Monteleone Sabino
“Monte” e “Leone” potrebbero ricondurre ad una persona mentre “Sabino” risale al 1863
Tra Storia e Società Comune in pillole
Il primo nucleo abitativo che la storia dice che si è costituito a Monteleone Sabino, lo riconduce all’età altomedievale ad iniziare dal castello edificato - probabilmente – intorno al IX secolo dagli abati di Farfa su un’altura proprio ben difendibile. Per diverso tempo il maniero continuò ad essere pertinente a Trebula, da ciò si deve supporre una continuità di vita dell’antica città romana, sebbene nel 943 in una bolla di Papa Martino II, si fa riferimento adun Leonem Montanianum.
Il centro abitato di Trebula Mutuesca, nasceva vicino dall’attuale Monteleone Sabino su un pianoro racchiuso tra le tre alture, denominato ”Pantano”; l’assetto urbano della cittadina romana si sviluppava su tre colli: il Foro, il Castellano e Diana tutti lontani circa 1 Km e mezzo da dove ora è Monteleone. In tutta l’area sono visibili i resti di imponenti strutture pertinenti l’insediamento romano; in un passo dell’Eneide (VII, 711), Virgilio ricorda i valorosi soldati dell’olivifera Mutusca (“Ereti manus omnis oliviferaeque Mutuscae”); un importante notizia questa sulle colture praticate a Trebula, che possiamo immaginare come paesaggio agrario dominato dagli oliveti, presi dal poeta latino a simbolo dell’ager trebulanus. Le testimonianze archeologiche di questo interessante sito sono possiamo vederle nel Museo Archeologico Comunale.
All’inizio del X secolo sulle rovine del preesistente insediamento romano Trebula Mutuesca, sorse il borgo di Monteleone, che fu da subito amministrato dall’Abbazia di Farfa, per passare poi sotto il dominio dei Brancaleoni di Romania. Forse è proprio a questa famiglia che si deve il termine leone inserito nel nome, o come sostengono alcuni il nome di Monteleone probabilmente è attribuibile alla presenza in loco di moltissime sculture rappresentanti leoni; anche all’ingresso di questo nostro grazioso comune che lazionauta vi invita a visitare, ne troviamo due! Nei secoli dopo il castello e i paesi Trebula e Ginestra rimasero proprietà dell’Abbazia di Farfa, ma con la crisi dell’ordine benedettino alcune famiglie nobili si impadronirono delle proprietà ecclesiastiche. Infatti nel 1285 Castelleonis (forse Monteleone) compare nel testamento di Papa Onorio IV come proprietà dei Savelli, mentre quasi 100 anni dopo i Brancaleoni ne sono feudatari. Nel 1460 Monteleone fu duramente saccheggiato dalle truppe del capitano di ventura Jacopo Piccinino; successivamentefu di proprietà dei Cesarini e degli Orsini, ai quali passò definitivamente nel 1480. Nel 1604, morto senza eredi Enrico Orsini, Monteleone venne incamerato dalla Santa Sede; nel 1700 i beni della Camera sono affidati in enfiteusi alla famiglia Gamberi-Lancelotti.
Dobbiamo qui ricordare come il 24 Aprile del 1944 nelle vicinanze di Santa Vottoria ci fu un eccidio compiuto dai tedeschi; i soldati occupanti rastrellarono undici cittadini innocenti (dieci dei quali erano appunto di Monteleone Sabino e un venditore ambulante di passaggio), fucilandoli senza proprio alcun ritegno.
Tra le righe
Santa Vittoria, la patrona del comune. La leggenda è legata al culto di Santa Vittoria che all’epoca dei fatti era una bambinella di nobile famiglia, orfana, che si convertì al cristianesimo sotto l’Imperatore Decio, attorno all’anno 250. All’epoca un terribile drago (che si era nascosto in una grotta), spargeva terrore e morte fra la popolazione di Trebula; Vittoria però riuscì con la forza della fede a cacciarlo via, per ciò la popolazione della città si convertì in massa. Vittoria però, nonostante la fama conquistata con l’impresa, fu invitata da un fiduciario di Taliarco, ad abbandonare il cristianesimo per venerare la dea Diana; al suo perentorio rifiuto, fu uccisa con un colpo di pugnale e dopo sette giorni Vitttoria fu seppellita nella grotta del drago dove è ora venerata. Si dice anche che nella zona dove avvenne il martirio, l’erba non cresce più. Della Santa, si dice però anche che la santa, si è rifiutata di sposare un patrizio romano, per donarsi completamente a Dio causando il suo esilio a Trebula Mutuesca, dove poi fu martirizzata. La chiesa a lei dedicata fu costruita intorno ai primi anni del 1100 e lì dentrola chiesa in un antichissimo sarcofago è custodito il corpo. Sotto la chiesa si trovano le catacombe, che ancora oggi è possibile visitare con la facciata caratterizzata dalle classiche forme dell’architettura romanica; ai lati del portale si aprono simmetricamente quattro finestre, due delle quali a sesto acuto, decorate con cornici a motivi floreali; al centro, in asse con il bellissimo portale in pietra si trova il rosone circolare, sormontato da una fila di archetti pensili, sui cui poggia il timpano triangolare. La facciata è arricchita inoltre con resti di bassorilievi provenienti dalla zona, tra cui uno molto particolare, raffigurante (neanche a dirlo…) un leone.
