Petrella Salto

Prima mutuato dal latino si chiamava “Pretella di Cicoli” quindi pietra mentre Salto è legato all’ubicazione sull’altura che si trova sopra la valle del Salto 

Tra Storia e Società                                       Comune in pillole

Araldo municipale

 Petrella Salto è un comune della bassa Valle del Salto ubicato in un’area che va dalle cime del Nuria fino al bacino artificiale del Salto. Lo stesso fiume, dopo la diga viene diviso dal territorio dei comuni dell’Alta Sabina lungo una linea che fu anche il confine storico fra Stato della Chiesa e Regno delle Due Sicilie. Questo è senza dubbio un territorio ricco di storia e di vicende importanti; qui fin dall’epoca classica, fiorirono centri di notevole interesse come Cliternia (un luogo importante dove però attualmente ancora non corrisponde nessuna area archeologica; alcuni scavi avevano attestato ritrovamenti di rilievo, sono al momento sospesi per mancanza di fondi, e quindi non è stato ancora possibile stabilire il sito preciso del centro urbano. Diversi reperti epigrafici testimoniano cariche pubbliche che attestano lo status di municipium di cui godeva la comunità equa. La distribuzione degli affioramenti di lapidi e monumenti funebri, fanno pensare che l’abitato fosse collocato tra le frazioni di Staffoli e Capradosso, ma c’è anche chi sostiene che questo insediamento poteva trovarsi tra l’attuale Casale Antonetti e la Chiesa di San Giovanni di Staffoli, situata lungo la provinciale Cittaducale-Fiamignano. In questo sito sono emersi la maggior parte dei reperti archeologici provenienti dall’antico insediamento equicolo, che non è più nominato dalle fonti fino dal IV secolo. Non si conoscono i motivi della scomparsa di questo centro, del quale comunque restano numerose epigrafi, anche se la causa più probabile è da attribuire ad un terremoto, o ad una progressiva decadenza della zona a causa delle invasioni barbariche. Nell’alto Medioevo si ha un lungo silenzio che compare solo in alcuni documenti di difficile interpretazione.
La scarsa popolazione della zona dovette all’epoca distribuirsi in alcune “curtes” a mezza costa, sotto la protezione di monaci benedettini, che insegnarono l’agricoltura e si insediarono ovunque poterono, come anche a Santa Maria in Capradosso, San Mauro nella stessa località, Sant’Angelo di Staffoli, Santa Maria della Macchia, San Silvestro, Sant’Angelo in Colle Dordonis, San Martino in Broilo a Petrella e a Sant’Angelo in Fiume vicino all’attuale Fiumata.
Le “curtes” principali dovettero invece essere localizzate nella chiesa di Sant’Andrea in Capradosso, nel sito dove c’è ora l’attuale cimitero, ma anche vicino alla Chiesa di San Martino in Broilo, vicino a Petrella, in una zona ancor oggi chiamata con vocabolo catastale “Imbroino“. Gli attuali centri nascono invece intorno al XI secolo , quando dopo le invasioni dei Saraceni e dei Normanni, le popolazioni furono costrette ad incastellarsi in centri più sicuri; prprio allora sono nati i “castelli” di Petrella, Staffoli, Capradosso e Mareri, con le numerose “villae” di Offeio e di San Martino.
Petrella, Costruita intorno ad un’inespugnabile sperone roccioso dove fu costruita la Rocca, autonoma per il rifornimento idrico che, grazie a numerose “fonticelle”, il nuovo centro era in una posizione fortemente favorevole, elevata e difendibile, totalmente esposta a mezzogiorno da fuzionare da anello di congiunzione tra la fertile produzione agricola dèlle vallate di mezzacosta, e i buoni pascoli dei pianori montani. Nel 1153, con la bolla di Anastasio IV diretta a Dodone, Vescovo di Rieti, sono citate per la prima volta le chiese della zona, ovvero i luoghi di culto dei nuovi “castra” (fortificazione n.d.r.) di diritto vescovile. Una successiva bolla papale del 1182 di Lucio III, sono citate le chiese di Santa Maria della Petrella, di Sant’Andrea in Capradosso, di Sant’Eutizio di Mareri, di Santa Rufina di Piagge, di San Pietro de Molito e di San Giovanni di Staffoli.
Contemporaneamente inizia l’infeudamento del territorio a varie famiglie, fra le quali spicca quella dei Mareri, proprietaria all’inizio dei centri di Mareri, Piagge, Pagliara, Oiano, Teglieto, Vallebona e Casardita, ma che tendeva con l’acquisto di Petrella e di altri castelli, ad un reale dominio sull’intero Cicolano. Tali acquisti si realizzarono certamente prima del 1228 quando queste località erano tra i possedimenti di Tommaso e Gentile Mareri; in questo periodo Filippa, sorella dei suddetti, compie una clamorosa scelta religiosa: rifiutate tutte le offerte di matrimonio, preferì fuggire nella benedettina “grotta di San Nicola” sopra Piagge dove, con alcune seguaci, si dedicò alla vita monastica. Fu per l’insistenza dei fratelli a cui di molto impedimento politico sarebbe stata una scelta in senso benedettino e per l’influenza del Francescanesimo, che Filippa accettò la donazione della Chiesa di San Pietro de Molito e dell’intera Villa Casardita, dove impiantò un Monastero di Clarisse il primo del Regno di Sicilia, intorno al quale si sviluppò nel tempo il villaggio di Borgo San Pietro.

