Monte San Giovanni in Sabina

Monte per la conformazione geografica, il nome del Santo è quello particolarmente venerato mentre la specifica “Sabina” è del 1882

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Tra Storia e Società                                                Comune in pillole

Araldo municipale

La storia geologica di questo “angolo della Terra”, è molto interessante e particolarmente suggestiva: infatti sono molti i geologi che riferiscono che questa storia risale ai tempi dell’antico continente Pangea, quando c’era un unico infinito continente che a sua volta era circondato da Panthalassa, un unico grande oceano. Inserito tra i due blocchi enormi di questo super continente (il settentrionale detto Laurasia, che ha dato origine all’America settentrionale e all’Eurasia, e Gondwana quello meridionale, da dove nacquero l’America meridionale, l’Africa, l’Antartide e l’Australia), si incuneava una parte di questo oceano. Con il progressivo allontanarsi dei due grandi blocchi, questa parte di mare si allargò fino a divenire un oceano chiamato dai geologi “Mare Tetide” dal nome dell’antica divinità marina. Durante gran parte dell’era Mesozoica (230 – 70 milioni di anni fa) sul fondo di questo mare, si accumularono nuovi sedimenti formando nuove rocce; nelle acque basse lungo la costa e nelle insenature, sulle rocce sommerse vivevano miriadi di organismi, alghe e coralli che diedero vita a barriere costituite dai loro scheletri calcarei, e che racchiudevano vaste lagune fino a costituire delle piattaforme carbonatiche, spesse anche alcune migliaia di metri, di cui una delle più antiche è conosciuta come: “laziale-abruzzese“; le rocce formatesi ai bordi di questa piattaforma è detta: ”successione umbro marchigiano sabina” e sono quelle che formano i Monti Sabini, più “anziani” di così”! Basta ciò perchè Lazionauta inviti i propi lettori a visitare questo grazioso comune che dall’epoca appena raccontata, ha accumulato anche mille altre esperienze che sono lì in bella vista a testimoniarne la storia.

Particolare edificio storico

La prima notizia dell’esistenza del Castello di Monte San Giovanni in Sabina è  contenuta in un contratto di vendita del 1240 conservato nell’Archivio di Stato di Rieti. Presumibilmente nello stesso anno, Giovanna de Radolfis l’ultima discendente della consorteria del Camponeschi - i grandi colonizzatori delle aree in quota dei Monti Sabini -, vendette a Napoleone Orsini i castelli di Poggio Perugino, di Monte San Giovanni, di Montenero e delle Macchie, con il giuspatronato su un quarto della Chiesa o Abbazia di Santa Maria de Monte, che si trovava vicino a Castiglione di Cottanello. Quando gli Orsini acquistarono quest’area, l’insediamento era ormai completato: i castelli di Monte San Giovanni, di Poggio Perugino e di Montenero esistono ancora e possono essere visitati, mentre l’unico che non esiste più è il castello delle Macchie, che si trovava sul bordo orientale dell’attuale territorio del nostro Monte San Giovanni in Sabina. L’opera di conquista agraria e di riorganizzazione territoriale era stata portata avanti dai Camponeschi, ed era stata particolarmente attiva tra X e XII secolo nelle aree in quota ai Monti Sabini (geograficamente nell’area compresa tra Castiglione di Cottanello, a Casaprota), per poi scomparire senza lasciare indizi. Intorno all’anno 1100, Monte San Giovanni divenne gradualmente il centro principale degli Orsini in tutta questa zona dove  furono prosciugati numerosi laghetti che punteggiavano le vallate vicino al castello delle Macchie e alla chiesa di San Sebastiano. Poco alla volta la potente famiglia baronale romana, estese il dominio su tanti altri castelli - come leggiamo nel testamento del 1476 redattoda Pierangelo Orsini, signore di Foglia, di Gavignano, di Mompeo, di Montenero, di Tancia, di Monte San Giovanni, di Casaprota, di Collelungo, dei castelli abbandonati di Giulianello e di Montefalco, della metà di Monteleone, di Ornaro e di Torricella, e, nella valle del Turano, di Bulgaretta, dei castelli diruti di Pietraballa e di Rocca della Salce e di tre quarti di Collepiccolo, oggi Colle di Tora.

Monte San Giovanni rimase in possesso degli Orsini fino agli inizi del XVII secolo, quando il castello tornò alla camera apostolica che, nella seconda metà del Settecento, ne concesse in enfiteusi i beni camerali dapprima ad Adriano Antoniazzi Tomassi e poi a Antonio Flavi. Altro segnale indicatorio del fervore medievale, è la grande presenza di edifici religiosi come: la Chiesa di San Sebastiano de Laculo che è la più antica del territorio di Monte San Giovanni che si ricordi, la cui prima menzione è del 1182, quando era già una pieve dipendente dalla diocesi di Rieti. In un registro delle chiese della diocesi reatina del 1398, sono ricordate anche quelle di San Giovanni, di San Pietro, di Santa Vittoria e di Sant’Angelo.

