Montenero Sabino
Il nome potrebbe derivare dalla presenza di un bosco molto folto situato vicino al monte; per altri il nome è dovuto alla presenza della “pietra nera” molto usata anticamente
Tra Storia e Società Comune in pillole
Situato tra le insenature dei rigogliosi Monti Sabini, fu costruito intorno alla metà dell’XI secolo su uno sperone roccioso dalla particolare forma allungata. Il suo nome compare per la prima volta nel Regesto Farfense nel 1023 e sembra derivi o dalla fitta vegetazione, caratterizzata da un fogliame verde scuro, che ricopre l’intera zona circostante, o dalla particolare pietra detta “focaia” presente in numerose cave. Difficile risulta la ricostruzione delle complesse vicende storiche che si alternano nei secoli, viste le molteplici vicissitudini e i numerosi passaggi di proprietà che caratterizzano la storia di questo piccolo borgo. In origine proprietà della famiglia dei Lavi, passò poi tra la fine del sec. XIV e l’inizio del XV agli Orsini e nel 1644 ai Mattei del ramo di Paganica, durante la cui signoria il Papa Clemente X trasformò il feudo in Ducato. Gli ultimi feudatari furono i marchesi Vincentini di Rieti ai quali Montenero fu venduto nel 1755. Castrum Montis Nigri, l’attuale Montenero, è un piccolo comune della provincia di Rieti; situato su un costone dei Monti Sabini e racchiuso tra i torrenti Riella e Petraro.
Si ritiene che il nome Montenero possa derivare, oltre che dai folti e oscuri boschi che lo circondano (soprattutto lecci e querce), anche dalla presenza, nel territorio, della “pietra nera” o “pietra focaia” che in passato fu ampiamente sfruttata. Già nella preistoria, infatti, essa era utilizzata nell’industria litica, per la realizzazione di strumenti da taglio e da lavoro. La “pietra focaia” fu utilizzata, poi, fino agli inizi del 900 per la fabbricazione di acciarini e armi da fuoco (soprattutto durante il predominio dello Stato Pontificio).
L’aspetto dell’abitato, pittoresco per la sua struttura a spina di pesce, è costituito da una doppia fila di case intervallate da angusti vicoli e disposte ai lati di un’unica strada, l’attuale Via Roma, che collega le due estremità del borgo, la Chiesa in basso e la poderosa mole del Castello in alto.
L’agglomerato è immerso in un paesaggio dal sapore antico, in cui la presenza dell’uomo non è invadente e si può godere del benessere che donano ettari e ettari di montagne ricoperte di coltre boschiva; un territorio intatto di particolare suggestione naturalistica.
A tal proposito va ricordato che, a 2 km dal paese è sorta, ad opera della V Comunità Montana, un’azienda Faunistica per l’allevamento di cervi e daini, che si inquadra in un progetto di ripristino dell’ambiente naturale e di recupero della fauna selvatica. Questa iniziativa è da considerarsi lodevole e sicuramente anche di grande sensibilità, e va messa in relazione al segmento turistico che può incrementare in particolare in questo contesto storico durante il quale si va mano a mano sempre di più ad apprezzare la tutela della natura e dell’ambiente.
Demografia
Questo grazioso comune che ha una storia epica millenaria, conserva al suo interno il fascino delle cittadine piccole simbolicamente forti, perchè ricche di solidarietà e di genuina ospitalità. Se gli iscritti all’anagrafe qui sono pochi per scelta o per vocazione municipale (questa seconda ipotesi è però per noi la meno credibile) non lo sappiamo, certo è che a loro ed agli amministratori locali (più in particolare) è affidato l’arduo compito di preservare le antiche tradizioni popolari chenon possono proprio andare perse. Nel rispetto quindi di chi lavora per questo fine e per la beltà del comune che Lazionauta invita i propri lettori a visitare questo bel comune, che è quasi paragonabile ad un Museo a cielo aperto.
Gastronomia: a Montenero si possono gustare i mille sapori del bosco e della campagna; ai golosi segnaliamo in particolare la degustazione della ciambella aromatizzata con semi d’anice, il tradizionale dolce delle feste di San Cataldo e di Maria Santissima
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