Labro

Il nome deriva dal latino lavabrum (bagno) ricordando il lago di Piediluco; o dall’aggettivo glaber (nudo) per il terreno senza vegetazione o ancora da labrum (vasca), riferendosi a qualche sorgente situata nelle vicinanze

Tra Storia e Società                                Comune in pillole

Araldo municipale

Labro è un grazioso comune tra i più piccoli della provincia sabina; sembra quasi di vederlo adagiarsi con la sua forma che ricorda il ventaglio, su un colle che a sua volta si apre sulla Valle del Fuscello e sul lago di Piediluco, mentre alle spalle è dominato dalla catena del Terminillo. E’ proprio bello e rilassante fare qui delle escursioni attraversando quindi le tortuose stradine dove si potrà vedere la beltà mostrata dai paesaggi lacuali e montuosi, che si aprono tra le abitazioni di pietra e dal belvedere che troviamo sulla sommità del paese. Il nome del paese ha una origine non proprio sicura infatti per alcuni deriverebbe dal latino”aper, aprum” che secondo una leggenda è il cinghiale, per altri invece Labro è una derivazione di “lavabrum” che in latino significa “vasca, bacino” questo per la prossimità del paese del lago di Piediluco, un tempo assai più esteso, sul cui bordo anticamente ci sarebbe stato il paese.

Panoramica cittadina

La prima fortezza di Labro venne edificata dal signore De’ Nobiliun, un patrizio reatino che durante una battuta di caccia, aveva fatto promessa di costruire un castello proprio dove avrebbe abbattuto il suo primo cinghiale; a memoria di quell’episodio, ancor oggi lo stemma del paese reca su di sé l’immagine di un cinghiale sotto una quercia. Dal Decimo secolo dell’era moderna si hanno già notizie precise sulla contrada e sul castello di Labro, fatto costruire dai Nobili a somiglianza della Rocca di Spoleto; dal 956 inizia la storia feudale del paese, quando l’imperatore germanico Ottone I investe Aldobrandino de Nobili signore di Labro (il cognome Nobili deriva dal soprannome con il quale venivano designati i Signori di Labro: i nobili di Labro, appunto) e concede a lui, oltre al titolo di signore, la signoria di altri 12 castelli situati tra il ducato spoletino e il contado di Rieti. Il periodo medioevale non fu proprio un’epoca tranquilla per Labro; proprio per le lotte svolte in quel periodo, il paese si fece la fama di centro battagliero e proprio tante furono le guerre che Labro combatté contro i castelli vicini, e particolarmente violente furono quelle contro la Rocca di Luco. Proprio per una di queste guerre nella seconda metà del ‘400, la famiglia de’ Nobili perse la signoria di Labro e l’inespugnabile arroccamento che sorgeva nella parte alta del paese comprendente, tra l’altro, un’altissima torre dalla cui sommità si poteva ammirare gran parte del circondario.

Panoramica cittadina

La famiglia Nobili – per trovare un valido appoggio nella lotta contro o Normanni, che all’apice del loro splendore furono ai confini di Morro e che dalla metà del XIV secolo alla fine del XVII secolo i Nobili di Labro ricoprirono cariche pubbliche nel governo della città di Rieti – donò nel XII secolo a San Giovanni in Laterano, la quarta parte di Labro. Alla nobile quanto antica famiglia dei signori rimasero solo la cinta delle mura del castello, e appoggiandosi a questa Giordano De’ Nobili, nel XVI secolo edificò un palazzo forte, tutt’ora esistente e di proprietà della famiglia Nobili Vitelleschi.

Tra le righe

La struttura portante del paese, si apre percorrendo il corso del sole; l’abitato lo vediamo degradare dalla cima del colle, poco alla volta: la prima parte che è anche la più antica, è quella del castello e della torre orientata verso est; poi si incontra la fascia dei palazzi nobiliari, ai quali fa seguito la fascia delle case della gente comune. Questi tre percorsi principali scavati nella roccia (che però sono anche uniti fra loro da percorsi secondari), sono la spiegazione della nascita di Labro: infatti il percorso più basso serve una fascia di abitazioni di tipo unifamiliare, costituito da artigiani o contadini; il tracciato intermedio comprende palazzi di tipo signorile mentre il percorso più alto (che è da considerarsi anche come via di accesso al castello), è edificato sulla parte più elevata del colle. Questa fisionomia, disegnata dalla esigenze del tempo, è passata indenne attraverso la storia, per arrivare intatta ai giorni nostri; neanche i numerosi terremoti e le guerre hanno lasciato un segno mentre si ricorda un episodio accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale quando durante una rappresaglia, cinquantuno cittadini di Labro furono messi al muro! Fu solo per il deciso intervento della Marchesa Maria Giovanna, che si riuscì a rimandare l’esecuzione grazie alla sua conoscenza del tedesco e ad una preziosa abilità diplomatica, salvando così la vita di un paese intero. Nel dopoguerra, a causa dello spopolamento, Labro, rischiava di abbandonare la sua identità storico urbanistica. Sulla Via Garibaldi si aprono splendide finestre cinquecentesche, architravi decorati ed un portale a sesto acuto della fine del trecento mentre sulla via Vittorio Emanuele si offrono al visitatore una bella finestra guelfa ed una grande porta tardo-rinascimentale con bugnato a rilievo.
Diversamente dai paesi vicini, Labro ha sempre avuto la responsabilità di conservare la sua fisionomia e struttura storico architettonica. Possiamo così oggi ammirare Labro come era allora con un passato di forte isolamento che ha custodito intatto un patrimonio di grande cultura e di arte, pronto e disponibile a concedersi al visitatore senza riserve, ma preservando le radici del suo passato.

Il castello. Il castello di Labro fa parte di quel gruppo di insediamenti fortificati, fondati per iniziativa signorile tra il X e XI secolo sulle pendici sud-ovest delle montagne del Terminillo. Il merito della fondazione fu della famiglia Nobili; Le fonti relative alla storia della famiglia Nobili Vitelleschi, si basano sulle notizie fornite dall’archivio di famiglia, dal manoscritto “Storia di Labro” del Notaio Ippolito Tabulazzi (1630), dall’opera di Michele Michaeli “Memorie Storiche della città di Rieti e dei paesi circonvicini” e dagli Archivi della storia d’Italia (Rieti).

Demografia

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La situazione demografica a Labro in questi ultimi anni promette proprio bene, come potete anche verificare guardando la cartina che trovate sulla vostra sinistra. Infatti questo comune che ha vissuto in maniera drammatica gli anni a cavallo del secolo scorso, e poi ha continuato ancora per alcuni decenni a perdere sempre più iscritti all’anagrafe, nel decennio iniziato nel 1991 ha vissuto una significativa rimonta aumentando di circa 60 i suoi residenti. Nel periodo successivo, ovvero nei primi anni del nuovo millennio, la popolazione è rimasta più o meno stabile ma quel successo indicato porta con sè dei buoni segnali che vanno valutati sul lungo periodo. Lazionauta è da sempre convinto che un numero maggiore di residenti, favorisce l’importante conservazione delle tradizioni popolari perchè il dispendio di energie si distribuisce su molte persone. Ma qualche volta non è così come egregiamente ed energicamente Labro dimostra; andateci per credere!

 

La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti  

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