Rudere

 Filippa, deceduta nel 1236, le fu tributato un culto per cui Papa Pio VII, nel 1808 la proclamò Beata. I Mareri, dopo un riuscito tentativo di Tommaso I di uscire indenne dalle lotte fra Angioini e Svevi, dopo il passaggio di Corradino di Svevia perdettero tutti i feudi. Petrella in quell’occasione divenne demaniale e cominciò ad esercitare un’importante.funzione politica nella zona còme sede dei giudici regi. Durante la lotta fra gli Angioini ed i Mareri, il castrum di Mareri fu incendiato e distrutto.
Fu nel 1305 che la situazione si normalizzò con la ripresa di possesso da parte di Francesco II Mareri di tutti quelli che erano stati i feudi degli antenati, grazie anche all’esigenza degli Angioini di instaurare ai confini del regno una realtà feudale forte ed unitaria. Da questo momento i Mareri incominciano a risiedere a Petrella, che si ingrandisce di edifici, come il palazzo Mareri in Piazza Santa Maria, il palazzo baronale di Porta Orientale e diviene centro di traffici intensi e di vita politica.
Ne frattempo i feudi dei Mareri si pongono come uno stato cuscinetto tra le realtà di Rieti, l’Aquila e San Salvatore Maggiore. La famiglia Mareri approfitta di questo stato di cose per ampliare sempre più i suoi domini, fino a riunire sotto la sua Signoria l’intero Cicolano, con il matrimonio fra Francesco III Mareri e Paola di Poppleto duchessa del Corvaro. Così la famiglia Mareri, alle soglie dell’età moderna, di viene sempre più potente. Abbandonate le residenze all’interno di Petrella, i Conti abitano nella Rocca, adattata a splendida dimora rinascimentale e costituita da due palazzi, uno superiore l’altro inferiore. Tale potenza però viene ad esser stroncata nel 1511 con la strage che poi fu definito il: “primo giallo di Petrella“. Il Conte Gianfrancesco Mareri – marito di una Carafa di Napoli - aveva rifiutato di dare in dote ad una figlia naturale sposata al castellano di Staffoli, ad un certo Giacomo Facchini, lo stesso castello di Staffoli. E quindi costui aveva deciso di vendicarsi; frattanto servivano alla Rocca due giovani paggi, uno dei quali di straordinaria bellezza che era diventato l’amante della contessa. La cosa era stata riferita al conte che, inviando il giovane a Napoli con finte missive per i Carafa, fu fatto uccidere. Suo fratello, intanto, continuava a servire a corte meditando vendetta. Fu infatti, proprio grazie alla complicità di questo paggio, che Giacomo Facchini riuscì ad entrare nella Rocca della Petrella con trecento armati ed a sterminare l’intera famiglia Mareri.
Dalla strage si salvò solo la giovanissima Maria Costanza che, gettata da una finestra della Rocca, restò miracolosamente impigliata con le vesti ad uno spuntone di ferro della muraglia. Soccorsa dai Petrellani, fu inviata a Cittaducale e quindi a Roma, dove fu protetta da Leone X; sposò Annibale Rangoni e quindi, con il marito tornò nella Rocca di Petrella, dove visse fino alla morte del marito. Rimasta vedova, decise di vendere la contea di Cicoli a Carlo V, che la assegnò a Pompeo Colonna, Vescovo di Rieti, il quale a sua volta la assegnò al nipote Marzio. Con la vendita della contea i Mareri scompaiono dalla storia del territorio sabino e ad essi subentrarono i Colonna. Alla morte di Marzio Colonna il contado di Cicoli fu ereditato dalla figlia minore Orinzia, che sposò a sua volta Pompeo, duca di Zagarolo. Da questo momento il ramo dei Colonna di Cicoli e quello di Zagarolo sono uniti.
Importante è a Petrella il Santuario di Santa Maria Apparì, un edificio costruito dopo l’accadimento di un fatto straordinario avvenuto il 31 maggio del 1562 quanto, Persiana di Gian Pietro Faina una giovinetta di 13 anni di Petrella, mentre era intenta a cogliere ciliegie acerbe da una pianta di proprietà dei genitori, ebbe la visione di una Signora vestita di bianco, nella quale ben presto ella riconobbe la Vergine Maria che le affidò un messaggio di conversione per i suoi compaesani, messaggio originalissimo perché in alcuni punti ed a più di tre secoli di distanza prelude quello di Fatima. La giovane Persiana fu subito esaminata dall’autorità ecclesiastica che autorizzò il culto di Santa Maria Apparì; fu l’intervento determinante della Contessa Orinzia a permettere l’edificazione del Santuario Mariano. La storia del Cinquecento petrellano, doveva però arricchirsi dell’avvenimento più noto della Storia del Cicolano: “Il giallo di Beatrice Cenci“. Sotto il governo del figlio di Orinzia, Marzio duca di Zagarolo, che a Petrella amava risiedere nel palazzo di San Rocco, il patrizio romano Francesco Cenci (pressato a Roma dai creditori e dai figli maggiori: Giacomo, Rocco e Cristoforo, con la seconda moglie Lucrezia e la figlia Beatrice), chiese quindi a Marzio Colonna di alloggiare nella Rocca della Petrella che raggiunse a cavallo. Nella Rocca (divenuta poi convento ed ora sede comunale) egli, temendo che la figlia si sposasse (ma soprattutto per non elargire la dote), la tenne quasi in prigionia con alla matrigna. 

