Concerviano
Deriva da Colle di Cerviano o si riferisce a Cervianus, luogo dal nome latino di persona Cervius con l’aggiunta del suffisso -anus.
Tra Storia e Società Comune in pillole
In origine era chiamato “Collis Cervinus”, questo nostro piccolo e grazioso comune affacciato sullo splendido panorama offerto dalla Valle del Salto nelle terre a nord del Cicolano in un territorio dall’inestimabile valore naturalistico, caratterizzato da altipiani collinari dove le altitudini variano da 600 a 1000 metri sul livello del mare. Per gli abitanti della Valle del Cicolano il periodo che seguì il crollo dell’Impero Romano e le aspre e continue invasioni barbariche, fu considerato un momento di particolare difficoltà. L’esigua popolazione rimasta, si sparse per le campagne stabilendosi in piccole “curtes”, vivendo quindi dei prodotti offerti dalla pastorizia e dalla agricoltura finché, rinvigorite dalla disgrazia, si coalizzarono e con l’aiuto dei Signori e dei monaci benedettini che dotarono il territorio di tante piccole chiese, iniziarono ad edificare manieri dotati di torri in luoghi scoscesi, da usare per difendersi. Da ciò naque Concerviano grazie anche ai monaci che nel 735 d.C., fondarono l’Abbazia di San Salvatore Maggiore sui possibili resti di una preesistente villa romana. Il Castello di Concerviano è velato da un fitto mistero, inquanto non si sa proprio niente delle sue origini, mentre si pensa che i primi lavori per edificarlo risalgano all’ XI secolo, e le prime notizie certe sono solo del XIII secolo.
Nel 1252 le chiese di Concerviano erano tre: San Nicola, San Egidio e Sant’Andrea che dimostravano una certa consistenza demografica; nel tardo medioevo, venivano importate a Rieti da Concrviano considerevoli quantità di cenere usate per i diversi usi anche per detergere, e di legname lavorato usato in particolare per realizzare contenitori per il mosto o per il vino; di quel periodo abbiamo anche dati certi che attestano buoni affari nella pastorizia e nell’agricoltura. Dopo la dominazione franca e quindi nel periodo delle guerre tra città e di prepotenze baronali, la maggior parte delle città italiane si diedero una forma autonoma di governo per ciò i piccoli e deboli centri cercavano sostegno ed aiuto dai più grandi e dai forti. In questa circostanza, accadde quindi che nel 1282 tutti i castelli dell’Abbazia di San Salvatore Maggiore (tra questi anche Concerviano), si miseroa disposizione del Comune di Rieti, ed alla presenza di Guglielmo di Orvieto, Podestà della città di Rieti, promisero fedeltà, obbedienza e vassallaggio; solo nel 1290 i castelli tornarono sotto le dipendenze dell’Abbazia.Concerviano nel 1817 (quando aveva appena 236 abitanti), era frazione di Roccasinibalda; poi nel 1853 divenuto comune autonomo, aveva 261 abitanti, 44 dei quali abitavano in campagna essendosi costituiti in 45 famiglie, alloggiando in 44 case. Le famiglie più importanti dell’epoca erano i De Angelis, il cavaliere Severi che però non abitava a Concerviano, e i Palmieri. Tra le attività economiche nel paese si annovera la presenza di una bottega di ferri lavorati, la rivendita di Sali e Tabacchi ed una mola a grano, mentre in campagna – probabilmente nella Valle del Salto - c’era un albergo.
A Concerviano che lazionauta vi invita a visitare, oggi troviamo ancora nella rettangolare cinta muraria, l’originario impianto urbanistico con le due torri – solo in parte medievali -, una a pianta quadrata con merli guelfi, feritoie arciera, archibugiera e bertesca con caditoia, mentre l’altra è a pianta semicircolare – ricostruita di recente - e con l’ingresso al paese che affaccia sulla piazza di San Nicola dove troviamo anche l’omonima chiesa.
Demografia
Concerviano è tra i più piccoli comuni della provincia di Rieti, anche per questo – ma non solo per questo – lazionauta con orgoglio, consiglia vivamente i propri lettori di andarlo a visitare! Anche qui la modernizzazione dovuta alle fabbriche negli anni 1950, ha creato molti scompensi demografici sollecitando molti concittadini ad abbandonare il comune alla ricerca di nuove occupazioni nel resto della provincia e del Paese. La fuga verso altri lidi non si è mai arrestata e gli effetti si sentono ancora ai giorni nostri: la popolazione censita dall’Istat nei primi otto anni del nuovo millennio, era di circa un terzo rispetto a quella registrata all’anagrafe nel 1951. Una vera e propria diaspora quindi, che ha lasciato in paese i più forti, quelli dal forte radicamento territoriale e con una grande voglia di mantenere vivo il sentimento e l’orgoglio di chi ha una grande storia da difendere. Certo che a questi (ma anche agli amministratori) è rimasto un compito non proprio facile da gestire, ovvero mantenere viva la storia, l’interesse, le tradizioni e la cultura di questo sito che è paragonabile ad un museo a cielo aperto!
