La Ciociara di Moravia e i Ciociari di Frosinone
Vogliamo tornare sul II convegno internazionale su Alberto Moravia, su Elsa Morante e sul romanzo e sul film La Ciociara tenuto recentemente a Fondi a cura della Amministrazione Comunale. Un avvenimento culturale che per la Ciociaria è a dir poco inusitato e fuori del comune perché qui si parla talvolta di cultura e anche con roboanza ma se ne pratica quasi zero se si tiene a mente la comunità e non i soliti noti, presenzialisti di mestiere. L’iniziativa del Comune di Fondi in collaborazione con le Università romane è stata dunque del massimo significato in quanto ha messo sul tappeto dei fatti e delle realtà ormai patrimonio della Storia e dell’Arte. Qui sia particolarmente evidenziato e rammentato che il romanzo di Moravia ma soprattutto ovviamente quel capolavoro di traduzione cinematografica dovuta a Vittorio de Sica regista e a Cesare Zavattini scenografo e a Sofia Loren con le cioce ai piedi, hanno rappresentato per il concetto di ‘Ciociaria’ il secondo fondamentale veicolo informativo e direi promozionale, dopo la documentazione pittorica setteottocentesca del personaggio in costume ciociaro dovuta agli artisti europei. Cioè dopo l’apoteosi del costume ciociaro grazie agli artisti dei secoli passati lungo un periodo di almeno centocinquantanni, ne sono dovuti passare altrettanti all’incirca prima che qualcuno o qualcosa ritornasse sul tema. E, si rammenti ancora, sia il romanzo di Moravia e il film da una parte e sia la documentazione pittorica antica dall’altra, tutto veramente e semplicemente a livello mondiale. Quindi un plauso va al Comune di Fondi per questa significativa manifestazione. Solo nel capoluogo frusinate, dove tutti, a tutti i livelli, mai satolli della cementificazione del territorio, quella all’arembaggio quindi barbarica, la sola, secondo loro, ricchezza possibile per una società, ci si mobilita compatti a favore delle proteste dei palazzinari, allo stesso tempo ci si infervora, con paroloni, per la Cultura e il Turismo e addirittura per l’Agricoltura istituti trainanti, sempre a loro dire, della nostra società ma in realtà incapaci di realizzare un qualcosa di pragmatico e di intelligente: di fronte a questo evento di Fondi così degno di attenzione e di promozione sono rimasti come sempre, nei fatti, a zero e a niente. Non è successo nulla, non si sono resi conto, con la bocca piena di cemento armato e di turismo e di cultura e di agricoltura, a loro dire. Ma con i risultati che si vedono in giro.
Due anni fa è stato dimenticato a tutti i livelli il centenario della nascita di Umberto Mastroianni, un anniversario significativo data la celebrità dell’artista, se ne è ricordata una sola voce ma l’anno dopo, il resto zero. Due anni fa anche l’ottantesimo anniversario della morte di Amleto Cataldi: zero totale, come se si fosse trattato di un insetto. L’anno scorso il trentennale della morte di Libero de Libero è stato ricordato, anche ora da una sola voce, con ingiustificabile ritardo. Ma la concomitante ricorrenza dei 120 anni dalla morte e dei centonovanta dalla nascita, di Ferdinand Gregorovius, il primo e unico etnografo della Ciociaria, il primo scopritore e promotore, colui che per primo con affetto e partecipazione scoprì e svelò questa terra e questo costume ciociaro al popolo tedesco grazie ad un suo libro che ebbe dieci edizioni e che, in aggiunta, è stato lo studioso che per primo ha fatto conoscere le mura ciclopiche di Alatri e anche quelle di Norma a livello europeo, ebbene con somma sciagura e vituperio nessuno se ne è ricordato, nemmeno Alatri: ne può scaturire che se dipendesse dalle attuali istituzioni pubbliche e/o private, i ciociari frusinati passerebbero la loro esistenza come i ratti e i polli: senza passato, senza radici, senza storia, solo mangiando e defecando. Lo stesso dei novantanni dalla morte di Augusto Sindici, originario di Ceccano, illustre poeta romanesco, nemmeno per lui una parola, una voce. Il 7 febbraio scorso ci ha lasciato un altro grande ciociaro, stimato e considerato negli ambienti accademici e culturali del mondo intero, ebbene qui nella sua terra non vi è stata una istituzione che lo abbia commemorato e ricordato e additato alla pubblica attenzione e riconoscenza: sto parlando di Anacleto Verrecchia da Vallerotonda. Se si fosse trattato di un incidente stradale o del solito vecchio che cade dall’albero e che con ‘eliambulanza trasportato a Roma’, tutti i media indistintamente a scriverne e a parlarne, con il solito afflato lirico e abnegato: di Anacleto Verrecchia invece zero e niente.
Epperò sono gli anniversari il modo più semplice e meno impegnativo, tra l’altro, per tenere sveglia e desta la memoria dei grandi personaggi della Ciociaria e quindi l’interesse. Se si perdono queste possibilità, è finita. E’ un deserto. E la Scuola? E le biblioteche? E le associazioni culturali?
Qui appresso una serie di ricorrenze per quest’anno, già abbondantemente iniziato, senza nulla vedere e sentire in merito.
Ricadono il ventennale della morte di Giovanni Colacicchi e di Severino Gazzelloni, il quarantennale della morte di Giuseppe Micheli, il cinquantennale della morte di Domenico Mastroianni, i centotrentanni della nascita di Rodolfo Graziani e di quella di Amleto Cataldi, i centosessanta anni della nascita di Egidio Coppola e di Pasquale Fosca, i centosettanta anni della morte di Luigi Angeloni, e i duecentosessanta della nascita di Antonio Cavallucci e altre ancora a proposito di Tina Lattanzi, di Luigi Pietrobono, di Romeo Cavi e sicuramente altro ancora. E non stiamo parlando di personaggi legati al loro paesello o alla loro città bensì di figure che hanno dato un contributo alla cultura e all’arte e alla scienza a tutta l’Italia e, sovente, non solo all’Italia. Michele Santulli
lazionauta ringrazia l’autore di questo importante contributo e suggerisce di leggere anche gli altri pregievoli contributi offerti dal Professor Michele Santulli, ai lettori


29/04/2012 







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