Il museo: civiltà e benessere
Si moltiplichi 10 Euro per 8 milioni e mezzo, 15 € per quattromilioni e mezzo, 25 dollari per quasi quattromilioni e mezzo, 8 € per più di tremilioni, oppure una media di 15 € per 8milioni e mezzo per la Tour Eiffel, per tenerci solo alla cosiddetta ciliegina di questa immensa torta che sono le istituzioni museali nel pianeta. Calcolando che le entrate a prezzi ridotti vengono compensate con le entrate dalla vendita di libri, guide ecc. allora ci si rende conto che il museo, quando viene fatto funzionare in maniera professionale, diviene una più o meno grande autentica miniera di soldi, ovviamente se la rilevanza ed importanza del museo viene misurata solo a soldi, che parrebbe qui da noi essere il solo metro, non conoscendone altri, per giudicare una siffatta istituzione. In effetti da noi la mentalità grossolana, e perniciosa, ricorrente è che solo la cementificazione, possibilmente quella selvaggia e farneticante del territorio e dell’ambiente, senza dunque piani regolatori, è il motivo unico di attenzione e di cura da parte delle istituzioni pubbliche nonché di gran parte degli italiani. Se però riflettiamo che la Gran Bretagna offre ai suoi cittadini gran parte dei suoi monumenti gratuitamente e se tutti i paesi civili li mettono a disposizione gratis se non ogni giorno, almeno una volta la settimana, ciò significa che in queste società si ritiene per acquisito che la visita ricorrente e periodica ed incentivata ad una istituzione museale comporti per il visitatore, oltre che un piacere, soprattutto un beneficio, un arricchimento della sua personalità, un’apertura di orizzonti, quindi un vantaggio per tutta la società. La frequentazione del museo, di ogni tipo di museo, equivale ad un innalzamento ed ampliamento continuo non solo delle conoscenze ma soprattutto della interiorità e personalità e anche del senso della bellezza e della natura di ognuno: la causa fondamentale dello sfacelo urbanistico e paesaggistico e anche umano di cui siamo preda è imputabile esclusivamente a tale profondissima lacuna e mancanza di elevamento culturale. Ecco perché in questi paesi una delle cure e settori di gestione principali da parte dei rispettivi funzionari e manager, è la promozione della istituzione e delle iniziative tese all’incremento intelligente e consapevole delle visite, in special modo da parte dei ragazzi e dei giovani. E invero l’arte e la contemplazione dell’arte -antica, moderna, contemporanea- hanno come conseguenza reale una crescita della carica interiore di un individuo: chi non dico coltiva ma semplicemente riconosce la esistenza delle arti ha un qualcosa in più da offrire, le sue vedute si ampliano e si aprono: un conto cioè provvedere ai propri bisogni in contesto troglodita, altro conto in contesto di civiltà: sostenere poi che mangiare e un tetto sulla testa vengano prima dell’arte e della cultura è una banale insensatezza in quanto tale rapporto non esiste: la cultura e la civiltà sono o dovrebbero essere, una componente perfino normale e naturale della personalità di ogni individuo, come i principi morali, la democrazia, il rispetto degli altri, la buona educazione ecc. a prescindere dunque dal principio ineliminabile della necessità biologica di ognuno. Qui risiede tutto. La civiltà non è certamente data solo dal frigorifero o dalla villa o dal suv come purtroppo normalmente si ritiene. Sono le visioni della realtà e dei fatti della vita che sono differenti e non di rado diametrali, a seconda se si coltivano le arti o meno.
Ora, tanto per fare qualche raffronto e per meglio comprendere la intiera situazione, se osserviamo che a Paestum, luogo unico al mondo, entrano forse trentamila visitatori paganti all’anno, al Museo archeologico nazionale di Napoli, il più importante del mondo, ne entrano forse trecentomila, al Museo Etrusco di Roma forse cinquantamila, alla Galleria Naz. d’arte moderna di Roma poco più di centomila, alla Galleria Naz. di Arte Antica di Roma forse cinquantamila, vale a dire in generale una presenza di fruitori che equivale, a soldi, al pagamento forse delle sole donne di pulizia -non vogliamo dire che peraltro la gran parte dei visitatori sono sicuramente stranieri!- allora ben si comprende l’astio e perfino l’odio dei nostri governanti verso i musei e le istituzioni museali e i tagli continui di fondi qui diretti, col risultato di aggravare irrimediabilmente la situazione. E quindi si capisce anche come a Frosinone capoluogo e in quasi tutti gli altri centri importanti non esistono istituzioni museali degne di questo nome. Cioè si può sostenere, senza essere lontani dalla verità e senza voler urtare la suscettibilità di nessuno, che se i nostri musei e istituzioni museali non vogliamo offrirli in gestione ai francesi o agli svizzeri o agli inglesi perché troppo mortificante pur se realista, ma semplicemente ai nostri quasi concittadini della Città del Vaticano, si può essere sicuri che queste cifre umilianti e vergognose indicate verrebbero a dir poco moltiplicate per dieci entro i prossimi cinque anni.
Se poi rileviamo che agli Uffizi di Firenze entrano un milione e mezzo l’anno, a Pompei più o meno altrettanti, e qui ci arrestiamo per non arrossire ulteriormente, allora si spiega veramente tutto! Cioè al solo Louvre entrano ogni anno tanti visitatori quanti ne entrano, abbondando, nei musei in tutta Italia! Non solo, ma laddove al Louvre si entra con 10 Euro, agli Uffizi e in tanti musei italiani ne occorrono quindici! Cioè meno sono frequentati e più sono costosi! Alla fine avverrà che le opere d’arte si guarderanno tra di loro, in mancanza di visitatori, come sta avvenendo. Inutile menzionare i milioni di visitatori che entrano ogni anno al Museo d’Orsay, all’Orangerie, al Museo Rodin, alla Tate, ai quattromilioni e mezzo del British Museum, ai milioni che entrano nei Musei nordamericani e agli incassi giganteschi e, soprattutto, al benessere sociale e morale e educativo che viene fornito alla comunità. A questo proposito c’è da notare che le Stanze Vaticane, dove si entra con 15 Euro e se prenoti per internet altri 4, è il Museo pagante più visitato d’Italia e tra i più visitati in Europa coi suoi quattromilioni e mezzo di visitatori l’anno: ma se notiamo che è gestito dal Vaticano, dai preti stessi dunque, allora si spiega anche questo enorme successo -quindi ecco spiegata la proposta solo apparentemente provocatoria di cui sopra- rispetto alla miseria e allo squallore della frequenza nelle istituzioni nazionali. Quindi non solo la disaffezione dei cittadini per mancanza di stimoli e di promozione e, diciamolo pure, la incultura e insensibilità congenite, quanto l’incapacità cronica e connaturata degli addetti alla gestione di queste pubbliche istituzioni di allettare e incentivare il pubblico e che, al contrario, ottengono il solo risultato reale di mantenere lontani i visitatori e di perfino scoraggiarne la venuta, a seguito della quasi sempre primitiva (una enciclopedia di giustificazioni) conduzione delle medesime. Michele Santulli
L’importante riflessione del Professor Santulli trova daccordo la redazione di lazionauta, che continua ad auspicare una inversione di tendenza nella gestione del patrimonio culturale anche locale. Adesso va di moda l’alimentazione a Km zero, noi speriamo che altrettanto presto diventi una moda conservare, promuovere e valorizzare l’arte partento dalla salvaguardia dagli artisti locali.
Suggeriamo di leggere anche gli altri pregievoli contributi offerti dal Professor Michele Santulli, ai lettori di lazionauta


14/11/2011 







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