Scorcio del paese

La giovane, intelligente e determinata, decise quindi di uccidere il padre; per arrivare a fare ciò e dopo aver coinvolto da Roma il fratello Giacomo, divenne l’amante di Olimpio Calvetti, castellano della Petrella, che inizialmente anch’egli risiedeva nella Rocca, ma che poi fu fatto trasferire da Marzio Colonna – che forse aveva sospettato qualcosa della sua relazione con Beatrice - nel palazzo baronale di porta orientale. Ma non per questo il Calvetti desistette dall’incontrare Beatrice, che raggiungeva con scale attraverso la muraglia, l’ortaccio e la finestra della prigione.
Comprata con promesse (mai però mantenute), la complicità di Marzio da Fioran, detto il Catalano un misero maniscalco, e costretta Lucrezia a partecipare alla congiura con l’assenso e la guida di Giacomo Cenci, Beatrice fece sorprendere il padre dal Calvetti e dal Catalano nel suo letto. Così il 9 settembre del 1598 il primo lo uccise con un colpo di martello alla tempia, mentre il secondo lo immobilizzava con colpi di mattarello e, per occultare il delitto si finse una disgrazia ed il corpo fu gettato dal Calvetti da un mignano malamente dissestato ad arte, nell’orto. Ma né i Petrellani, né i giudici del Regno di Napoli credettero alla disgrazia, mentre Lucrezia e Beatrice, imprudentemente, fecero scoprire alcune prove dell’assassinio. Benché fuggiti subito a Roma dopo il seppellimento frettoloso di Francesco Cenci in Santa Maria della Petrella, i Cenci furono ugualmente raggiunti dalla giustizia pontificia che riuscì quasi subito ad arrestare il Catalano. Dopo un processo memorabile, nel corso del quale i Cenci riuscirono a far uccidere da un sicario nei pressi di Cantalice Olimpio Calvetti, la posizione dei Cenci si aggravò ulteriormente e si ebbe la sentenza: Giacomo fu condannato a morte e poi smembrato, Beatrice e Lucrezia furono decapitate, mentre al più giovane Bernardo Cenci, la pena capitale fu commutata in sei anni di galera. Subito del personaggio di Beatrice, la cui bellezza aveva colpito la fantasia popolare, si impadronì la leggenda e la letteratura. Di essa scrissero Shelley, Sthendal, Dumas e numerosi altri. Intanto nel territorio del contado di Cicoli continuò il governo dei Colonna per un altro mezzo secolo. A Petrella si affermava nel frattempo una ricca borghesia mercantile, fra cui spicca la famiglia Novelli che nel 1643 completò la costruzione della brillante chiesa di Sant’ Andrea e del Palazzo oggi detto Maoli, in splendido stile manierista. L’ultimo dei Colonna di Cicoli, Pompeo, entrato in contrasto con la corte vicereale napoletana per aver fortificato la Rocca di Petrella, fu da questa spogliato di tutti i feudi. Subentrarono i Barberini, che però curarono assai poco i possessi equicoli.
