Proceno

Per molti riconducibile al nome di persona etrusco (Percna, Percenas) o latino Percenius  

Tra Storia e Società                                  Comune in pillole

Araldo municipale

Passando dalla legenda alla storia c’è una testimonianza che fa di Proceno un importante sito etrusco, benché le testimonianze più importanti sono dell’anno 976, con delle tracce che indicano la presenza del castrum (luogo fortificato per proteggere gli abitanti dalle invasioni) assoggettato alla potenza orvietana; nel 997 fu nuovamente fortificato da Papa Gregorio V quando fu edificata anche la “Rocca”, mentre nel 1083 fu investito e distrutto dalle truppe imperiali al seguito di Enrico IV per essere ancora ricostruito nel 1097, grazie all’opera dei conti Bovacciani di Chiusi.  Insomma, un bel travaglio per Proceno che agli inizi del XII secolo era dominato dalla signoria di Bernardino ed Ildebrandino de Calmanaire che, tra il 1158 ed il 1159, cedettero le proprietà al Papa Adriano IV; durante i conflitti tra guelfi e ghibellini, il nostro grazioso paesino ricco di storia e di buone maniere che Lazionauta vi invita a visitare per scoprirne le caratteristiche più particolari (o anche per fare dell’ottimo e rilassante ozio creativo!), rimase sotto il dominio di Guglielmo del Nero, schierandosi con i guelfi finché fu occupato dai fuoriusciti ghibellini orvietani che - per poter rientrare nella loro città – chiesero aiuto agli imperiali che – a loro volta sotto il comando del figlio dell’imperatore Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI -, assediarono Orvieto. I ghibellini liberarono Proceno solo quando, un accordo tra Enrico IV e Napoleone Orsini come legato papale, gli consentì di rientrare ad Orvieto.

 

Panoramica cittadina

 

Proceno visse quindi alterne vicende storiche sotto il dominio degli imperiali con Ottone IV nel 1210; sotto la Santa Sede nel 1221; mentre nel 1243 Papa Innocenzo IV cedeva le rendite di Proceno a Giovanni Ugolino della Grega di Orvieto ma sembra che costui non ne godette mai poiché il territorio di Proceno fu almeno fino al 1249, dominio degli imperiali di Federico II. Per potersi liberare dal dominio viterbese, nel 1251 Proceno fa un atto volontario di sottomissione ad Orvieto, e da questo momento la santa sede riuscirà a recuperarlo senza intermediari solo nella seconda meta del XIV secolo. Proceno passò poi sotto i senesi durante lo scisma d’occidente e nel 1394 entrò a far parte del patrimonio dell’antipapa Clemente VII , poi di Giovanni XXIII che lo cedette agli Orsini. Successori degli Orsini furono gli Sforza che ne acquistarono la signoria nell’anno 1433, e Francesco Sforza ne fu investito ufficialmente nel 1434. Proceno però tornò molto presto e per l’ennesima volta alla Santa Sede quando Francesco Sforza si trasferì nelle Marche nel settembre 1433. Terminato il medioevo, Proceno passa sotto il controllo degli Sforza e in particolare di Guido Ascanio che ne ottiene il governo a vita; dagli Sforza si passa ai Mozzanti ed ai Selvi, prima di tornare per l’ultima volta sotto il dominio dello stato pontificio per restarci lungamente senza particolari problemi, fino all’unità d’ Italia.

 

Tra le righe

Dal 1° giugno 2010 supporto tecnico di Bic Lazio, il Castello di Proceno da dimora storica del Lazio, è diventato Albergo diffuso; si caratterizza così il suggestivo borgo medievale che oltre ad avere le tradizionali  attività agricole, ora confida anche in questo nuovo segmento turistico estremamente innovativo nel genere ecologico-ambientale, proprio in linea con la progettualità turistica auspicata da Lazionauta. Auguri quindi agli operatori tutti.

