Falvaterra

Originariamente in epoca romana era “Fabrateria Nova”, insediamento dove gli abitanti si rifugiarono

Tra Storia e Società                                                           Comune in pillole

Araldo municipale

La Valle del Liri e la Valle del Sacco sono racchiuse dai monti Lepini, Ausoni ed Aurunci da un lato, gli Ernici, le Mainarde e i Monti della Meta dall’altro; questa zona  fu occupata rispettivamente dagli Ausoni, dagli Ernici, dai Volsci (che fondarono alcuni centri fra cui Fabrateria Vetus - l’attuale Ceccano – e la più antica Fregellae – l’attuale Roccadarce – e dai Sanniti che la distrussero poco prima della metà del IV secolo). Questi popoli delle montagne, occuparono i pascoli delle pianure scontrandosi con i Latini e i Campani notoriamente agricoltori stanziali.

Nel 124  a. C fu fondata Fabrateria Nova e gli abitanti si chiamarono Fabraterni Novi. Questa colonia, nata come una città di dimensioni modeste a controllo di due ponti della Via Latina, durante l’età imperiale rimase in secondo piano. Con le invasioni barbariche, intorno al 580 Fabrateria Nova con altre città (Atina ed Equino in particolare), fu distrutta dai Longobardi per estendere i propri confini sul fiume Liri. In seguito alla distruzione, parte dei cittadini superstiti si ritirò sul vicino sperone di una parte dei monti Lepini per potersi difendere meglio. Gli abitanti di questo luogo vollero perpetuare il nome di Fabrateria che, dal medioevo e con l’affermarsi della lingua volgare, subì diverse evoluzioni (Fabraterra, Falvatera) fino a giungere all’attuale nome di Falvaterra.

Intorno al 1100 Falvaterra fa parte del feudo del vescovo-conte di Veroli che la cedette alla famiglia Pagani. Nel 1301 Adenolfo Pagani a sua volta la cedette a Pietro Caetani, nipote del Pontefice Bonifacio VII. La famiglia Caetani governò Falvaterra con alterne vicende, fino al 1504 quando Re Ferdinando il Cattolico la tolse le terre dello Stato della Chiesa (comprendenti anche Falvaterra) ad Onorato Caetani per affidarle a Prospero Colonna. La famiglia Colonna ha governato per molto tempo Falvaterra con alterne vicende di rapporto con il Papa, costituendo uno dei motivi della guerra del 1556 tra il Papa ed il Re di Spagna che intervenne in difesa dei Colonna. Nel novembre di quello stesso anno, le truppe spagnole al comando del Duca d’Alba penetrarono negli Stati del Papa ed assediarono ed occuparono i Castelli del territorio papale tra i quali quello di Falvaterra che, unico, aveva resistito per nove giorni all’assedio e solo a seguito della completa disfatta delle milizie papali, si arrese spontaneamente. Il lungo e privilegiato rapporto della famiglia Colonna con la cittadinanza di Falvaterra è testimoniato anche dalla concessione dell’insegna del proprio Casato all’antico simbolo di Falvaterra, così all’originaria incudine, fu aggiunta la colonna a simboleggiare la costanza e la saldezza.

Il centro storico

Il rapporto tra la famiglia Colonna e Falvaterra finì a ridosso del 1870 con la presa di Roma da parte degli italiani; in quegli anni, con l’annessione all’Italia del Regno delle due Sicilie, Falvaterra fu sconvolta dal brigantaggio, a causa di bande dell’ormai disciolto esercito borbonico, spesso capeggiate da nobili napoletani, che volevano il ritorno di Francesco II sul trono di Napoli. Queste bande, per sfuggire all’esercito italiano che dava loro la caccia, erano spesso costrette a varcare il confine pontificio, inquietando non poco la popolazione sempre meno disposta a tollerarli.

Il Rio Obaco

Il Rio Obaco è un importante affluente di destra del Fiume Sacco; vive di acque perenni di buona qualità e dista due chilometri dalle suggestive Grotte di Pastena e dal Museo Speleologico Naturalistico di Pastena, a 5 km dalla Riserva Naturale del Lago di San Giovanni ed Isoletta e 6 chilometri dal casello autostradale di Ceprano, area che si trova nel settore settentrionale dei Monti Ausoni, a circa 150 metri s. l .m.; le acque del Rio Obaco, dopo aver attraversato in sotterranea il Monte Lamia un piccolo colle di appena 371 metri s.l.m., riemerge a Falvaterra!

Demografia

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Nel comune di Falvaterra dal 1991 (quando i residenti erano 587) al 2001 (quando i residenti erano 630), la popolazione ha fatto registrare un incremento di abitanti pari al 7,33%. Una variazione sorprendente quanto positiva, benaugurante ed anche in controtendenza e per questo tutta ancora da studiare, se non fosse che – dobbiamo dire purtroppo – nei primi anni di questo decennio (come evidenzia la tabella posta sulla sinistra elaborata da Wikipedia su dati dell’Istat), qui è stato registrato un calo di circa 40 “clienti” dell’anagrafe. In ogni caso nella graziosa a Falvaterra che Lazionauta vi invita a visitare non necessariamente durante il fine settimana, nel 2001 c’erano complessivamente 245 famiglie e, ogni famiglia si componeva con 2,57 unità.

Gastronomia: spezzatino con patate

Ingredienti:1 kg. di carne, 1/2 kg. di patate, 250 g. di un trito composto da cipolla, sedano, carota e pancetta, 200 g. di salsa di pomodoro, un mazzolino di timo e lauro, uno spicchio d’aglio, olio e sale.

Esecuzione: far rosolare con olio il trito di cipolla, sedano, carota e pancetta. Unire la carne tagliata a tocchetti, aggiungere la salsa di pomodoro, l’aglio, il mazzolino di timo e lauro, e lasciar crogiolare a fuoco lento per 20 minuti circa. Unire le patate pelate e tagliate a cubetti, coprire con acqua, aggiustare di sale e terminare lentamente la cottura a recipiente coperto.

 

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