Micigliano
Potrebbe derivare dal latino Mecilius, nome di persona con l’aggiunta di anus che sta per possesso
Tra Storia e Società Comune in pillole
Micigliano è un piccolo villaggio di origine Medievale nato su uno sperone roccioso del versante Sud-Est del Monte Terminillo; situato vicino alle Gole del Velino, lungo il tratto della valle dell’omonimo fiume, circondato dal Terminillo e dal Monte Velino, gode di uno splendido panorama in tutte le stagioni dell’anno, con sfumature all’alba e al tramonto, che esaltano la visuale. La nascita del territorio risale all’epoca antica, come dimostrano alcuni ritrovamenti archeologici. Le prime notizie sull’insediamento di Micigliano risalgono alla metà del X secolo e ricordano come nel 943 l’Abbazia di Farfa acquisì dei terreni “in locus qui nominatur Micilianus”. Nel X secolo divenne, con i vicini castelli di Cesura e Vischiata, nucleo centrale del feudo dell’Abbazia dei Santissimi Quirico e Giulitta, edificata dai Benedettini nel X secolo. Dell’insediamento di Vischiata sono tutt’oggi visibili i resti (mura di cinta, abitazioni), mentre il feudo ecclesiastico fu abolito all’inizio del XIX secolo. Il paese nei secoli, continua a mantere l’originario assetto urbano; lungo la Via Garibaldi si possono ancora osservare edifici con possenti mura realizzate in pietra e portali decorati con rilievi scultorei. La chiesa Parrocchiale di San Biagio è stata restaurata come ricorda una targa posta al suo interno.
Tra le righe
L’economia locale di Micigliano che si può raggiungere da Roma attraverso la Via Salaria, percorrendola fino all’altezza del km 101,500, si basa soprattutto sull’agricoltura e sull’allevamento: la coltivazione delle castagne è da sempre attività economica basilare per la comunità di Micigliano, mentre nella zona è discretamente sviluppato il turismo invernale su diverse piste da sci.
Il Museo. L’amore ed il rispetto per il patrimonio storico-culturale si esprimono a Micigliano anche attraverso il locale Museo Civico delle Tradizioni Popolari che troviamo in un edificio prospiciente la sede del Comune. Qui troviamo le testimonianze della civiltà agricola e pastorale tipica dell’area gravitante sull’Alta Valle del Velino, distribuite in un percorso espositivo che passa gradualmente dall’ambiente esterno (campi, boschi, monti) a quello urbano, per concludersi attraverso la cantina, nel cuore della casa. Vengono cosi’ documentate le attività economiche basilari, quali il lavoro dell’agricoltore, del pastore, del boscaiolo, del fabbro e del falegname, con l’esposizione di oggetti capaci di suggestioni profonde evocatrici di un mondo da non dimenticare. Da sottolineare nel settore riservato all’agricoltura l’esposizione di aratri, da quelli più antichi di legno a quelli più recenti in ferro, e di tregge, speciali slitte trainate da buoi la cui forma è in relazione al tipo di materiale trasportato (sassi, concime e prodotti delle colture). La coltivazione delle castagne – da sempre attività economica basilare per la comunità di Micigliano – è documentata da rastrelli e ramazze utilizzati per la pulitura del terreno, molle per l’estrazione delle castagne dai ricci, cesti e panieri per la raccolta e trasporto dei frutti, graticci per l’essiccazione delle castagne al calore del camino. L’opera del falegname è presente in ogni angolo del Museo con l’esposizione di arche e casse di diverse dimensioni, arricchite da pregevoli motivi decorativi incisi: nel tipo grande si conservano le granaglie, in quello medio viene riposto il pane, in quello piccolo si custodisce il corredo. Al lavoro del fabbro riportano tutta una serie di strumenti, quali il mantice per la fucina, martelli, tenaglie, lime, trapani, stampi per fabbricare chiodi, che servivano per costruire gli attrezzi agricoli (zappe, vanghe, falci, vomeri per aratri) o venivano impiegati nell’attività di maniscalco svolta dallo stesso fabbro. La viticoltura, altra importante attività produttiva del luogo, è documentata da un particolare strumento impiegato nella pigiatura dell’uva: l’abberrocchio. Questo è un rudimentale torchio formato da una grossa trave fissata, per una estremità alla parete della cantina dove è addossata la vasca di premitura; alla parte opposta della trave è attaccata una grossa pietra che viene sollevata da un mulinello e che, ricadendo, trascina in basso la trave la quale a sua volta preme le vinacce contenute nella vasca tramite una pila di tavole poste al di sopra. La tessitura e la filatura sono ampiamente illustrate da un telaio completo di tutti i suoi elementi (cassa, licci, pettini, subbi, navette e spole) e da quelli strumenti come i fusi, le rocche, gli aspi e i filatoi che permettevano il confezionamento sia della biancheria che degli indumenti necessari a tutti i componenti della famiglia. Completa il percorso espositivo la ricostruzione di un angolo significativo della casa: la cucina con il focolare dove la famiglia trascorre gran parte della giornata, specie nei mesi invernali, impegnata nella produzione di oggetti di uso personale, domestico e attrezzi da lavoro. Oltre agli oggetti di uso domestico, in ogni cucina era appeso, sopra al camino, un piano ad intreccio, la rata, dove venivano poste ad essiccare le castagne. Nella sezione fotografica del museo, foto storiche che riprendono scene di lavoro, ritratti di famiglia, feste patronali, testimoniano i vari aspetti della vita economica e sociale di Micigliano e nel contempo consentono di far rivivere gli oggetti e le suppellettili esposti operando un processo di ricontestualizzazione.
Demografia
Micigliano è tra i gioiellini di Lazionauta, il nostro portale! Piccolo quindi, molto piccolo come comune e con un compito proprio arduo: quello di mantenere in piedi e con orgoglio la sua storia medievale che non possiamo in nessun modo perdere proprio perchè è quella la nostra storia. Ubicato su uno sperone roccioso, da Micigliano si gode uno spettacolo bellissimo ed unico ma ciò evidentemente negli anni non è bastato ai suoi abitanti che dal 1901 quando erano 914, hanno iniziato ad emigrare verso altri lidi fino a ritrovarsi ad essere all’inizio del nuovo millennio in soli 148! Una lunga storia che si somma a quella precedente fatta di lunghi momenti di luci ed ombre ma anche di grandi soddisfazioni e di tanto orgoglio che ora ritroviamo tra chi è tenuto a raccontarci le vicende che ci riguardano da vicino. Proprio per questo Lazionauta invita calorosamente i propri lettori, a fare una visita a questo comune che sprizza aria di cultura da ogni suo muro.
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