 

 

 

 

Il centro cittadino

Tra Storia e Leggenda. La nascita di Proceno è anche raccontata attraverso una leggenda che rimanda l’evento a Porsenna il lucumone (che in etrusco, significa re) di Chiusi che, durante una battuta di caccia in un bosco circondato da fiumi, decise di trascorrere la notte lì per riprendere il giorno dopo la strada per Chiusi, che era la capitale del suo regno. La zona era proprio piena di cinghiali famelici che spesso ed improvvisamente depredavano i campi e le coltivazioni. Mentre il re Porsenna era seduto in meditazione, un fruscio di rami lo distolse facendogli notare che c’era un enorme cinghiale che lo stava caricando; Porsenna riuscì però con la sua spada a ucciderlo, salvandosi  la vita e attribuendo la sua salvezza alla Dea Uni, alla quale era profondamente devoto. Porsenna, in segno di riconoscenza, fece incidere una stele e ordinò ai suoi architetti di costruire una città con tre porte che prendesse il suo nome. La stele (della quale purtroppo non abbiamo nessuna traccia), fu fissata quasi sicuramente in cima al poggio che, nel corso dei secoli, sarà luogo di altri importanti avvenimenti; infatti, molte centinaia di anni dopo Sant’Agnese Segni da Montepulciano, compì proprio qui uno dei suoi miracoli che la rendono ancora oggi un’amata patrona a cui la popolazione rimane fedelmente devota e legatissima e viene ricordata il 20 di aprile con una solenne processione che si svolge la domenica più prossima a quella data e viene poi ripetuta anche ad agosto a beneficio dei concittadini che sono fuori in aprile per motivi di lavoro. Aglio a cinque stelle: a Proceno già gli Etruschi coltivavano l’aglio e ne facevano un abbondante uso (preferendolo alle cipolle), grazie anche alle caratteristiche igieniche, curative, afrodisiache e stimolanti che già all’epoca gli si attribuivano e che loro stessi, impararono a concimarlo con la cenere. Anche nel Trecento, ritroviamo l¿aglio tra gli ortaggi più diffusi e presenti in tutta la provincia di Viterbo perchè usato non solo come genere alimentare, ma anche nella farmacopea, per le notevoli virtù terapeutiche. Dobbiamo ricordare anche che l’aglio rosso di Proceno, ha una conservabilità prolungata nel tempo, fino ad avere il nuovo prodotto; le caratteristiche qualitative molto apprezzate di questo prodotto, dipendono dalla tipologia dei terreni situati a 400 – 450 metri sul livello del mare e dal clima di tipo temperato-sublitoraneo mentre il suolo è substrato del Pliocene, di origine quindi marina e fortemente argilloso.
Da non perdere qui è la “Sagra dell’aglio rosso di Proceno” istituita ormai da tantissimi anni e viene celebrata nel mese di agosto.
 

Demografia

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Sono ancora in tanti (anche se ormai hanno i capelli bianchi) i nostri concittadini che si ricordano di quando a vivere a Proceno nel 1936 erano tre volte tanti cittadini, rispetto a quelli che ci sono ora. In poco più di 60 anni, siamo passati (come si può vedere nel grafico a sinistra con l’elaborazione grafica eseguita da Wikipedia su dati forniti dall’Istat) da 1994 “clienti” del comune a 612! Un passo (in avanti o indietro?) considerevole se pensiamo alle nobili e lunghe tradizioni di questo nostro comune e a come rischiamo di perderle solo perchè mancano quelle risorse umane che se ne fanno carico! Un enorme peccato questo che proceno non si merita perchè la sua storia è la storia di tutti noi che abbiamo bisogno di conoscerla, per capire meglio chi siamo. Mentre è di facile comprensione l’esodo avvenuto negli anni intorno al 1950 quando l’assenza di lavoro, ha imposto a tutti nuove e più dure regole sociali, (egoisticamente) è più difficile capire e condividere la stessa scelta fatta in epoche diverse. Ma se è vero che il lavoro, l’amore e i sogni muovono le persone, speriamo che presto con la “buona complicità” dei nostri concittadini e degli amministratori locali compresi, questi sentimenti spirano verso il nostro comune tanto da ridare nuove e fresche risorse umane, da poter riprendere a sfogliare nel migliore dei modi questo bellissimo libro di storia patria. 

 

Lazionauta lo augura di cuore!     

 

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