Pescosolido
Il nome deriva dalla lingua osca: “pesclum” (roccia) e “solidum” (solida)
Tra Storia e Società Comune in pillole
È difficile anche per Pescosolido - come per tanti comuni della nostra Regione – datare con assoluta certezza la nascita della vita sociale in questo territorio che si trova a circa 650 metri sul livello del mare, alle pendici degli Appennini e si estende tra la Valle del Liri e la Valle di Comino ed è affiancato sulla piana di Sora dalle pendici delle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo.
Tra Storia e Leggenda (ma in questo caso sembra proprio più storia), la nascita di questo nostro comune come “pagus”, ovvero un insieme di abitazioni in prossimità di un fitto bosco lontano dal principale centro abitato che era Sora, risalirebbe alla notte dei tempi quando gli abitanti prevalentemente pagani, vivevano di pastorizia. All’epoca, almeno si presume, i campi ed i boschi erano destinati al pascolo delle greggi che appartenevano ai più importanti signori della zona (ed in particolare di Sora), che condizionavano la vita del villaggio. Nelle frazioni “Chiaie” e “Grottelle“, in parte sono ancora visibili le mura antichissime (purtroppo attualmente ricoperte dalle macerie del violento terremoto del 1915 che sconvolse il comune distruggendo quasi totalmente la parte vecchia del paese) e i resti di sepolcreti con scritte latine e numeri romani, ma arando nella zona “Pecchie“, talvolta si notano tracce di antiche condotte per l’acqua. Un interessante manuale su Pescosolido scritto da Monsignor Giuseppe Piazzoli, individua l’inizio della vita in questo nostro comune tra il VI e il VII secolo (grazie all’intervento dei monaci di Montecassino che, avendo evangelizzato alla fine del secolo VI e poi nel secolo VII il cassinate, continuarono l’opera giungendo anche qui) , specificando anche in merito ad una distruzione del piccolo centro abitato avvenuta a causa di orde saracene tra l’840 e il 916, ovvero dopo la battaglia del Garigliano. Testimonianze storiche avallano l’approccio del prelato riferendo anche che nel 916 i soldati sorani a San Biagio annientarono gli ultimi saraceni. La storia poi ricorda che nell’852 si trova sotto la Signoria di Pandone, figlio del conte Landone di Capua, perpetuando così la vita in una dimensione che ancora possiamo scoprire con sorprendente curiosità, come suggerisce ai propri lettori di fare Lazionauta, non necessariamente di domenica ma anche nei giorni infrasettimanali.
Demografia
L’andamento demografico di Pescosolido - per i dati che ci propone -, sembra quasi volerci invitare ad una profonda riflessione. Dopo un calo vertiginoso avvenuto negli anni ’50 dello scorso secolo con la perdita di circa 300 residenti molti dei quali giovani partiti alla ricerca di un lavoro, fino in Australia, Canada e Stati Uniti d’America, questo nostro comune ha tentato di frenare per alcuni decenni la fuga dei “clienti” senza però riuscirci subito mentre è stato il nuovo secolo a presentare un regalo di pregevole importanza: nuovi cittadini all’anagrafe. Sono infatti cresciuti all’anagrafe gli iscritti che sembrano aumentare anche nei primi otto anni di questo millennio! Buone notizie quindi per la cultura e per le tradizioni popolari che potranno essere perpetrate senza timore di non avere risorse umane abbastanza.
Gastronomia:
a Pescosolido si possono gustare i prodotti locali ancora confezionati secondo le migliori e le più antiche tradizioni come accade per il vino (bianco e rosso), l’olio di oliva e per il miele. L’acqua è pura e non viene addizionata ad additivi chimici, giungendo nelle tavole direttamente dalla montagna.
Qui non possiamo perdere un piatto di ”Trippetta”
Ingredienti:1 kg di trippetta di vitella gia’ lessata, 400 g. di cipolla, 400 g. di pomodori, una carota, una costola di sedano, due foglie di alloro, parecchie foglie di basilico, uno spicchio d’aglio, mezzo bicchiere di vino, cinque cucchiai di olio, una manciata di pecorino, sale e un pizico di pepe.
Esecuzione: affettare sottilmente la trippa, lavarla e scolarla. In una casseruola di coccio soffriggere le verdure affettate, l’aglio e l’alloro: aggiungere la trippa, farla asciugare, versare il vino e far evaporare completamente. Unire i pomodori, salare e pepare. Portare a cottura bagnando di tanto in tanto con acqua e rimescolare spesso; prima di togliere la trippa dal fuoco aggiungere il basilico. Rimescolare e servire con abbondante pecorino grattugiato.
Poi ancora: “Garofolato”
Ingredienti:1 kg. di agnello castrato, tre pomodori maturi piuttosto grossi, una manciata di chiodi di garofano e cinque spicchi d’aglio, un bicchiere di vino rosso, olio, sale e un pizzico di pepe.
Esecuzione: pulire e lavare il castrato, tagliando a grossi tocchi, disossare e farcire con un chiodo di garofano, un pezzetto di aglio e un pizzico di sale e pepe, quindi legarli con uno spago da cucina. Mettere la carne in un tegame con olio e aglio, cuocere a fuoco moderato; dopo qualche minuto bagnare col vino rosso. Quando il vino è evaporato, versare nel tegame i pomodori tagliati a pezzi e cuocere a fuoco lento fino a giusta cottura.
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