La  Resistenza in Sabina

Monumento ai caduti della Resistenza

Era appena l’alba del 7 aprile 1944 e coincideva con la Pasqua. Due giorni prima ( il Venerdì Santo appunto) è stato un giorno tragico che ricordiamo come la: “Pasqua di Sangue della Sabina” e che appunto la storia non potrà mai cancellare: durante un rastrellamento sui Monti Sabini, un reparto di tedeschi della Divisione “Hermann Goering”,  uccideva 15 partigiani della “Brigata D’Ercole-Stalin”.  Tra i caduti vanno ricordati: Bruno Bruni di 21 anni, medaglia d’oro alla memoria e il fratello Franco, di 18 anni: Giordano Sangallo di 16 anni; Nello Dionisi di 18 anni; Domenico Del Bufalo di 20 anni; Giacomo Donati di 36 anni e Alberto di Battista di 22 anni. Altro tragico accadimento è quello che ricordiamo con il nome di “Battaglia del Tancia”, avvenuto in località Arcucciola nelle vicinanze di Poggio Mirteto quando, fecero seguito alla battaglia tante operazioni di rastrellamento, arresti e fucilazioni e altri uomini che, con la propria vita, hanno contribuito alla libertà del nostro Paese. Ricordiamo tra i tanti il potestà di Poggio Mirteto Giuseppe De Vito catturato, torturato e fucilato la mattina di Pasqua alle Fosse Reatine insieme ad altri concittadini catturati sul Tancia. Ricordiamo anche come alla furia nazista va attribuita la rappresaglia avvenuta in località San Michele Arcangelo di Tancia, causando lo sterminio di 18 civili tra i quali ricordiamo la concittadina Pasqua con tre dei suoi quattro figli Angelo, Aldo e Arnesina (mentre la piccola Antonietta di appena 3 mesi, era stata nascosta dalla mamma dietro un dirupo poco prima di essere fucilata). Tutto fu incendiato, gli animali furono uccisi e nessun abitante venne risparmiato; lì anziani, bambini e donne indifesi erano disperati ed in preda al panico trascorsero momenti veramente tragici oltre l’immaginabile.

Tra le righe

Tratto di strada del Tancia

Monte San Giovanni in Sabina è un comune  situato nella catena dei Monti Sabini, alture che separano la Piana di Rieti dalla media valle del Tevere. Si entra nel paese attraverso la bellissima “porta-torre” dell’antico castello e, tra caratteristici vicoli e viuzze, si sale verso la parte più alta del castello. Volendo visitare il circondario, lasciato il paese e quindi proseguendo sulla strada provinciale in direzione Poggio Catino, si entra nel vivo dei Monti Sabini sulle pendici del Monte Tancia, la parte più bella e suggestiva dal punto di vista naturalistico, del nostro comune. Le abitazioni che costeggiano i Monti Sabini, sono state edificate nel Medioevo, intorno all’anno Mille; gli abitati più constenti a tutt’oggi sono popolati a dimostrazione che si tratta di una storia appassionante e ricca di successi. tra le diverse cose da vedere (e qui sono proprio tante), Lazionauta consiglia anche di fare una visita nella Chiesa di San Giovanni Battista, costruita sui resti dell’antica rocca - di fronte alla torre – che conserva: la ”Vergine con Bambino” e “San Michele Arcangelo” inestimabili dipinti rispettivamente del XVI e XVII secolo.

Demografia

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Monte San Giovanni in Sabina ha una ricetta non proprio segreta che serve a mantenere vivo l’orgoglio e la passione di chi abita qui! Lo si intuisce leggendo le statiche proposte dall’Istat e offerte da Wikipedia (che trovate alla vostra sinistra), in particolare dove si vede che da circa venti anni la popolazione aumenta ad un ritmo costante e poco alla volta che è la cosa migliore perchè è indice di scelta ragionata, più che di una moda. Certo è che anche qui sono lontani i tempi in cui la popolazione era quasi il doppio (nel 1911 all’anagrafe risultavano essere iscritti in 1.414 abitanti), ma questo non porta disagio a quanti sono i residenti attuali ai quali con orgoglio è affidato l’importante compito di conservare e tramandare il patrimonio culturale maturato in mille anni di storia. Anche per questo Lazionauta invita i propri lettori a visitare Monte San giovanni in sabina, anche per una sola mezza giornata, merita!

Gastronomia: ”Fregnaccea alla sabinese” ingredienti per quattro persone. (Ricetta fornita sul web dal Ristorante “C’era una volta”).

Per la pasta: 4 uova; 400 gr. di farina di grano tenero; 100 gr. di farina di grano duro; un pizzico di sale. Per il condimento: 1 Kg. di pomodoro a pezzettoni; 500 gr. di funghi champignon; 200 gr. di olive nere; 1 spicchio d’aglio; 3 cucchiai d’olio d’oliva e peperoncino.

Preparazione per la pasta: disporre a fontana la farina sulla tavola di legno; fare il buco ed inserire le uova aggiungendo il sale . Con le mani battere le uova e formare ed impastare.Fa riposare l’impasto per circa 30 minuti, quindi stenderlo con il mattarello fino a realizzare una sfoglia molto sottile. Le Fregnacce o Maltagliati, vengono realizzati tagliando la sfoglia a zig zag. Per il condimento: far soffriggere olio, aglio e peperoncino. Quando l’aglio è dorato, aggiungere le olive nere ed i funghi, precedentemente puliti e tagliati. Far rosolare i funghi, quindi aggiungere il pomodoro. Far bollire il sugo fino a che non si è ben ristretto. Cuocere le fregnacce, condirle in una padella con il sugo ben caldo e mantecare a fuoco alto, servire spolverando il piatto con un po’ di prezzemolo tritato.

La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti

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