Quale donna per quale ruolo? di Simonetta Badini

Nel mondo contemporaneo il ruolo della donna deve necessariamente assumere,in ogni ambito di riferimento, una essenza di prim’ordine e di equipollenza con il panorama maschile, al fine di raggiungere maggiore equità e giustizia sociale. Viviamo in una società complessa e in continua mutazione e di certo la sensibilità femminile, la sua innata intuizione ma anche le professionalità che essa sa esprimere sono profili essenziali che definiscono l’esigenza di una affermazione inderogabile dell’universo donna. Inoltre è opinione condivisa che “in tempi di crisi, le minoranze emergono; più questa s’intensifica, più acquistano spazio e, in ultima analisi, potere”.

Il pericolo e il tentativo di fermare il passo a questa ineluttabile condizione sono posti, però, da misogini appetiti che cercano, il più delle volte, di strumentalizzare questa naturale condizione di vantaggio per trarne benefici meramente particolari e individualistici. E’ ciò che accade soprattutto negli ambiti di potere, ove uomini ormai al tramonto o con esaurite prospettive propongono donne a reggenza dei loro famelici obiettivi pur di mantenere, per loro tramite, “le mani in pasta”. Questo fenomeno si sta determinando in particolare nel panorama politico a ogni livello e parte del Pianeta. Da una recente classifica stilata da Unifem (Fondo delle nazioni unite per le donne) risulta che oggi donne politiche con posizioni di primazia, soprattutto nei Paesi e territori meno sviluppati culturalmente, ricoprano spazi di rilievo perché godono di qualche illustre personaggio o parente maschio influente al proprio fianco. Le cose cambiano nei territori più avanzati dove self-made women come, ad esempio, il primo ministro australiano Julia Gillard, la brasiliana Dilma Rousseff, la signora più potente al mondo Angela Merkel e il nuovo presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde stanno imponendo le loro indubbie capacità e un potere del tutto meritato. Rileviamo con piacere che anche l’Italia, con la nuova compagine di governo, ha saputo invertire la rotta, esprimendo una rappresentanza femminile di altissimo valore.

Laddove, però, ci sono condizionamenti atavici nonché freni culturali e religiosi, dove l’uomo ha prevalso sempre in senso assoluto, questo cambio di tendenza è certamente più difficile. La donna quindi considerata strumento da utilizzare per moralizzare uno scenario politico guidato da una predominanza maschile, ormai obsoleta e non più credibile agli occhi della società civile. Donne funzionali agli obiettivi di chi non intende uscire di scena o di chi non può più farne parte. E spesso la scelta ricade su entità non ostacolanti l’ostinata resistenza degli uomini in questione: talvolta si tratta di donne giovanissime e innocue, talvolta di rappresentanti a loro vicine sentimentalmente, quindi non temibili, talvolta di parenti. Anche nel nostro Paese assistiamo ancora, soprattutto in ambiti più marginali, a tali deprimenti situazioni di degrado e di paradossale retrocessione. In passato era la donna a “usare” l’uomo, sebbene ciò non potesse considerarsi eticamente condivisibile, per raggiungere i suoi fini. Oggi si sta capovolgendo il nesso relazionale, poiché è l’uomo che, cavalcando l’onda della esigenza di inserire presenze femminili nei ruoli di potere, diventa il regista di questo non nobilitante processo di “sfruttamento” per restare a galla. Attualmente la donna ha tutte le carte in regola per divenire protagonista del proprio domani e per essere elemento di punta di un vero cambiamento, ma deve mutare l’approccio e farcela da sola, mettendo in campo le sue capacità e i suoi meriti, senza essere asservita ai destini di altri.

E’ necessario allora rivedere la prospettiva e assumere il comando del proprio futuro poiché, come diceva Einstein, “non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che lo ha generato”.

Simonetta Badini Presidente Facciamorete Associazione socio-culturale per lo sviluppo sostenibile dei territori

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