Paganico Sabino

 Dal latino potrebbe essere Paganus, un antico nome di persona o l’aggettivo ”pagus” che indica il territorio rurale;  Sabino riconduce all’ubicazione

Tra Storia e Società                                      Comune in pillole

Araldo municipale

Alcune tracce della presenza di comunità organizzate nel territorio di Paganico Sabino sono forse riconducibili già al III secolo avanti Cristo, in epoca pre-romana. Un rinvenimento molto recente, effettuato, in prossimità del Monte Cervia dai ragazzi della Pro-Loco, fa pensare alla probabile esistenza di un “area sacra” ad oggi non ancora investigata. I ritrovamenti sono relativi a materiali in terracotta riconducibili a tipologie votive già ampiamente attestate nei luoghi di culto dell’area centro-italica; si tratta infatti di frammenti di piccole statue, statuette raffiguranti bovini, suini, riproduzione di parti del corpo in particolare come mani e piedi. Nei santuari era consuetudine dedicare agli dei doni votivi in terracotta che riproducevano parti del corpo umano, immagini di devoti, raffigurazioni animali, oggetti di uso quotidiano o simbolico. I votivi di tipo espressamente anatomico erano legati non solo alla sfera della salute e della guarigione, ma potevano avere significati diversi come quelli di simboleggiare il viaggio o la preghiera dell’offerente. La dedica di parti del corpo umano con funzione propiziatoria o in segno di ringraziamento per un’avvenuta guarigione, risale ad epoca molto antica. I doni in terracotta dovevano costituire delle offerte poco costose ed in quanto tali proprio delle classi meno elevate. La grande diffusione di questo genere di offerte si concentra soprattutto tra il IV ed il III secolo a.C..

Paganico Sabino e il lago del Turano

Alcune scuole di pensiero però non escludono l’origine romana per alcune tracce di tale presenza nella zona (con il nome paganicum venivano chiamati anche i luoghi in dove erano presenti rovine di età romana). Infatti, poco distante dal paese (a meno di tre chilometri), vicino al fiume Turano, si trova la “Pietra Scritta”: con questo termine viene indicato il monumento sepolcrale della famiglia dei Muttini; il monumento funerario del tipo a dado, si può datare tra gli ultimi anni della repubblica e la prima età imperiale e più precisamente nella seconda metà del I secolo a.C..

Che Paganico Sabino è uno dei più antichi paesi della Valle del Turano è già documentato nell’852 nel Regesto Farfense; infatti, nel documento 311 dell’anno 873, viene nominato un “casale de Paganeco” e nell’anno 876 documento 317, si parla di: “habitatores in Massa Torana, villa quae Vocatur Paganecum”. La ricorrenza di termini come “villa” o “casale” farebbe pensare ad agglomerati rurali e non ad un centro abitativo complesso. Dalle notizie desumibili dal linguaggio medievale, possiamo affermare che per “casale” si intendeva un edificio sufficientemente strutturato, dove facevano capo le attività agricole che si esplicavano nel territorio vicino e, talvolta, era munito di strutture difensive. Attraverso i manoscritti delle visite pastorali è possibile ricavare un quadro dei luoghi e dei loro toponimi originali, dalla “Porta Castellana” al fianco della Chiesa San Nicola ai mulini di “Pian delle Mole”. Nel repertorio delle visite pastorali del Vescovo Saverio Marini (1779-1813), troviamo una traccia importante per ricostruire l’aspetto del centro abitato, infatti , citando l’edificio della Chiesa dell’Annunziata, il Vescovo annota: “Santa Maria è la chiesa frequentata dal popolo sopra il castello, gli antichi suoi fondi sono uniti alla parrocchiale”. Il termine castello, già usato dal Vescovo Marini per indicare il centro abitato della Rocca nella descrizione dell’insediamento della chiesa parrocchiale di San Nicola, apre alla strada alla possibilità di riformulare nuove ipotesi ricostruttive su un primitivo nucleo centrale, incastellato e fortificato dentro il quale doveva essere edificata la Parrocchia di San Nicola, mentre fuori era messa a baluardo la chiesa dell’Annunziata. La documentazione più antica, facente parte degli archivi aggregati, consiste in alcuni registri parrocchiali dei battesimi, delle morti e dei matrimoni, che coprono un arco di tempo che va dal 1779 al 1860, anno dell’unità d’Italia, che, non a caso, segna il passaggio delle registrazioni anagrafiche all’autorità comunale.

Demografia

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Paganico Sabino è una “bomboniera” pregiata che Lazionauta vi invita ad “aprire”, per respirare un’aria molto particolare ed unica nel suo genere. In effetti una visita a questo comune ricco di storia e di buone maniere, è importante farla per capire da lì, anche un pezzo della nostra storia. A Paganico Sabino – aimè – vivono numericamente circa un quinto degli abitanti che si trovavano lì nel 1931, un pò di anni fa. E’ infatti da quella data che, poco alla volta, la cittadinanza ha iniziato ad abbandonare il comune alla ricerca di maggiori garanzie occupazionali che ha cercato in tutta Italia e qualche volta andando anche all’estero. Ciò è proprio nella natura umana, benchè qui a Paganico Sabino si vive ora qualche rischio in più perchè qui non ci sono di certo solo le belle idee sul futuro, è su quelle del passato che hanno fatto la storia (e quindi ciò che noi oggi siamo) che andrebbero sempre di più preservate. Cosa questa che è possibile fare se siamo dotati di tante e buone risorse umane capaci e interessate a ricordare agli altri questo spicchio di storia, prima di scomparire nella globalizzazione

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Paganico Sabino fa parte sia della Strada del Tartufo e della Castagna della Valle del Turano, che della Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia

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