Tra le righe
Su di un pianoro tra Concerviano e Longone, troviamo ancora le rovine dell’abbazia benedettina dell’altomedievale dedicata a San Salvatore Maggiore, (chiamato Maggiore per differenziarla da San Salvatore Minore che si trova a Scandriglia); quaeta abbazia è del 735, fu costruita in un momneto di grande fortuna per i monasteri nel regno longobardo, ed ebbe un rapido impulso sulla scia della più potente Farfa; nel 891 fu presa ed incendiata dai saraceni. Ricostruita nel secolo dopo, si schierò con gli imperatori contro i papi nella lotta per le investiture e, con il concordato di Worms, questa chiesa fu inglobata nel nascente stato della Chiesa. Dalla metà del XII secolo, con lo stanziamento dei normanni nella valle del Salto, l’abbazia assunse un ruolo di frontiera; dagli inizi del Trecento l’abbazia fu investita da profondi sconvolgimenti sociali, assaltata ed in parte semidistrutta sotto l’incalzare della spinta del comune reatino che cercava di ampliare il proprio comitato. Frustrati questi tentativi che comportarono la distruzione dell’archivio abbaziale, San Salvatore Maggiore, non riuscì a ritornare al’antico splendore e da qui ebbe inizio la profonda decadenza finché nel 1399 Bonifacio IX lo trasformò in commenda. In seguito Urbano VIII soppresse l’abbazia unendola a Farfa, diventato successivamente luogo di villeggiatura per i seminaristi di Rieti e di Poggio Mirteto, fino agli anni 1960 quando fu abbandonata. Infine è stata acquisita dal comune di Concerviano, ed ora fa parte della sua disponibilità immobiliare. Cenciara: nel 1252 le chiese de Cinçalia erano San Nicola, San Egidio e San Lorenzo sempre legate al monastero di San Salvatore maggiore. Nel 1817 Cenciara, con 92 abitanti, era appodiato di Belmonte, per poi passare sotto Concerviano. Nel 1853 gli abitanti erano 132, 17 dei quali soggiornavano in campagna. 21 le famiglie, altrettante le case. La chiesa parrocchiale, priva di organo, era dedicata a Sant’Egidio e la famiglia più ricca era Belardinetti mentre l’economia rurale faceva i conti con una sola mola a grano. Pratoianni: le prime notizie sul piccolo castello sono del XIII secolo; infatti nel 1252 viene citata la chiesa di San Giovanni de Prato Iohannis, e da allora l’insediamento fortificato, seguì tutte le vicende dell’abazia di San Salvatore Maggiore. Nel 1817 qui vivevano 141 abitanti, poi divenne appodiato di Roccasinibalda e poi ancora di Concerviano. Nel 1853 a Pratoianni vivevano 225 concittadini (in gran parte pastori), ripartiti in 38 famiglie, che abitavano in 33 case, 9 delle quali erano in campagna; la parrocchia non aveva un organo ed era dedicata a San Lorenzo. L’unica mola a grano era della famiglia Chiarinelli; qui si vendevano solo sale e tabacchi ma c’erano anche un muratore ed un fabbro ma la famiglia più in vista era quella dei Felizzoli. Vaccareccia: anche qui le prime notizie risalgono al XIII secolo quando nel registro del 1252 viene ricordata una cappella de Baccarecça che attesta la presenza del villaggio, che acquisisce il nome per via della presenza in zona di molti bovini. Nel 1817 qui c’erano 228 residenti, divenne appodiato di Roccasinibalda e poi di Concerviano; poco dopo la metà dell’Ottocento il villaggio era attorno ad una piazzetta dove c’era una sola rivendita di sali e tabacchi.
Tra i suoi abitanti che erano 246, distribuiti in 59 case che occupavano altrettante famiglie erano quasi tutti pastori, tranne un sarto ed un muratore. La famiglia più importante era quella dei Rogai e la chiesa parrocchiale era dedicata a San Vittorino.
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