La Ciociaria è morta, viva la Ciociaria
Un paio di giorni orsono in parte della stampa locale, cartacea e web, Fabio Forte, per venti anni, di cui dieci come sindaco, nella amministrazione di Arpino, coi risultati che si vedono guardandosi attorno e leggendo il bilancio comunale, oggi presidente della Unionfidi -una società della Regione Lazio- è intervenuto con una nota sicuramente degna di ammirazione per la chiarezza e anche il coraggio, sulla situazione attuale della provincia di Frosinone. Esporsi pubblicamente con tale definizione sulla Ciociaria (in verità sulla provincia di Frosinone) e altresì con la puntuale descrizione della attuale catastrofale congiuntura economica e sociale, è un merito notevole: in verità si tratta della pubblica accusa e della messa alla gogna di tutti gli amministratori della provincia per incapacità e per incompetenza, dal presidente della provincia ad arrivare a quello delle Comunità montane e a tutti i sindaci, ecc. Un contributo notevole dunque al cambiamento, sempre auspicato e mai nemmeno abbozzato da una “classe politica che fa danno”.
Siamo d’accordo con Lei, egregio Presidente Forte, ma non è la Ciociaria che è morta: i cadaveri, da sempre, sono altri, come anche Lei riconosce e dichiara: lo sono quei personaggi che beati loro, dopo aver capito come funzionano le cose, hanno investito delle risorse in una campagna pubblicitaria più o meno fiorita, più o meno forte, hanno fatto il colpo gobbo e sono diventati amministratori pubblici, grazie alle regole e guarentige democratiche, tra le quali notevole la ben nota dabbenaggine se non la stimolata collusione vera e propria, di non pochi elettori, o, come riconosce Lei stesso, grazie a un ‘ consenso deviato’. La capacità e bontà e qualità di siffatti
amministratori che da trenta-quaranta anni, salvo rarissime eccezioni, hanno dis-amministrato questa Provincia, le si vedono in giro e le si trovano confermate e e perfino ufficializzate nelle statistiche nazionali: siamo da sempre agli ultimi posti: e certamente non per colpa dello spirito santo o di forze occulte e certamente non per colpa degli studiosi ciociari, dei professori universitari ciociari, degli artisti ciociari di fama mondiale, dei filosofi ciociari, degli emigrati ciociari che occupano posizioni del massimo livello in tutti i paesi del pianeta, non per colpa degli artigiani e imprenditori ciociari, i quali sono loro che tengono alto, confermando una realtà secolare, la grandezza e il ruolo primario europeo nella civiltà e nella cultura svolti dalla Terra di Ciociaria per secoli e secoli. La Ciociaria è ben viva, morta è la provincia: la rovina, il disastro, ‘il cataclisma’ per ripetere le parole di Forte, sono rappresentati non dagli ometti di cui sopra -loro fanno solo il loro lavoro di ometti- bensì, in realtà, dalla incultura e mancanza di senso civico della popolazione che permette e promuove tali squalificate perniciose presenze, allo stesso tempo dalla assenza della Giustizia che non funziona, arretrata di cinquecento anni. Morti e cadaveri, a dir poco in verità, sono dunque gli uomini politici -perché di quelli si tratta- che detengono a tutti i livelli e con tutte le colorazioni partitiche, salvo rari esemplari, le chiavi del potere e della governance conseguendo, con le loro non-capacità, Fabio Forte parla di ‘mediocrità e di pressappochismo’, quanto si vede in giro: la terra delle cave (la più grossa e offensiva e perfino impudica ferita all’ambiente), del cemento armato selvaggio, dell’ippoterapia e della clown-terapia, del leone rampante e del concorso giornalistico internazionale e del festival lirico internazionale e perfino dell’esperanto, senza parlare dell’aeroporto,
dell’eliporto, dell’autoporto e della dorsale appenninica e dei campi fotovoltaici che incentivano addirittura il turismo secondo le parole di qualche alto benpensante regionale nostrano, la terra dove normalmente si pagano, solo coi soldi pubblici, presidenti, direttori, consigli di amministrazione per strutture che esistono solo sulla carta, nel silenzio tombale di tutti, specie delle opposizioni, così loquaci invece per le amenità. Non è la Ciociaria che è morta, è morto il territorio, la provincia di Frosinone in particolare, assassinati e lo si continua a fare, dai suoi governanti incapaci e inetti: la loro fortuna è che i cittadini ancora non si rendono conto o non si vogliono rendere conto del disastro e della catastrofe nella quale vivono per colpa della inettitudine di questi signori. Hanno portato il nobile termine ciociaro a divenir sinonimo di feccia, di troglodita scolarizzato: addirittura nel sito internet del partito nel quale milita il più alto rappresentante della cultura frusinate si legge: ‘ciociarizzazione di massa dell’Italia’ vale a dire che secondo questi signori il male maggiore che possa capitare ad una società è essere ciociaro!!
Bravo a Fabio Forte per il suo intervento! Michele Santulli
lazionauta ringrazia l’autore di questo importante contributo e suggerisce di leggere anche gli altri pregievoli contributi offerti dal Professor Michele Santulli, ai lettori


02/08/2012 







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