La prima volta in piazza del Quinto Stato

Si è svolta sabato 5 maggio a Roma la prima Assemblea Nazione de il Quinto Stato – Lavoratori indipendenti,  lavoratori e lavoratrici della conoscenza, dello spettacolo, dell’informazione, della cultura, formazione e ricerca. Lavoratori precari, a partita iva, con varie forme di collaborazione. Cervelli non in fuga ma in lotta e che vogliono dire la loro sulla riforma del mercato del lavoro. Con lo slogan “Se il governo non sa immaginare per noi un futuro, proveremo a farlo noi!” più di 29 soggetti tra movimenti e associazioni e ha raccolto l’adesione di oltre 50 sigle dell’auto-organizzazione, dell’associazionismo sociale e professionale.
Anche il Comitato Cinema Teatro Trieste Aperto-Viterbo ha partecipato denunciando la mancanza di spazi disponibili tutto l’anno dedicati alla cultura e, soprattutto, la non disponibilità, da parte dell’amministrazione, di impegnare e dare visibilità alle risorse che associazioni, compagnie,gruppi di lavoratori dello spettacolo e cultura offrono nella città, già da molti anni. La moda del “grande evento” che fa vivere la città per pochi giorni all’anno non è il solo modo di far cultura. La città ha bisogno di un impegno costante che rivitalizzi e che si nutra delle realtà che sono presenti sul territorio. Queste realtà  hanno solo il bisogno di essere riconosciute come elementi portanti dell’economia viterbese.

Appello contro il ddl Fornero e per una nuova idea di lavoro e welfare. Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d’autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell’economia collaborativa. Siamo cervelli in lotta, non in fuga, ovunque ci troviamo. Ci occupiamo di cura della persona, della tutela del patrimonio artistico. Ogni giorno produciamo beni comuni intangibili e necessari: intelligenza, relazioni, benessere sociale.Siamo il grande assente nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, tutto concentrato sullo strumentale dibattito sull’articolo 18. Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l’aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato, senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa.

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