Cori. Primeggia la cultura

Un pomeriggio dedicato all’arte e alla poesia, quello di domenica 22 aprile a Cori, ma anche ai ricordi e al recupero nella memoria di tempi non antichi, eppure tanto lontani. “Sotto il tempio di Castore e Polluce”, poemetto di Adele Ricci, racconta la vita e i giochi della popolazione corese prima della guerra, prima che quel terribile bombardamento cambiasse per sempre i racconti davanti al fuoco. Il lavoro di Adele Ricci, grazie anche all’eccellente lettura di Francesca Corbi, ha regalato un’ora di emozione agli spettatori che hanno riempito la Chiesa di Sant’Oliva a Cori, trovando tra le pieghe di quei versi il mondo sepolto dietro il muro della guerra. Ad aprire gli interventi il saluto dell’assessore alla cultura Giorgio Chiominto, che ha voluto ricordare le parole di entusiasmo con le quali Elio Filippo Accrocca anni prima aveva accolto le poesie della Ricci.

 Quindi è intervenuto Pietro Vitelli, che ha tracciato un ampio ritratto di Adele Ricci, ricordandone il talento letterario e l’impegno politico nella sezione del Pci corese del dopoguerra. A introdurre la figura di Nazareno Gattamelata, e la mostra “Impulso e fragilità – l’anima nelle carte”, è stata Eleonora Morza, storica dell’arte, che ha curato l’allestimento della mostra insieme a Edoardo Bernardi e Fabio Appetito nei locali di Palazzetto Luciani. ”Le testimonianze di rapporti tra il Gattamelata e i migliori artisti del momento (come Turcato, Guttuso, Capogrossi, Omiccioli, Trombadori, Ortega e ancora Antonio Donghi, Mario Mafai, Giuseppe Cesetti, Elsa Morante, Sandro Penna) sono oggi conservate in quei Fondi dove spesso resta memoria della trama di questi legami, e dove non di rado si conservano, tra le altre carte, anche preziose corrispondenze. Particolarmente importante per l’occasione risulta il Fondo Betocchi, presso il Gabinetto G.P. Vieusseux, Archivio Contemporaneo “A. Bonsanti” a Firenze, dove risulta sia conservata una lettera scritta da Nazareno Gattamelata a Carlo Betocchi per informarlo della morte di Giacomo Natta, apparso più volte al fianco dell’Accrocca. Il prezioso suggerimento – ha spiegato Eleonora Morza – è venuto dal professor Enzo Maiolino, classe 1926, pittore e incisore, che vive e lavora a Bordighera e che, venuto a conoscenza dell’allestimento di questa mostra, ci ha contattati”.

L’evento si è concluso con il saluto del sindaco di Cori, Tommaso Conti, e il taglio del nastro della mostra di Nazareno Gattamelata.

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