Picinisco
Etimologia incerta potrebbe ricondurre al latino “picinus”, ovvero scuro come la pece
Tra Storia e Società Comune in pillole
Sui monti del Parco Nazionale d’Abruzzo nella bellissima Valle di Comino c’è Picinisco (che in dialetto si pronuncia Pëcënìschë e che lazionauta vi invita caldamente a visitare), un comune che – quando le giornate sono limpide – offre un panorama naturalistico di rara quanto unica bellezza; infatti è proprio fantastico il panorama che si gode da questa altezza, la vista copre tutta la sottostante Valle di Comino e il piacere del paesaggio si confonde con le emozioni più profonde.
Gli storici ci fanno sapere che il nome di Picinisco non ha una origine precisa e l’insediamento avvenuto in questo territorio ha inizio in tempi proprio remoti; di ciò si possono tuttora vedere alcune tracce nelle costruzioni a mura poligonali, lì dove si presume sia esistito un villaggio sopravvissuto alle numerose quanto odiose invasioni germaniche e saracene. A partire dal Medioevo Picinisco ha seguito le sorti delle città limitrofe, ed in particolare di Atina ed Alvito alle cui giurisdizioni politiche ha fatto capo. E’ però del 1150 la prima traccia storica inequivocabile della località piciniscana, in un documento di re Ruggero che delimita i confini di Atina. Poi troviamo Picinisco coinvolta nelle lotte fra i re del sud e il papato e fra i signori locali. Con gli Hohenstaufen Picinisco fu dominio regio, ma gli angioini lo concessero ai diversi signori della contea di Alvito che lo tennero come feudo fino al 1806 mentre nel corso del Quattrocento a Picinisco confluirono gli abitanti di alcuni piccoli centri limitrofi poi scomparsi.
Nel Cinquecento la zona venne funestata dai briganti.; nell’Ottocento all’epoca delle prime attività industriali, si tentò di sfruttare le vene di minerali ferrosi della valle di Canneto (aprendo pozzi e costruendo una ferriera), ma l’iniziativa non ebbe successo a causa della pessima qualità del minerale, mentre andò a buon fine la realizzazione di un impianto di una moderna cartiera.
Un brutto periodo Picinisco lo visse durante la seconda guerra mondiale, quando il paese si trovò nelle retrovie cassinesi: qui i tedeschi occuparono la cittadina, rastrellando gli ebrei rifugiati e furono sfollati gli abitanti; poi, bombardato il paese, fu sottoposto ad angherie fino al 29 maggio 1944, quando venne liberato dalle truppe italiane.
Una visita virtuale a Picinisco
Il paese, come tutti gli altri centri della Valle di Comino, ebbe un castello che Lotario III nel 1137, donò al Monastero di Montecassino; situato su un lato del massiccio della Meta a 725 metri di altitudine, per la profondità delle gole che lo circondano è stato sempre facilmente difeso negli anni; in una di queste gole scorre il Melfa, fiume a carattere torrentizio che raccoglie le acque delle montagne circostanti fino ad arrivare ad una massiccia diga che crea il Grottacampanaro un lago artificiale molto suggestivo e pittoresco. Lungo le stradine del paese troviamo diversi palazzi signorili ottocenteschi con belle facciate e grandi portali in pietra lavorata; sono quasi del tutto sparite le mura e le porte delle quali però possiamo ammirare (purtroppo solo…) i varchi. Molti edifici del centro storico sono stati restaurati perché danneggiati dal terremoto, mentre vi suggeriamo di visitare la chiesa di Santa Maria che è la più antica, qui troviamo esposti alcuni reperti medioevali.
