Lettera aperta al Presidente INPS Mastrapasqua

Seguiamo da mesi l’infinita querelle sul numero reale degli “esodati”. Un tema avvincente che coinvolge il sistema mediatico e che la maggior parte degli “esodati”, dei mobilitati ma anche quella grande massa di disoccupati over50, privi di qualsiasi tutela, segue con un misto di rabbia e di pena per l’insipienza, mista a spocchia, dei grandi tecnici prestati alla politica. Rabbia e pena nei confronti di chi, autoproclamatisi superesperti e portatori di ricette capaci di risolvere i problemi del paese, hanno avviato da mesi una strategia che ha come elemento portante il massacro programmato di ampi strati della popolazione.

Non crediamo di dover spendere parole sulla rabbia di chi si è visto spostare in avanti di svariati anni il traguardo della pensione o di chi, peggio ancora, privato da anni di una occupazione, non dispone di uno straccio di sostegno pubblico come avviene nella stragrande maggioranza dei paesi europei. Appare invece penoso il gioco del lotto sui numeri di coloro che sono stati ancora una volta penalizzati dall’ennesima riforma previdenziale, gioco che si sviluppa sulla pelle di centinaia di migliaia di cittadini. Stanchi di essere presi per i fondelli, crediamo sia ora di parlare chiaro.

L’INPS, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, dispone di tutte le informazioni necessarie a chiarire ogni possibile dubbio. Potremmo dire che l’INPS conosce vita, morte e miracoli, della stragrande maggioranza dei cittadini italiani in età lavorativa. L’INPS ha investito negli anni decine di miliardi per dotarsi di imponenti sistemi informativi, di computer di altissimo livello, all’interno dei quali sono regolarmente archiviate le situazioni di tutti i cittadini in età lavorativa.

L’INPS sa chi sta lavorando e versa dei contributi, chi versa contributi volontari, chi passa da una cassa previdenziale ad un’altra, chi si trova in cassa integrazione o in mobilità, chi usufruisce e per quanto tempo di una indennità di disoccupazione, chi ha aperto o chiuso una Partita IVA e, soprattutto, chi ha interrotto il versamento dei contributi e, si può desumere, abbia quindi perso il lavoro.

Possiamo dire che l’INPS, molto più dell’ISTAT, dispone di informazioni reali sul numero dei disoccupati nel nostro paese ed in particolare di quei disoccupati in età matura dei quali l’ISTAT sembra non essere in grado di fornire dati attendibili. A scanso di equivoci anticipiamo l’obiezione scontata dei soliti pierini: “non è detto che chi ha interrotto il versamento dei contributi sia realmente disoccupato perché potrebbe lavorare in nero”. Ammesso che possa esistere una percentuale di persone che lavorano in nero rispondiamo ai pierini che un over50-55 che interrompe i versamenti contributivi a pochi anni dal raggiungimento del monte previsto per la pensione e decide di lavorare in nero, o soffre di una patologia autolesionista oppure, si è trovato costretto ad accettare di lavorare in nero per poter sopravvivere visto che lo Stato se ne fotte della sua condizione.

Analogo discorso va esteso alle Partite Iva, non a caso proliferate negli ultimi anni, i cui possessori sono automaticamente classificati come “autonomi” professionisti benestanti. Anche in questo caso l’INPS dispone di tutte le informazioni relative al reddito di questi soggetti ed è in grado di sapere quanti siano effettivamente ricchi imprenditori e quanti invece, costretti ad aprire una Partita Iva per poter ambire ad un lavoro super sfruttato e sottopagato, grazie alle norme sui contratti flessibili, che nulla ha di autonomo e molto ha di lavoro dipendente mascherato ad uso e consumo degli interessi degli imprenditori.

Infine, INPS è in grado di sapere quanti di questi “autonomi” sono rimasti senza reddito e senza pensione con la truffa della Gestione Separata obbligatoria. Se tutto questo è vero, come è vero, perché appare così difficile riuscire ad rendere pubbliche queste informazioni fondamentali per far comprendere la realtà del paese ?

La motivazione è di natura strettamente politica ed è più che evidente che alla politica, al Parlamento, al Ministro del Lavoro, non può piacere l’idea che quei dati vengono esplicitati. Come potrebbero infatti spiegare che il dato ufficiale sulla disoccupazione è molto più consistente di quello comunicato trimestralmente dall’ISTAT ? Come potrebbero accettare il fatto che i disoccupati maturi privi di reddito, sommati agli “esodati” e ai “mobilitati”, porterebbero la cifra globale dei diseredati in questo paese molto vicina al milione di unità ?

E come potrebbero accettare che si venisse a sapere quanti giovani e meno giovani lavorano con contratti e salari talmente vergognosi al punto che considerarli occupati appare quanto meno un insulto all’intelligenza ? Per anni ci hanno raccontato favole sulle ricette per salvare il paese, il lavoro e l’occupazione. Per anni ci hanno propinato provvedimenti legislativi che hanno penalizzato ed eliminato pensionandi a pochi anni dalla pensione, che hanno creato generazioni di giovani precari e senza futuro. Per anni ci hanno parlato della necessità di un sistema di welfare universale di cui non si è vista traccia.

Come potrebbero oggi accettare che, dati reali a disposizione del paese, si chiedesse loro conto di quanto di colpevolmente sbagliato hanno fatto in tutti questi anni ?

Noi ATDAL Over40 chiediamo all’INPS che, lo ricordiamo, è un ente pubblico, di rendere immediatamente pubblici tutti i dati dei disoccupati over50, di tutti coloro che non hanno più la possibilità di versare alcun contributo previdenziale, di tutti coloro che sono senza reddito, senza alcuna tutela e senza alcuna possibilità di pensione, se non tra 2, 4, 6, 9… anni.

Troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione.

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