Ginestra è una frazione di Monteleone Sabino, un piccolo paese circondato da ulivi secolari e verdi boschi ricchi di piante di ciliegio. La leggenda vuole che Ginestra fosse sorta su di un colle dove abbondavano odorose piante di ginestre e dove una tribù di zingari, ivi fermatisi, fondasse le prime case del futuro paese. Queta leggenda, potrebbe avere anche un fondo di verità; dopo la distruzione dell’antica città di Trebula Mutuesca da parte dei barbari, gli abitanti impauriti abbandonarono la loro patria per rifuggiarsi in luoghi meno accessibili, costruendovi in primo tempo dei fortilizi per poi trasformarli in castelli.
Anche Ginestra – a pensarlo sono in molti cultori di discipline storico-architettoniche ma anche geologi – potrebbe essere nata così sui colli che circondano questo paese, un tempo dovevano trovarsi delle abitazioni romane; sarebbe sufficiente osservare con attenzione una pietra usata per la costruzione della torre quattrocentesca, dove scolpita si nota proprio in bella mostra, la figura del sole. Sul lato destro esterno e posteriore della Chiesetta di Santa Maria, c’è una bella mensola di travertino di epoca romana, dove si vede scolpita una figura umana con le ali, che tiene in mano una lunga fune. La scultura sembra che risalga ai primi tempi dell’ era cristiana, perciò, si potrebbe dedurre che si tratti della figura dell’ Arcangelo San Michele. Altri importanti reperti archeologici in Ginestra non se ne trovano ed è un peccato, perchè avrebbero potuto chiarire se questo paese fu in origine “romano” oppure è una costruzione di epoca prettamente “medievale”. Storicamente è accertato che questo paese servì per lungo tempo, come punto di difesa e di osservazione, perchè dalla sua elevata posizione si controlla benissimo il passaggio che avviene dalla via salaria. Ginestra si riconosce per la sua bella torre quattrocentesca di forma pentagonale all’ esterno e quadrangolare all’ interno.
La Banda Musicale di Ginestra Sabina fu fondata nel 1911 dal Generale piemontese Giacinto Duboin, possidente terriero a Ginestra, in occasione della inaugurazione della strada che tuttora collega il paese alla Vecchia Salaria. Attualmente è composta da circa 45 elementi stabili, di un’età compresa fra i 10 e i 27 anni, con una grande voglia di suonare un repertorio con brani classici e musica moderna con speciali arrangiamenti. Tra le manifestazioni più significative, dove la banda ha partecipato, ricordiamo: il Gemellaggio tra Rieti e Ito (Giappone), la Festa del Sole, il Gemellaggio con la cittadina di Ravina di Trento ed i concerti a Rieti.
Demografia
Monteleone Sabino con i suoi 1.257 abitanti censiti dall’Istat nel 2008, non è proprio una bomboniera al pari di altri comuni che troviamo nei pressi e che di abitanti ne conta fino ad un quarto di questi; non è proprio una bomboniera – dicevamo – ma è come se lo fosse per le sue caratteristiche cittadine e per la bontà ed affabilità dei suoi abitanti, frutto tutto questo di un trascorso fatto di orgoglio e di fatica. Come per altri comuni del circondario anche a monteleone Sabino molti abitanti hanno lasciato il comune negli anni vicini al 1951 per la ricerca altrove di un lavoro più certo e sicuro; ma a quell’esodo non ne sono seguiti altri significativi e degni di nota, solo ancora qualche “fuga” di assestamento, fino ad arrivare ora ad avere più o meno stabilmente una media di 1.260 abitanti ai quali è affidata la conservazione della storia e delle tradizioni migliori che i lettori di Lazionauta da subito inizieranno ad esplorare con gioia ed ammirazione.
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti






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