Faleria

Prima si chiamava Stabia da stabulum, quindi stalla; Faleria forse perchè è legato a Falerii veteres e Falerii novi, ma in realtà questa zona non è proprio lì vicino

 Tra Storia e Società                                   Comune in pillole

Araldo municipale

Il grazioso e pittoresco comune di Faleria è a circa 40 km da Roma a sinistra della via Flaminia; è avvolto dal massiccio del Soratte, e dai monti Cimini e Sabatini ed è incastonato tra i comuni di Rignano, Calcata e Civita Castellana. L’originario insediamento abitativo si chiamava prima Stabla, poi Stabbia o Stabia e dopo ancora Castrum Stabie, prima di giungere in finale con Faleria, appunto il suo ultimo nome. L’esatta etimologia di Stabbia non è ancora proprio sicura: infatti alcuni storici che concordano con altri archeologi, indicano questo nome come nato dal latino “Stabulum”, nome di stazione di riposo situata lungo una strada etrusca o romana che oggi possiamo vedere (o riconoscere)  sulla via Flaminia, nella cosiddetta “Osteria di Stabbia”; secondo un’altra interpretazione elaborata da altri storici, afferma che il nome Stabbia è come derivato da “Stabilis”, cioè stabile ciò grazie ai suoi baluardi “stabili” quindi nelle fondamenta. In ogni caso secondo una prima interpretazione storica, il primo insediamento a Stabbia avvenne nei pressi della piccola quanto interessante rocca tufacea della Rocchetta, che si trova sotto la Casaccia di Piè di Castello, dentro la quale sono stati rinvenuti proprio tanti indizi di insediamenti umani (alcuni dei quali – viene affermato – risalgono all’età arcaica).

Il Monte Soratte ripreso da Faleria

Una seconda scuola di pensiero dice che  le origini di Faleria si perdono nel tempo: sono stati rinvenuti alcuni materiali che testimoniano l’esistenza di insediamenti urbani relativi all’età del bronzo; dopo i Falisci, popolo laborioso che ha abitato la zona, fu la volta dei Romani che nel III secolo a.C., costruirono la Via Flaminia dando a tutto l’Agro Falisco un’impronta nuova. Grazie anche alla Via Flaminia, anche Faleria (oltre naturalmente alle altre città che la attraversavana) acquistò un ruolo centrale, divenendo una importante stazione di posta da dove – probabilmente – deriva l’etimologia di Stabulum, l’antico nome del paese. Durante il medioevo, qui si alternarono al potere diverse famiglie importanti, tra le quali ricordiamo gli Anguillara e i Farnese anche se la prima comparsa scritta di Stabla la troviamo nelle bolle di Papa Giovanni XIX e di Papa Benedetto IX dove è considerata proprio come un feudo; infatti si ha notizia nel XIV secolo che Stabia che in quel tempo apparteneva alla Famiglia degli Anguillara ai quali rimase fino al XVII secolo, era tassata per un consumo di 5 rubbia di sale a semestre. A Faleria tra le diverse altre ricorrenze importanti ne troviamo una in particolare ovvero il 1 novembre 1504, importante e famosa per la vicenda che riguarda Girolama Farnese (moglie di Giuliano Anguillara), sospettata con i suoi amanti di aver tentato di avvelenare il figlio Giuliano, e quindi è stata uccisa barbaramente dal figliastro Giovan Battista; una seconda data importante qui è il 28 gennaio 1563, giorno in cui fu emanato un “Decreto di Everso Anguillara” che stabiliva pene per chi tagliava “cerque”, perché “in breve tempo si resterebbe senza selve”, ovvero pene severe per chi abbatteva le querce per evitare di rimanere senza il bosco. Il giorno 25 giugno del 1660, Stabia passò alla importante nobile Famiglia Borghese, che la acquistò per 110 mila scudi. Un’altra data che difficilmente si può dimenticare è il frutto (triste) della “modernità”, ovvero il 1900 quando sono state abbattute sia le porte che la cinta muraria per dare corso alle mutate e quindi le nuove esigenze urbanistiche.

