Polizia penitenziaria, ancora lutto e dolore
Frongia (Lisiapp) è una strage nella indifferenza totale” “Di dolore e sgomento dall’inizio anno ne abbiamo espressi per i suicidi di nostri colleghi, ma questa volta entra in noi la rabbia” e quanto afferma Luca Frongia Segretario generale aggiunto del LISIAPP Libero Sindacato Appartenenti Polizia penitenziaria alla prime notizie apprese dell’ennesimo suicidio di un Poliziotto penitenziaria.
L’assistente capo della polizia penitenziaria, G. M. , 37 anni, in servizio a Varese, si è suicidato sparandosi con la propria pistola d’ordinanza sul traghetto che da Genova lo stava portando verso Olbia. Il poliziotto, prestava servizio al Nucleo traduzioni e piantonamenti della struttura detentiva di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Il suo corpo – sottolinea Frongia – è stato rinvenuto a bordo del traghetto diretto a Olbia. Il collega – riferisce il dirigente sindacale Lisiapp – si stava recando in Sardegna, sua regione d’origine, per un periodo di ferie. “I colleghi di Busto Arsizio sono esterrefatti e costernati. Praticamente increduli. Descrivono G. M. come una persona solare, educata,disponibile e dallo stato di servizio irreprensibile. E questo rende ancora più duro accettare la tragica realtà. . Non sono ancora chiare – dice Frongia – le ragioni che hanno spinto l’uomo a compiere il gesto estremo. Sui suicidi degli appartenenti alla polizia penitenziaria non esistono molti studi.
A ciò sbotta il sindacalista del Lisiapp che da tempo si occupano di questo fenomento a livello sindacale “siamo tutti noi indignati e arrabbiati, in particolare denuncia Frongia , abbiamo sollecitato in molteplice occasioni il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il dicastero della Giustizia con gli allora capo del Dap Ionta e prima Alfano poi Palma e, oggi Tamburino capo Dap e la ministra Severino , senza mai aver ricevuto risposte concrete a questa vera è propria Strage! ” Lo scorso anno continua Frongia ci sono stati ben 8 casi di suicidio e tre tentati suicidi. E’ ora di dire basta a questi gesti che nascono da disagi che si vivono quotidianamente nelle strutture penitenziarie, tutto sulle spalle dei poliziotti. Si possono però alleviare i disagi afferma il numero due del Lisiapp predisponendo una maggiore formazione professionale, un’organizzazione del lavoro che preveda più tempo libero per restare a casa con la propria famiglia, e un trattamento salariale differenziato fra chi fa un lavoro di tipo amministrativo e chi opera nelle carceri altrimenti i più deboli da un punto di vista psicologico finiscono per crollare».
Poi esiste la questione della mobilità bloccata da decenni «E quindi sono tanti i meridionali spediti al Nord senza alcuna possibilità di ricongiungersi alle famiglie. Sono persone che hanno difficoltà ad integrarsi, trascorrono le loro serate a guardare la tv in caserma perché non possono permettersi l’affitto di una casa, e si sottopongono a turni massacranti per mettere insieme ogni mese i tre-quattro giorni necessari per riabbracciare la famiglia. «Infine, se le condizioni rimarranno tali – ricalca il segretario Frongia – non esiteremo, come del resto abbiamo fatto sempre in queste mesi, ad accendere i riflettori su tutto quello che non và compreso i disagi dei poliziotti denunciando tutto e coinvolgendo politici piu impegnati e sensibili alle nostre problematiche, perché non tutti mantengono le promesse dalle istituzioni ai politici. “Di certo cinque suicidi in sei mesi e circa 100 negli ultimi dieci anni da parte dei poliziotti penitenziari dovrebbero ingenerare profonde e continue riflessioni”. Da oggi conclude Frongia faremo nomi e cognomi e anche istituzioni che ci sosterranno e ci staranno al fianco per combattere questa indifferenza, per intanto non ci resta che stare vicini alla famiglia del povero collega.“
Li.Si.A.P.P. LIBERO SINDACATO APPARTENENTI POLIZIA PENITENZIARIA
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05/07/2012 







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