La Valle di Comino: che cosa è?

Apprendiamo dai comunicati stampa apparsi sui media locali che sette sindaci della Valcomino tra cui Belmonte e Terelle in delegazione col Presidente del Consiglio Regionale On Abruzzese e relativo seguito, sono stati per due giorni in Iscozia in visita, scrivono, alla antica comunità ciociara dei luoghi.   

A noi interessa un aspetto della iniziativa  e cioè la compagine dei sindaci che ci obbliga a qualche riflessione.

Viene confermato che, per qualcuno, la configurazione geografica della Valcomino ancora oggi è un concetto tipo cautchouc: la si allunga o ritira ad libitum,  nel massimo arbitrio, come collocare lo Zimbawe in Africa o in Cina, a seconda delle contingenze del momento: geografia e storia diventano marginalia. Non c’è certezza di nulla: l’unica certezza è il cemento armato! Anche se tutti sanno come e quale è la Valcomino, in quanto è troppo evidenziata nella sua fisionomia.  La sua fisionomia fisica è ben chiara e netta,  come lo possono vantare determinati territori, è la geografia dei luoghi che lo dice e il nome ‘Valle di Comino’ lo conferma. Senza ribadire la sua uniformità storica e sociale nonché la comunanza dei destini. Stando così le cose allora è opportuno ricordare come si sono espressi gli studiosi in merito pur se tutto è già stato chiaramente descritto e illustrato sia in certi libri recenti   e sia nei media locali.

In verità la scelta è estremamente contratta in quanto questo lembo di Ciociaria nell’antica Terra di Lavoro, non è stato mai preso in considerazione e anzi perfino azzerato e ignorato nella sua  identità nel corso dei secoli. Conoscevano il territorio gli esattori delle tasse e gli arruolatori di soldati e il prete. Quando a Roma o a Napoli dovevano dare una provenienza ai pifferari e agli zampognari o artisti nomadi in costume ciociaro che vedevano in giro, parlavano di: Abruzzi. Roberto Almagià, l’insigne geografo in uno studio del 1911 osservava: “La Valdicomino….è completamente ignota anche ai moderni geografi…..Ciò dimostra che essa non entrò mai nel dominio dei geografi, ai quali rimase anzi sconosciuta, come lo è tuttora” (Ved. Boll. Soc. Geog. It. 1911, p.5).  Poi annotava che i Comuni che vi fanno parte e la costituiscono sono dieci e cioè: Casalvieri, Casalattico, Atina, Villalatina, Picinisco, Settefrati, San Donato Valcomino, Alvito, Vicalvi e Gallinaro. Un secondo studio risale al 1965 (Renata Marsili: La Val di Comino. Note antropogeografiche. Boll. Soc. Geogr. Ital. Nov.dic. 1965) e vi si conferma detta configurazione precisando solamente che Posta Fibreno, una volta frazione di Vicalvi, ora è Comune autonomo ma che comunque dal punto di vista geografico non ha rapporti con la Valle di Comino e quindi ignorata.

L’Almagià certamente data la situazione si è limitato solo alla realtà geografica dei luoghi escludendo dunque S.Biagio S. e Cardito/fraz.di Vallerotonda in quanto situati sulla catena  delle Mainarde che effettivamente, orograficamente, connotano una loro specifica autonomia pur se va detto che anche Picinisco è territorialmente in gran parte estesa sulle Mainarde.  Noi però, sempre sulla scorta scientifica della relazione Almagià e di quella della Marsili, rivolgendo lo sguardo anche verso una indiscutibile e incontestabile affinità e uniformità sociale, antropologica, storica, di comunanza di destini che li caratterizza e li accomuna e li qualifica -all’epoca non ancora storicizzata quindi sconosciuta- ma anche geografica pur se non orografica, non possiamo non includere nella lista dell’Almagià di cui sopra -assurdo e antistorico sarebbe non farlo- anche i Comuni di San Biagio Saracinisco e di Cardito frazione di Vallerotonda: perciò la Valle di Comino consta di dodici entità comunali arroccate da cinquecento a mille metri di altitudine sui monti che fanno corona: Atina il più importante e il più antico, Villalatina, Picinisco, San Biagio Saracinisco, Cardito frazione di Vallerotonda, Settefrati, San Donato, Alvito, Vicalvi, Casalvieri, Casalattico. Tutti assieme superano di poco i quindici mila abitanti. Nel rilievo centrale si leva Gallinaro a circa550 m. All’illustre geografo, dunque non poteva venire in mente di aggiungere quello che è fuori della Valcomino! Voler perciò mutare, alterandolo, o piegare a personali e/o contigenti situazioni, tale  perfetto e sincrono complesso naturale,  è mera oscenità.

Aggiungerne altri quali Fontechiari o Belmonte o perfino Terelle e Campoli Appennino o Posta Fibreno come fanno in generale alcuni politici e anche qualche studioso, ci porta fuori dei caratteri comuni  -basilari e distintivi- di cui sopra e si aprono altri contesti come quello dello Zimbawe in Cina.  Invero, sulla scorta dunque dei comuni destini e  della identità sociale e naturale e geografica, sono le pendici molisane delle Mainarde che andrebbero aggiunte e cioè Filignano con le sue frazioni (Cerasuolo, Mennella, Mastrogiovanni, Selvone ed altre), cosa che in realtà nel passato era già  ritenuta e sentita una realtà acquisita e incontestata da parte delle popolazioni dei luoghi. Ma questo è un altro argomento.

Estrema sintesi: i comuni della Valle di Comino sono dodici ed  essa è la matrice della Ciociaria, della prima emigrazione, del costume ciociaro, dei modelli di artista, la fucina di tutto. Pur se i suoi sindaci -e non tutti!-  cominciano solo ora, con colpevole ritardo, ad averne consapevolezza, dopo averne devastato o fatto devastare il territorio e l’ambiente, e continuano a farlo, selvaggiamente.  Michele Santulli

lazionauta ringrazia per questa importante corrispondenza il gentilissimo Professor Michele Santulli, instancabile promotore e animatore del bel culto.

Quelli che seguono sono altri graditi contributi forniti ai lettori di lazionauta dal Professor Michele Santulli di Arpino.

Cezanne e i suoi modelli di Atina“. “Una riflessione sul Certamen“. “Loreta Arpino modella amatissima di Matisse“. “Quattro modelle sorelle di artista“; “Tornate in Ciociaria le mietitrici di Castrocielo“; “Cezanne e i suoi modelli di Atina“; “I modelli Ciociari esposti a Roma“, “Un Colacicchi è atteso in Ciociaria“, “Un Colacicchi è sfumato in Ciociaria“, “Privatizziamo le mura ciclopiche di Arpino“, “Che cosa è la Ciociaria“, “Gabrielle Flammarion celebre figlia di modella“, “Anagni, la Cappella e la barbarie“, “Anagni, la Cappella e la barbarie II parte“, “La strada più antica di Arpino è forte“, “Opere d’arte Ciociare in abbandono“, “I colori di Arpino e il forestiero“, “Gallinaro per un giorno patria dell’arte“, “Un evento mondiale, carta straccia“, “Gallinaro, l’Olimpo dei modelli d’artista“, “In ricordo di Libero de Libero“, “Un piccolo capolavoro torna in Patria“ e “La sfortuna … di Amleto Cataldi“, “Umberto Mastroianni e Libero de Libero: Abbasso“.

 

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