Lazionauta suggerisce una visita anche il borgo antico del paese con lo scenario naturale della Val Canneto, dove scorre con effervescenza il fiume Melfa riunendo tutte le acque dei monti circostanti, fino a giungere ad una massiccia diga che crea il Grottacampanaro un lago artificiale molto suggestivo e pittoresco; le acque di Picinisco non offrono solo scenari indimenticabili, va ricordato che la Fonte Scopella e’ ottima per curare malattie come ad esempio quelle di carattere biliare. Picinisco dista pochi chilometri da Settefrati e le bellezze naturali di cui è ricco il paese, offrono al turista amante della natura, un insieme di spunti di attrazione stimolati da un percorso stradale panoramico lungo 12 chilometri.
I Monti della Meta, sono una piccola catena montuosa nella zona del confine tra Lazio, Abruzzo e Molise che prende il nome dalla cima più affascinante e appariscente, l’omonimo monte Meta; qui le montagne più alte (Monte Petroso 2.247 s.l.m., Monte Cavallo 2.039 s.l.m. e Monte Mare 2.020 s.l.m.), mostrano vistose tracce di glacialismo quaternario; nelle valli che si sviluppano nella catena montuosa, ci sono diversi tratti con le acque del fiume Melfa e Mollarino in provincia di Frosinone e del Rio Torto in provincia dell’Aquila. I rilievi più bassi dello stesso massiccio, al confine tra Lazio e Molise, sono storicamente detti Mainarde; sono le montagne dove la presenza dell’uomo per il clima meno rigido, favoriva la era stanzialità (con case e coltivazioni che si trovano solo in quota) e non stagionali e pastorali come per i Monti della Meta. Non è definito un confine geologico preciso tra le due catene montuose: è certo solo che le Mainarde non rientrano nel territorio regionale dell’Abruzzo, benchè molti le ritengono del Molise. L’uso tradizionale dell’oronimo è riproposto nelle carte dell’Istituto Geografico Militare che lo applica ai rilievi più esterni dei Monti della Meta, quelli che dal Monte Cavallo e dal Monte Mare degradano progressivamente verso Vallerotonda (FR) e la valle del fiume Rapido-Gari e verso Scapoli (IS) e Filignano (IS) e la valle del fiume Volturno. Settore Mainarde è il nome che le amministrazioni del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise danno alla parte del territorio della riserva in provincia di Isernia, che comprende i territori di quattro comuni. L’etimologia è oscura, sembra ricordare un nome proprio germanico.
Il Monte Meta
(2.242 m) è una delle maggiori cime dell’Appennino abruzzese, nel Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise che, dal Valico di Forca d’Acero, prosegue verso la Valle di Comino meridionale e degrada nelle Valli del Liri e del Volturno cambiando nome in Mainarde nelle vette più basse e più meridionali. La suggestiva quanto caratteristica cima del Monte Meta è interdetta agli escursionisti per le numerose presenze di camosci d’Abruzzo, ciò fa sì che questi animali vengano così protetti dalla Riserva Integrale del Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. Diversi sentieri giungono nelle immediate vicinanze e tra questi troviamo il Passo dei Monaci che si trova proprio ai piedi della montagna (a circa 200 metri sotto la cima); dal versante laziale possiamo raggiungere il sito attraverso i Prati di Mezzo (nel comune di Picinisco); mentre nel versante abruzzese dal pianoro di Campitelli di Alfedena e dal Molise attraverso l’altopiano delle Forme (Pizzone). L’itinerario più breve e più panoramico parte dai Prati di Mezzo (1.403 metri s.l.m.), mentre da Picinisco è raggiungibile con la macchina avendo anche a disposizione oltre a strade adatte alla circostanza, anche un grande e capace parcheggio facilmente raggiungibile grazie alla segnaletica del Parco Nazionale d’Abruzzo (in questo caso seguire l’indicazione verso il “Capanno d’accesso N”).