Tra le righe
Nel centro storico si trovano numerose costruzioni medievali come il Castello degli Anguillara, la Chiesa di San Giuliano, la Chiesa di Sant’Agostino, la Sala della Misericordia e la Chiesa della Madonna Pietrafitta, dentro le quali possiamo ammirare numerosi inestimabili affreschi. Il Castello degli Anguillara: di questo maniero non si hanno precise indicazioni sulla data di costruzione  ma si può indicare con sufficiente certezza che, già nell’anno 120 era stato edificato anche per dimostrare la grandezza e la potenza di quest’antica Casata degli Anguillara. Per impreziosire lo stupendo maniero, in più parti sono stati scolpiti degli stemmi di marmo bianco con le caratteristiche ed inconfondibili bisce incrociate. Suggestivo è l’ingresso che si trova nella Piazza della Colleggiata e vi si accede per due larghe cordonate, dove appaiono due grossi monconi ricavati da antiche colonne di granito egiziano. Nel maniero si entra attraversando un portone con arco di marmo e (naturalmente) stemma della casata, dotato anche alla base, di un monogramma. Il portone porta in un ampio cortile interno, dove troviamo un pozzo artistico realizzato in travertino (haimè è stato trafugato!), messo in un lato e anche questo con gli stemmi degli Anguillara e di Casa Strozzi. Le immancabili carceri in questo maniero monumentale, erano ubicate nell’ala destra del piano terra del Palazzo; mentre nella parte rinascimentale – che è facilmente distinguibile dalle altre parti architettoniche – ci sono tre logge realizzate magnificamente in peperino, che si affacciano con fare importante sulla piazza della Chiesa. Nel 1330 il castello era totalmente dotato di merli, era anche di molto più basso rispetto a quello attuale e aveva ben quattro torrioni rotondi; successive trasformazioni gli hanno tolto progressivamente l’arcigno carattere di fortezza, addolcendone la sagoma come possiamo appunto vedere ora andando a Faleria in gita come vivamente vi suggerisce di fare Lazionauta.

Panoramica della periferia

Castel Paterno. Il castello di Paterno che si trova sulla strada che da Faleria va a Civita Castellana, poco dopo il muro di cinta del Cimitero, nella compagine di Faleria ha un ruolo importante. Dopo essere stato di San Silvestro, poi nell’anno 1244 del Monastero di San Lorenzo al Verano e nei secoli XVI e XV della famiglia Anguillara, il Castello nel XVI secolo fu abbandonato, tant’è che una zona abbastanza ambia nel circondario, viene nominato un terreno: “Castri diruti Paterno”, anche questo un magnifico Castello segnato nel futuro, e destinato a scomparire lasciando solo imponenti avanzi della cinta muraria ed una larga porta di accesso ad arco e si trova nell’estremità di un’altura delimitata da due fossi, nella confluenza nel fiume Treia. Questo antico e pregievole maniero è a pianta irregolare con il lato orientale quasi totalmente diroccato mentre quello a sud, si conserva solo in parte (nella zona che da verso oriente). Di grande siggestione sono anche le antiche legende di Faleria che raccontano di un enorme tesoro appartenuto all’Imperatore, che comprendeva anche una chioccia con sette pulcini d’oro. Proprio sulla strada che da Faleria va a Civita Castellana, è possibile vedere i resti di quello che un tempo fu il più importante Castello dell’Italia centrale, la cui storia risale all’XI secolo e dove il 3 di gennaio dell’anno 1002, si concluse la vita terrena di Ottone III Imperatore di Germania. Infatti il primo gennaio del 1002 Ottone si ritirò nel maniero dopo diversi giorni di assenza ed il giorno 3 dello stesso mese moriva, molto probabilmente a causa del veleno che gli aveva somministrato Stefania, una sua concubina moglie di Crescenzio Patrizio Romano, fatto decapitare dall’Imperatore sugli spalti di Castel Sant’Angelo, perché facile alla ribellione ai suoi ordini.

Demografia

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Faleria da questo punto di vista è stata proprio una grande rivelazione.

Nel giro di pochi anni è riuscita a conquistare proprio tanti concittadini da meritarsi un particolare plauso, benchè ha superato la soglia del comune con meno di duemila residenti che è poi la missione che si è data Lazionauta, per parlare di piccoli comuni.



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