Gerano

Per alcuni deriva da Agerius nome di persona in latino con il suffisso –anus; per altri deriva da Geranum, ovvero dall’antico nome del monte

Tra Storia e Società                             Comune in pillole

Araldo municipale

Gerano è un grazioso paese che si trova su una collina di tufo all’estremità della Valle del Giovenzano, protetto su un lato dai Monti Ruffi e dall’altro dal Massiccio Guadagnolo in una vallata caratterizzata dalla generosità sia della natura (con ampi spazi di lussureggiante pianura e di zone dolcemente scoscese) che della storia (tra acquedotti romani e l’antica via Pedemontana), in una tracciato stradale che ora conosciamo con il nome di Empolitana.

La storia di gerano è quindi proprio remota! Le prime tracce della presenza umana qui sono state individuate con la scoperta di un’ascia dell’Età del Bronzo (nella vicina Canterano) e del vasellame dell’Età del Ferro (VI secolo a. C.) sul Passo della Fortuna (a Ciciliano). Nel V secolo a. C. sulla Valle del Giovenzano si stanziano gli Equi, mentre l’importante snodo stradale del Passo della Fortuna, raggruppo i nuclei sparsi nel territorio in Trebula Suffenas, un agglomerato urbano costituito nei primi secoli di Roma Repubblicana, fino al III secolo d. C.. Roma scopre l’importanza della valle come punto di transito perchè è ricco d’acqua, infatti conferisce il diritto di cittadinanza romana a Trebula Suffenas (che dura fino al IV secolo d. C., per poi scomparire a causa della grave crisi economica delle “Villae“) senza però il diritto di voto. L’intero territorio viene così diviso in appezzamenti per essere poi concesso quale ricompensa ai soldati per meriti militari, e alle famiglie patrizie che avevano aiutato durante i periodi belli le forze di guerra. E’ in questo periodo storico che inizia nella Valle del Giovenzano il potenziamento delle vie di comunicazione, e quindi il conseguente sviluppo delle attività economiche e sociali locali che interessavano però l’intero circondario.

L'infiorata

Nel III  e nel V secolo d. C.,  la decadenza dell’Impero Romano si riflette con l’abbandono delle terre che si aprono al latifondo come nel nostro caso per la Valle di Giovenzano dove – secondo una nuova organizzazione rurale-amministrativa denominata Massa Giovenzana o Trellana – i terreni vengono accorpati. Questo organismo quasi autonomo, è gestito per mezzo di un procuratore, come se fosse un Demanio Imperiale.  La Chiesa – grazie alle elargizioni che riceve – si presta ad affrontare la grave crisi, migliorando il nuovo assetto agricolo, diventato anche questo fondamentale come opera di evangelizzazione cristiana, utile nella costruzione delle chiese. Infatti, è di questo periodo la costruzione della Chiesa di Santa Anatolia, che è sotto la giurisdizione episcopale di Tivoli, ma rivendicata dal monastero di Subiaco. E’ proprio alla corte di Santa Anatolia che viene ad intensificarsi la vita socio-economico-religiosa della colonia Trellana, così da far gravitare su quelle parti i nuclei abitati del vico-castello Trellano, identificato con Gerano. Il complesso dei fertili poderi (boschi, pascoli,vigneti, oliveti) dell’intera massa Giovenzana, modifica poco alla volta le sue località, che diventano da fondi in casali e poi anche castelli, proponendosi come un sempre maggiore ambito territorio. Gli “Homines Trellanenses” sono i primi nella valle a riscattare la propria autonomia. Nel 958 i trellanensi sono chiamati in giudizio davanti al Papa Giovanni XII per essersi indebitamente appropriati di alcuni beni del monastero di Subiaco; così sono costretti a riconsegnare i terreni. Dietro l’alveo di Trellano, sorge Gerano, quale erede della sua tradizione ed economia, prima come fondo o monte (978 – 991), poi come castello sempre conteso con la massa Giovenzana (997 – 1005). Trellano e Gerano convivono vicini per una cinquantina di anni, fino al pacifico travaso dei Trellanesi a Gerano. L’alternarsi dei proprietari, preannuncia l’accanita lotta per il possesso di Gerano, che è forse fin dalle origini tenuto in comproprietà dall’episcopio di Tivoli e il monastero di Subiaco. Dal contrasto tra sedi ecclesiastiche, ne approfittarono i vassalli che si resero indipendenti, e un signorotto, Lando di Civitella che si impadronì, verso il 1065, di metà di Gerano; a questo punto l’abate Giovanni V reagisce, fortificando Poggio Marino per stringere d’assedio Gerano e nel 1077 – 78 riprende la metà occupata dal citato Lando di Civitella.

Dipinto che troviamo nella Chiesa di Santa Maria Assunta

Le lotte intestine tra i notabili del luogo e nel tempo non sono di certo finite in quesl contesto, ma sono continuate per diversi secoli ancora.  Nel frattempo fu costruito ancora un Palazzo, una Torre e la Cappella di Santa Maria ma ciò non fu di gradimento al vescovo Adamo di Tivoli, tanto da far scature un aspro litigio tra i due prelati, che fecero ricorso al tribunale pontificio. Il Papa Gregorio VII ad un certo punto decreta: “che Gerano resti sempre diviso in due castellanie, ambedue i prelati vi possano liberamente accedere e difendersi, e s’impegnino ad ultimare la Rocca (palazzo e torre)“, così Gerano fino al 1112 prospera nel migliore dei modi finchè se ne impossessa Bertraimo, occupandolo in assenza dell’abate Giovanni V nche riesce però a cacciare poi il Bertraimo. Gerano, amministrato e governato secondo il dettato di Gregorio VII, torna nelle mani dell’abate Giovanni V fino al suo decesso avvenuto nel 1121. Successivamente e dopo centocinquanta anni di lotte intestine, la fitta collaborazione dei feudatari, fa trascorrere ai geranesi,  giorni proprio tranquilli.
Con l’abate Pietro IV (1123 – 1145), si riaprono le ostilità sul dominio di Gerano, facendo seguire nuove lotte tra i due prelati che dopo ambigui approcci di pace, si placano il 16 maggio 1169, con la “pace di Santa Anatolia“.

Demografia

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Gerano negli ultimi trentaanni si è dimostrato un comune abbastanza statico dal punto di vista demografico; i cambiamenti che possiamo registrare sono poco significativi perchè le variazioni sono proprio minime. L’aspetto che però possiamo vedere in positivo è che qui si registra un lievissimo cambiamento comunque in positivo visto che nei primi otto anni del III millennio, il dato di stock (ovvero la somma algebrica tra i vecchi residenti, più i nuovi nati e ancora più coloro che si sono trasferiti a vivere qui, meno quanti si sono trasferiti andando a vivere altrove e ancora meno i decessi dei residenti) ci da una variazione di appena 16 unità in positivo. Il dato molto contenuto è comunque rassicurante e lascia anche spazio agli ottimisti che vedono per questo comune un futuro prossimo sempre più ricco di piacevoli sorprese. Naturalmente Lazionauta invita i propri lettori a visitare Gerano.

Nel territorio geranese sono visibili e quindi facilmente riconoscibili ruderi di epoca romana; anche per questo Lazionauta suggerisce di fare una gita in questo piccolo quanto grazioso comune dove la storia e la passione per l’identità sono convissute per secoli all’insegna dell’orgoglio per un territorio ed una cultura che meritano proprio tanto rispetto.

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Gerano fa parte della
X Comunità Montana dell’Aniene

 

Gerano è gemellato con Gharb (Gozo – Malta)

 

 

La mappa dei piccoli comuni della provincia di Roma

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