A sinistra del piazzale dove si parcheggia l’auto, inizia il “Sentiero Numero 1″ (seguire quindi la segnaletica), che prosegue su una mulattiera tortuosa fra rimboschimenti e faggete fino ad accedere alla Valle Tabaccara, dove il bosco si dirada per cui è sconsigliato seguire questo percorso nelle ore calde d’estate per evitare rischi derivanti dall’insolazione. Flora e fauna qui da questo momento in poi sono proprio a portata di mano nella loro inequivocabile bellezza; il panorama già bello di suo, si arricchisce in particolar modo grazie ai frequenti incontri con rapaci rari e camosci d’Abruzzo. Il sentiero poi raggiunge il valico dove è visibile una grossa croce; dopo aver attraversato il Vallone della Meta, si consiglia di fare un grosso respiro per prepararsi a vedere un panorama unico che traccia i confini nella Valle di Comino sia sulle valli abruzzesi e molisane che sulle Mainarde, a questo punto ancora una volta l’incantesimo si è realizzato!
La demografia
Cala negli anni anche a Picinisco la popolazione che nel decennio 1991 – 2001, è scesa del 4,36 per cento; nel 1991 i residenti qui erano 1.261, mentre nel 2001 sono diventati 1.206; all’epoca questi cittadini erano riuniti in 427 famiglie e la media per nucleo familiare era di 2,82 componenti. A distanza però di appena sette anni, all’anagrafe di Picinisco si sono aggiunte altre 44 persone diventanto in tutto quindi 1.250 residenti (questo è il dato di stock, che significa saldo dei residenti precedenti, aumentato delle nuove nascite e dei nuovi trasferiti, meno di decessi e chi si è strasferito altrove, non sapendo – purtroppo – da questi dati “puri”, quant’è il tasso di natalità, peccato). Il dato è sicuramente da considerare buono e i complimenti lazionauta li rivolge alla popolazione tutta (ivi compresi gli amministratori) che sono riusciti a dare alla loro collettività ottimi elementi per diventare “clienti del comune”. Allora, Lazionauta rivolge ora un appello ai propri lettori affinchè abbondino anche loro nella cittadina graziosa di Picinisco che sicuramente troverà anche per loro ottimi motivi (e non solo culturali o gastronomici!), anche per farli tornare ancora!
Le frazioni
Del comune di Picinisco fanno parte anche le frazioni: Antica (a 2,41 km), Campotrivolte (a 3,53 km), Casale (a 2,70 km), Casale I (a 2,56 km), Casale II (a 2,71 km), Colle Posta (a 8,17 km), Colle Posta II (a 2,79 km), Colleruta (a 2,17 km), Fontitune (a 2,87 km), Immoglie (a 2,34 km), Liscia (a 6,01 km), Mole di Vito (a 3,83 km), Porrelli (a 2,29 km), Remune (a 1,14 km), San Gennaro (a 3,23 km), San Giuseppe (a 4,15 km), San Pietro (a 1,92 km), San Pietro Porrelli (a 0,28 km), Serre (a 2,31 km) e Valleporcina (a 3,35 km).
Sciare a Picinisco nei Prati di Mezzo a 1.450 metri s.l.m. è possibile: qui ci sono gli impianti risalita dotati di 2 skilifts, 1 monovia Km. 3 piste segnalate e battute; 1 fondo pista per km. 2; 3 piste per la discesa, ma anche una Scuola di Sci ed il Pronto Soccorso.Infotel: 0776 – 66014
Nei pressi di Picinisco si può praticare il free climbing sulla palestra naturale di Roccia del Corvo
Rocca degli Alberi è una località del comune di Picinisco, dove recentemente l’archeologo Frances Pinnok del Dipartimento di Scienze storiche, archeologiche ed antropologiche dell’antichità dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, ha rinvenuto – con la sua equipe – antiche vestigia e rovine di un accampamento sannita che, probabilmente, sono riconducibili alla “Battaglia di Aquilonia”. Qui è fiorente l’industria della pastorizia che produce il “pecorino piciniscano” esportato in tutto il mondo.
Picinisco fa parte della Comunità Montana Valle di CominoLa mappa dei piccoli comuni della provincia di Frosinone
Clicca qui per vedere Picinisco







Nessun commento... Lascia per primo una risposta!