Frascati. Un cammino lungo un anno

Sabato 16 giugno 2012 a Frascati alle ore 18,00 sarà presentato: “Un cammino lungo un anno”, in un incontro organizzato dal Comune e dalla libreria Cavour Mondadori. L’appuntamento è nella Sala degli Specchi del Palazzo Municipale dove interverranno anche l’assessore Gianpaolo Senzacqua come coordinatore del dibattito, il sindaco Stefano Di Tommaso, il sindaco di Rocca di Papa Pasquale Boccia nella veste di presidente dell’Associazione Città della Pace, e Emilio Drudi autore del volume edito da Giuntina.

Un cammino lungo un anno. Quasi all’inizio del Bosco dei Giusti, a Gerusalemme, dove gli alberi sono più alti e antichi, c’è un grande carrubo dedicato ad Ezio Giorgetti, un albergatore di Bellaria, il primo in Italia ad aver ricevuto questo onore, il 16 giugno del 1964. Inoltrandosi nel parco, si incontra quello piantato, nell’aprile 1985, in memoria del maresciallo dei carabinieri Osman Carugno. A Giorgetti e Carugno devono la vita 38 ebrei, quasi tutti evasi dal campo di internamento di Asolo subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e arrivati a Bellaria, a nord di Rimini, il giorno 13. Nello sfacelo seguito alla fuga del re e del governo Badoglio a Brindisi, quel gruppo di profughi sta tentando di raggiungere il Sud, per attraversare la linea Gustav e guadagnare la libertà. Un progetto disperato. Il destino vuole, però, che si imbattano in quei due italiani che, davanti alla loro tragedia, non si tirano indietro: li nascondono prima a Bellaria e poi a Pugliano, nel Montefeltro, fino all’arrivo degli Alleati. Un salvataggio lungo un anno: in ognuno di quei 377 giorni, dal 13 settembre 1943 fino al 24 settembre 1944, quei disperati rischiano di essere scoperti, arrestati, avviati ad Auschwitz. E i loro protettori rischiano la galera e la fucilazione, ma sentono d’istinto che non possono cedere.

La Shoah, il male assoluto, non è un’atrocità improvvisa, sorta e finita col nazismo. Ha radici antiche in fenomeni come l’antigiudaismo religioso, il nazionalismo, il razzismo che hanno alimentato per secoli l’immaginario antiebraico: l’odio astratto, immotivato, per qualcosa che non si conosce e si percepisce come “diverso”. Quel male assoluto non si sarebbe mai potuto attuare senza l’accettazione cieca dell’immaginario antiebraico e l’obbedienza passiva da parte di tanti, troppi volenterosi uomini e donne “normali”. Senza, cioè, il conformismo, l’opportunismo o l’indifferenza di chi ha preferito girarsi dall’altra parte. Ecco, Giorgetti e Carugno hanno scelto di non girarsi dall’altra parte: si sono ribellati, intuendo che anche il solo “restare indifferenti” li avrebbe resi complici. E quello che ci lasciano è un messaggio quanto mai attuale nel nostro mondo globalizzato eppure così travagliato da problemi di convivenza tra culture ed etnie. Un mondo dove ogni giorno entriamo in contatto con uomini e donne “diversi”, di tutti i paesi della terra. Ma dove troppo spesso vengono alimentati “immaginari” simili a quello che per secoli ha perseguitato gli ebrei: contro i rom, ad esempio, o contro gli immigrati.

Emilio Drudi, giornalista, già vice capo redattore della Cronaca di Roma del “Messaggero”, è autore di studi e pubblicazioni di storia locale. In particolare su Latina, l’Agro Pontino e le grandi bonifiche effettuate tra la fine degli anni ’20 e gli anni ’30 del secolo scorso.

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