Poggio Catino
Tra Storia e Società Comune in pillole
Dopo le distruzione avvenute con le invasioni barbariche, questo castello tornò ad essere un polo di aggregazione amministrativo ma anche economico per le popolazioni sparse nel territorio. Nel XI secolo Catino fu assoggettato dall’Abbazia di Farfa con tutti i possedimenti diffusi nella zona (Castello di Luco in zona San Valentino di Poggio Mirteto; Poggio Ciciliano; Rocca Forcelle; le Rocche di Tancia e Fatucchio).Due furono i motivi che portarono alla fondazione di Poggio Catino: l’impossibilità di ampliare il tessuto urbano di Catino per la sua particolare posizione geografica ormai troppo piccolo per l’ampliamento demografico e il volerne tener sotto controllo lo sviluppo politico ed economico, amministrato dalle signorie locali.
La prima menzione di Poggio Catino è databile 1072, quando viene citato in un documento farfense; sulla collina di Moricone fu costruita la Rocca, cinta di mura bastionate, all’interno della quale c’erano alcune case e la chiesa. Nella prima metà del XII secolo il Castello di Catino e il suo Poggio si costituirono in un libero comune; che però fu sempre soggetto al dominio di una famiglia baronale del luogo. Si alternano al possesso: i Conti Sant’Eustachio, gli Orsini, i Savelli e gli Olgiati ai qualigli si deve la costruzione nel 1616 dell’acquedotto della Canale, i lavori di restauro alla Chiesa di San Nicola, e la ristrutturazione del palazzo Baronale con annesso giardino. Il 6 luglio del 1816 il Papa Paolo VII (1800 – 1823) abolì i diritti feudali, e nell’ottobre dello stesso anno Giovan Battista Olgiati rinunciò alla giurisdizione baronale di Poggio Catino e di Catino.
Tra le righe
Nel 1853 Poggio Catino divenne comune autonomo con frazione Catino; nei due centri vivevano 751 abitanti, suddivisi in 157 famiglie che abitavano in 149 case. Il “Piccolo Museo” di Domenico Bianchi è uno di quei posti dove il tempo sembra fermarsi, grazie all’abilità ed alle doti di Domenico è possibile rivivere, visitando la sua piccola esposizione, l’atmosfera dei tempi antichi. Qui troviamo opere realizzate in legno d’olivo tutte lavorate a mano, ci sono rispoduzioni in scala dei vecchi attrezzi agricoli, ci sono ricostruzioni di alcuni monumenti di Poggio Catino, c’è la riproduzione di una vecchia macchina per trebbiare il grano perfettamente funzionante. Oltre alle sue opere sono esposte vecchie macchine di cui si è quasi perso il ricordo, ci sono una moltitudine di dischi in vinile contenenti i brani degli anni ’50 e ’60.
E’ da vedere la raccolta di vecchie foto di Poggio Catino con i suoi abitanti. Domenico è anche un bravissimo poeta, potrete trovare tutte le sue opere e sentire l’amore di una persona per la sua terra. lazionauta invita ancora una volta i propri lettori a fare una visita al piccolo museo che qui è obligatoria per tutti quelli che passano in Sabina, l’accoglienza è favolosa e parlare con Domenico è sempre un piacere per scoprire anche tra le righe, le cose più belle e curiose di questo comune.
Il “Piccolo Museo” è aperto tutte le domeniche per l’intera giornata, l’ingresso è gratuito ma si consiglia prima di verificare. Per informazioni: Domenico Bianchi
Infotel: 328 6847194 oppure 329 6194329
La Dama Bianca. Nel 1933 nel Palazzo Olgiati vicino alla Rocca, fu rinvenuta una cella integra con uno scheletro; il ministro di Grazia e Giustizia dell’epoca s’incaricò di trasferire l’intera cella ed il suo contenuto nel Museo Criminale di Via Giulia a Roma dov’è ora esposta la cella rettangolare con le pareti in blocchi di travertino squadrati e il pavimento in pietra. Sulla parete di fondo è tratteggiato un graffito con una chiazza di sangue molto chiara; altre tracce di sangue si vedono sul davanzale della feritoia mentre in basso e a destra del graffito c’è un lucernario chiuso con mattoni. In fondo alla parete c’è un piccolo sedile di pietra dove è adagiato uno scheletro di donna giovane, rinchiusa in questa cella e sepolta viva. La vivisepoltura era una pratica punitiva estrema che si praticava a fronte di comportamenti gravi o ritenuti tali. Non si hanno elementi per definire chi fosse questa donna, il suo rango, se fosse del posto o meno; ipotesi credibile è che appartenesse alla Famiglia dei Colonna, fosse catturata o consegnata agli Orsini come ostaggio e lasciata morire per consumare una vendetta. L’evento potrebbe risalire al tempo in cui gli Orsini erano feudatari di Poggio Catino ed è verosimile datarlo tra il 1484 e il 1525, quando più violente e sanguinose furono le lotte degli Orsini con la famiglia rivale dei Colonna.
Chiesa Santa Maria dei Nobili. In una lapide del 1210 viene chiamata “Madre di tutte le Chiese del territorio catinese“; apparteneva a Uberto, avvocato longobardo dell’Abbazia di Farfa, che visse intorno all’anno 1000. Fu eretta sulle rovine di una Villa romana di cui le “Terme di Silla” (imponente rudere posto nelle vicinanze) erano una lussuosa pertinenza.
Demografia
Poggio Catino ormai da anni è in rimonta; sta recuperando proprio bene i circa quattroento concittadini che ha perso in venti anni circa a partire dalla metà degli anni 1950 quando i concittadini lasciavano il comune alla ricerca di un lavoro più stabile e sicuro magari nel settore terziario (quindi nei servizi), diventato ormai trainante nell’economia di fine secondo millennio. Dopo quindi gli anni bui (potete verificare meglio i numeri attraverso i dati Istat elaborati da Wikipedia ed esposti alla vostra sinistra), ecco tornare la luce a partire dai primi anni del decennio che conosciamo come 1980; prima timidamente, poi con più vigore, sono venuti a vivere a Poggio catino sempre più abitanti, segno questo che va interpretato anche nel senso della grande e buona ospitalità offerta dai residenti e dagli amministratori che vedono di buon occhio anche chi non è proprio autoctono, allora – suggerisce lazionauta – perchè non andare a Poggio Catino in gita?
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