Rieti. Venerdì Cinema con l’Arci
Venerdì 11 maggio alle ore 21,45 a Rieti con la commedia tedesca “ALMANYA -Willkommen in Deutschland” della regista turco-tedesca Yasemin Samdereli, si rinnova l’appuntamento con la rassegna “Venerdì Cinema” . L’iniziativa si tiene nella sala congressi dell’Hotel Serena in compagnia del circolo Arci Underground. La famiglia Ylmaz vive in Germania da quando il nonno Hüseyin è immigrato alla fine degli anni 60 come “lavoratore ospite” ed è giunta ormai alla terza generazione. Una sera, durante una riunione di famiglia, Hüseyin sorprende i suoi cari con la notizia dell’acquisto di una casa in Turchia. Inoltre, ha organizzato un viaggio fin lì con tutti loro per andare a risistemarla. Nonostante l’iniziale sconcerto, la famiglia accetta la proposta di partire alla volta della terra d’origine, affrontando un viaggio pieno di ricordi, discussioni e riconciliazioni…
“Il viaggio della speranza che fra il 1961 e il 1973 portò due milioni di turchi in Germania, come una favola vista con gli occhi di un bambino. L’integrazione trattata in chiave di commedia svelta e intelligente, oltre che complessa e ben articolata. Il gioco di specchi fra due paesi lontani in tutto come un’occasione continua di equivoci, confronti, buffi incidenti; sotto cui però scorrono tutti i grandi temi della differenza, della scoperta e del rispetto reciproci. Scritto e diretto da due sorelle turco-tedesche nate nel ’73 e nel ’79, grande successo nel paese di Angela Merkel (che figura a sorpresa tra i personaggi del film) ‘Almanya – La mia famiglia va in Germania’ è un ‘immigrant film’ di ultima generazione. Niente drammi, violenza o musi lunghi, ma un tono scanzonato che a tratti può sembrare quasi facilone. Mentre è la chiave di una rilettura della (propria) storia che sposa la leggerezza della sit-com alla prospettiva distesa della saga famigliare. (…) Anche se il meglio non sta nelle situazioni comico-fiabesche, ma nel sottile filo sentimentale che lega i personaggi, le loro aspettative, i loro segreti. Con sguardo particolarmente affettuoso per la bellissima figura del nonno (gli attori sono tutti straordinari). E un occhio di riguardo per le donne, più svelte e adattabili, mentre gli uomini sembrano sommare alle difficoltà dell’integrazione la crisi del maschio occidentale. Curiosità: la storica frase di Max Frisch che chiude il film («Chiedevamo dei lavoratori e sono arrivate delle persone») fu scritta nel ’65 per un film sugli italiani in Svizzera. I paesi cambiano, i problemi no.” (Fabio Ferzetti, 9 dicembre 2011)


10/05/2012 







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