Il Museo è visitabile su prenotazione. Infotel: 0775 – 47012
Collepardo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Il Touring Club Italiano ha confermato fino al 31 dicembre 2010 al Comune di Collepardo, la “Bandiera Arancione”; questo riconoscimento è un marchio di qualità turistico ambientale, che viene dato ai comuni dell’entroterra con meno di 15 mila abitanti, che soddisfano alcuni “criteri di analisi correlati allo sviluppo di un turismo di qualità”. La valorizzazione del patrimonio culturale, la tutela dell’ambiente, la cultura dell’ospitalità, l’accesso e la fruibilità delle risorse, la qualità della ricettività, della ristorazione e dei prodotti tipici, sono alcuni elementi chiave per ottenere il marchio. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato a Collepardo nel 2003 e periodicamente è stato riconfermato come è successo la prima volta nel 2006 e la seconda nel 2008, che vale fino al 31 dicembre 2010. Nel 2004 la motivazione del riconoscimento era la seguente: “La località si distingue per il punto informativo dedicato, con bacheca esterna chiara, completa e con informazioni utili al turista e per i numerosi attrattori di interesse naturalistico presenti sul territorio (es. Grotte, Pozzo d’Antullo…). Il visitatore potrà poi degustare numerose produzioni locali tipiche, come formaggi e ricotte.
Il giardino botanico
Il giardino botanico “Flora Ernica”, gestito dal W.W.F., raccoglie tutte le piante spontanee dei Monti Ernici tra le quali rari esemplari che, in questo modo, vengono protetti dal serio rischio di estinzione. Merita proprio fare una visita a questo “Museo a cielo aperto” dove la natura (ma anche con l’impegno dell’uomo) è riuscita a riprodursi senza alcuna interruzione proponendo quindio un filo diretto con la propria storia secolare.
Questo giardino è visitabile su prenotazione. Infotel: 347.4422642 – e-mail: segreteria@collepardo.it.
Grotte dei Bambocci
Le Grotte di Collepardo sono a circa 30 metri sopra il torrente Fiume, torrente che – nel corso di proprio tanti anni -, ha modificato la vallata sottostante; la copiosa e continua caduta di acqua che dura da millenni, ha creato un sito spettacolare ricco di stalattiti e stalagmiti che hanno assunto varie forme dalle sembianze umane e di animali, al punto che vengono chiamate anche: “Grotte dei bambocci“, dentro le quali vive anche una colonia di pipistrelli.
Gastronomia: Cime Calate – Ingredienti:1 kg di cime di rapa, un peperoncino, quattro spicchi d’aglio, mezzo bicchiere di vino, mezzo bicchiere d’olio. Esecuzione: mondare le cime, tagliarle a spicchi, lavarle e scolarle. In una casseruola versare l’olio e unire gli spicchi di aglio, il peperoncino e le cime gia’ scolate. Coprire e cuocere a fuoco moderato per circa 45 minuti senza mescolare; irrorare con il vino e continuare la cottura per altri 15 minuti. A fine cottura il vino dovra’ essere evaporato. La Copèta (un dolce di Natale) – Ingredienti:500 gr. di miele; 550 gr. di noci. Esecuzione: scaldate il miele a fuoco basso facendolo bollire fino ad imbiondirlo; inserite al composto le noci sminuzzate e mescolate bene. Sempre mescolando, continuate la cottura fino a che l’impasto diventa trasparente (circa mezz’ora), poi versate tutto su una superficie piana, di legno (“spianatora”) o di marmo. Pareggiate l’impasto con una spatola in modo che abbia uno spessore uniforme di quasi un centimetro.
Aspettate che si sia freddato (ma non troppo), poi tagliatelo a losanga con circa 5 cm. di lato. Curiosità: a Siena un dolce simile è chiamato “copata” o “cupata”; si usa quindi una parola che deriva dall’arabo “qubbiat”, che significa “mandorlato”.
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Frosinone








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