Il Cicolano cominciò a divenire sempre più marginale, anche se a Petrella nel XVIII secolo e nel successivo, la popolazione aumentò fino a toccare i 1500 abitanti e vi sorse un potente ceto borghese. Nel 1859 intanto, per un accordo tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie, le frazioni di S. Martino ed Offeio furono aggregate al Comune di Petrella. L’ultimo fatto notevole della ricca storia locale è la costruzione del bacino artificiale del Salto, con relativa distruzione di Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, poi ricostruiti più a monte nel 1940.

Tra le righe

Percorrendo la Strada Statale Cicolana si giunge a Petrella Salto, questo bellissimo comune che Lazionauta vi invita a vistare non necessariamente durante il fine settinmana per ammirare e vivere le storiche suggestioni derivanti dalla Rocca di Beatrice Cenci, dove si svolsero le tragiche vicende della nobildonna romana. Una breve quanto suggestiva e piacevole passeggiata, ci conduce in cima alla collina dove troviamo i ruderi ristrutturati della rocca. Tra le mura sono ancora visibili le tracce di antichi affreschi, ti sentirai in mezzo ad uno straordinario panorama che guarda tutto il lago del Salto. Qui a Petrella Salto dopo un periodo di considerevole spopolamento, si cerca nel turismo di esternare al meglio la vocazione per meglio mettere in risalto il centro storico (uno dei più belli della provincia di Rieti) ma pure le frazioni Staffoli a guardia della Valle del Salto e del Velino; Piagge ad Offeio, ma anche i graziosi centri sulle rive del Salto (Borgo San Pietro e Fiumata), particolarmente adatti ad un turismo estivo.

Demografia 

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Incuriosisce e non poco la storia demografica di questo comune importante, per la storia che ancora le sue mura raccontano;Petrella Salto ha iniziato nel lontano 1931 – 1936 a dare cenni di decadimento dal punto di vista della “clientela comunale”, con un esodo iniziato in sordina tra tante sfumature diverse (la guerra, la povertà, la ricerca di un lavoro sicuro, le persecuzioni per chi la pensava diversamente da chi deteneva il potere); poi i decenni successivi non hanno fatto altro che ad accrescere la vogli di “altro”, fino perdere progressivamente tanti abitanti (circa quattrimila!) da lasciarne ora solo quanti ne bastano per tenere in vita gli usi, i costumi e le tradizioni che qui veramente non possono proprio andare persi. Anche per questo timore, Lazionauta suggerisce i propri lettori di andare a Petrella Salto in gita se vogliono farsi un meritato ed esclusivo regalo, merita! 

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 Vi consigliamo di visitare le due riserve che si trovano in zona. 

  

Riserva Naturale Montagne della Duchessa (Nel comune di Borgorose) Tel.: 0746 – 30493 

La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti 

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