Latera
Tra Storia e Società Comune in pillole
Il piccolo e grazioso paese che si trova arroccato a chiocciola tra le colline a 43 chilometri dal capoluogo Viterbo, in una vallata di origine vulcanica, è ricco di boschi e vegetazione. A tutt’oggi il sottosuolo di Latera è caratterizzato da attività vulcaniche e soprattutto da effusioni geotermiche nella vallata che è alquanto pianeggiante, e si trova a sud del paese lì dove viene chiamata la Piana). I primi documenti storici che attestano l’esistenza di Latera risalgono all’epoca romana nel XI secolo quando fece parte del patrimonio di San Pietro in Tuscia, diventando comune dopo essere stata assoggettata da Orvieto nel XIII secolo, mentre nel XIV secolo il Cardinale Albornoz, la riportava nuovamente sotto il dominio della Chiesa. Nel 1408 che il Papa Gregorio XII concede il vicariato a Ranuccio Farnese di Latera e dell’omonimo paese accanto (Farnese, la storia di Latera è legata alla famiglia Farnese da una storia lunga, appassionante e soprattutto indelebile), costituendo così un Ducato indipendente da quello limitrofo di Castro. I Farnese regnarono qui fino all’anno 1650 circa, costruendo il Palazzo Ducale (visitabile) ubicato sulla piazza della Rocca, accanto alla Chiesa di San Clemente.
I Farnese ebbero la concessione del Vicariato, ed intrapresero proprio numerose iniziative per migliorare la vita in tutti i sensi della cittadina. Tra leggenda e tradizione si dice che la dinastia Farnese sparì dal paese per l’intervento di un coraggioso calzolaio appena maritato che, contrario all’abuso imposto dal Signore di Latera, il quale doveva ricevere in dono la prima notte di nozze con la sposa appena maritata, salì a palazzo e lo uccise.
Latera fu comunque testimone della Campagna garibaldina per la liberazione di Roma del 1867.
Tra le righe
“La serra della Maremma“ è a ovest del crinale del lago di Bolsena a circa 500 metri sul livello del mare, con una pendenza che arriva fino ad 630 metri in un territorio montano, considerato ideale per la coltura del castagno. Infatti nel circondario sono disseminati qua e là moltissimi castagneti da frutto plurisecolari in quanto qui è conosciuto e coltivato fin dai tempi antichi in particolare nella qualità del marrone, garanzia di ottimo sapore. Anche durante il periodo del Ducato Latera Farnese, i duchi proibirono il taglio degli alberi sulle colline adiacenti, poiché i castagneti rendevano l’aria molto salubre. La pena per gli eventuali trasgressori era di uno scudo d’oro per ogni albero tagliato. La macchia funzionava anche da barriera naturale, da rifugio inaccessibile ai briganti di fine ’800.
Mentre le castagne un tempo, erano considerate il “pane dei poveri”, oggi rappresentano un frutto invernale molto gradito in cucina sia bollite che arrosto, ma anche gli elaborati marrons glacés al più semplice castagnaccio o addirittura per farcire l’arrosto in agro-dolce. Ogni anno l’ Amministrazione Comunale mette a disposizione un castagneto plurisecolare di proprietà comunale, agli organizzatori della: “Sagra delle castagne“, la manifestazione che normalmente si svolge tutti gli anni nell’ultima domenica di ottobrequando, oltre alla degustazione del pregiato frutto e dei suoi derivati, prevede anche conferenze – dibattiti e incontri sulla castagna e sulla vinificazione nella Tuscia. L’importante Chiesa di San Rocco (Patrono degli appestati) è stata costruita – con tutta probabilità - intorno al 1400, come voto fatto durante la peste che, in quegli anni, mieteva a centinaia le vittime. Questa Chiesa di piccole dimensioni vanta un singolare altare in marmo monoblocco, sovrastato da un pregevole affresco del Santo che, con l’indice della mano destra, indica una ferita sul ginocchio, ed un cagnolino bianco seduto vicino. La Chiesa di San Clemente è stata eretta sotto il governo dei Farnese ed attualmente è in buono stato di conservazione con opere di buon valore artistico. Il Borgo Medioevale Tipico borgo antico fatto di viuzze con particolari caratteristici ed interessanti in molti punti talvolta anche estremamente panoramici per questo comune che beneficia di una posizione molto favorevole e particolare: confina infatti con la Toscana a nord (precisamente con il comune di Pitigliano), è molto vicina al Lago di Bolsena a est da dove dista pochi chilometri (pur non facendo parte alcuna spiaggia del territorio comunale) e ad ovest confina con un altro lago molto più piccolo: il Lago di Mezzano.
La festa di S. Isidoro che si svolge l’ultima domenica di maggio, rievocando e celebrando con orgoglio la cultura contadina perchè questa e’ la festa della terra, della natura, e affonda le proprie radici nel profondo medioevo; di questa manifestazione che si arricchisce con un corteo religioso, una suggestiva rappresentazione scenica ed un gustoso pranzo sociale, si possono avere due chiavi di lettura: la prima il contrasto fra il latifondo e il contadino, quest’ultimo umiliato dal padrone il quale gli vieta di santificare la festa; la seconda ha un contenuto prettamente religioso, una religiosita’ propria dei poveri fuori dalle regole ufficiali della chiesa, forse meno dotta ma sicuramente più vicina ai bisogni della gente. Di questa festa popolare quanto legata alla tradizione, lazionauta ringrazia quanti hanno voluto ripristinarla dopo circa 30 anni di fermo dimostrando sensibilità, buon gusto e amore per il proprio comune .
Demografia
Latera negli ultimi settanta anni ha dimezzato la propria cittadinanza. I residenti che qui nel 1931 erano 1.875 (lo dice l’Istat e Wikipedia ci aiuta a leggerli meglio attraverso l’elaborazione grafica), nei primi anni del nuovo secolo sono diventati “appena” 978; un calo progressivo e costante quindi che viene proprio da lontano e che sembra quasi inarrestabile, mentre Lazionauta invita e suggerisce a tutti i propri lettori, di fare una visita a Latera, per capire meglio anche la propria storia e non solo quella di un paese vissuto dentro nobili e antiche tradizioni. Ttrascorrere una bella giornata di “relax culturale” o se preferite di “Ozio creativo” a Letera, è un regalo che facciamo a noi stessi senza però dimenticare che anche i cittadini tutti e gli amministratori compresi, per conservare ancora nei secoli le loro nobili tradizioni, devono mettere in essere politiche valide a sostegno demografico, incentivando non solo gite culturali, ma anche eventuali nuove richieste di trasferimenti o meglio ancora, nuove nascite, vista la crisi demografica in corso.
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