Rivodutri

Pare che il nome derivi dall’unione dei nomi latini: “rivus” (rivo) e “de utro” (dell’otre) 

Tra Storia e Società                                          Comune in pillole

Araldo municipale

Rivodutri è un grazioso comune dove, se una sola piccola pietra che possiamo trovare per terra, potesse raccontare la propria storia, potremmo trascorrere alcuni decenni senza stancarci. Questo nostro piccolo comune è una delle colonie fondate da Enotrio, ultimo figlio del re d’Arcadia quando questo decise di stabilire dimora fissa in Italia. Varie sono le supposizioni sull’etimologia del nome del comune;  un attento studioso del seicento reatino come Pompeo Angelotti lo chiama ” Li Vedutri” e lo dice così chiamato “quasi a duobus rivulis circundatum“. Un’altra supposizione è quella secondo la quale il villaggio si chiamasse “Rivo” prendendo il nome da due fossi che lo circondano e che cambiasse nome in Rivodutri, di conseguenza all’unione di altro paese esistente sito nel territorio di Cantalice e chiamato appunto Utri i cui abitanti, ormai stufi dei continui soprusi subiti da orde di invasori di pessima specia, decisero di trasferirsi a Rivo come fecero più tardi anche gli abitanti di Cocoione e Rocchetta. 

Le sorgenti di Santa Susanna

Prima del 1300 non si hanno testimonianze concrete sul nostro paese, tranne una breve citazione che si riferisce ad una antica tradizione secondo la quale un rappresentante di ogni paese il giorno dell’Ascensione, andava a Rieti per portare un cero; tra i paesi partecipanti, c’era anche Rivodutri. Il nostro paese  ha attraversato un periodo importante negli anni che vanno dal 1375 alla prima metà del ’500, per gli eventi politici sorti e sviluppatisi in Rieti. Il 1° ottobre 1375 a Rieti scoppia una violenta rivolta contro i Riformatori papali, inviati dai papi avignonesi, a reggere la città e le terre dello stato della Chiesa e dimostratisi estremamente tirannici, corrotti, rapaci a danno dei popoli soggetti. A Rieti tra gli accaniti riformatori c’era messer Pietruccio da Chiavano che, colto di sorpresa dal moto insurrezionale, fu costretto a darsela a gambe precipitosamente. La maggioranza dei guelfi (conservatori e fedeli alla chiesa), era incline a non spingere la ribellione a conseguenze estreme. 

Il paesaggioIntanto alcuni guelfi reatini (che avrebbero voluto lottare ancora contro il papa avignonese per difendere gli antichi privilegi di larghissime autonomie politiche ed amministrative concesse a Rieti da Papa Innocenzo III dei Conti di Segni), furono cacciati dalla città. Essi allora, con la complicità di altri rivoltosi e spalleggiati da alcuni abitanti di Poggio Bustone, suscitavano un moto ostile al Comune di Rieti; alleandosi con gli abitanti di Cantalice, Lisciano, Lugnano, Santa Rufina e Cittaducale, si rifugiavano ed arroccavano nel maniero facendone base di operazione ardue da condurre contro i reatini. Panoramica cittadina

In seguito i fautori di una politica più energica nei confronti delle esigenze della Chiesa rivolta a ridurre le autonomie politiche e amministrative di Rieti, vanno ad ingrossare a Rivodutri, le fila di quelli che già si trovano in guerra contro il Capoluogo, riprende più forte.  Rieti, per difendersi, è costretta ad assoldare “lance” italiane ed arcieri ungheresi cosìsicché, con un piccolo esercito cittadino, inizia l’assedio del castello di Rivodutri.  

Nel frattempo Papa Gregorio XI convinto ormai della buona fede e della lealtà dei reatini, incarica messer Andrea Capocci da Viterbo, di iniziare e condurre avanti trattative per mettere fine alle lotte faziose interne di Rieti e di ricondurre Rivodutri all’obbedienza. La conclusione della pace è datata 4 giugno 1377; il 20 ottobre 1377 e il 3 febbraio 1379 gli abitanti di Rivodutri rivolgono due petizioni al Comune di Rieti chiedendo che i ribelli condannati a morte, al bando o a pene pecuniarie, previa cancellazione delle condanne   possano tornare ad abitare nel castello perché, in caso contrario, le famiglie che ancora vi dimorano, legate quasi tutte da vincoli di parentela o di consanguineità coi condannati, sarebbero costrette ad abbandonare le loro e cercarsi nuove residenze. Nella seconda domandano l’esenzione, per un anno, di tutte le imposte e gravezze. Dopo questi eventi la vita nel castello di Rivodutri trascorre in relativa quiete, anche se i più aggressivi abitanti del castello, spinti dalla povertà e seguendo l’esempio dei terrazzani di Labro, Morro e Poggio Bustone, non solo offrono asilo a condannati al bando per la ribellione del 1375 e per delitti commessi in avvenimenti successivi, ma si danno, sovente, al brigantaggio da strada, assalendo comitive e carovane di mercanti, di mandriani, di pastori, depredandoli. Il Comune di Rieti consente spessissimo di condonare le condanne e pene corporali anche capitali, in cambio di transazioni che si risolvono nel consueto pagamento di ammende ridotte. Nell’autunno del 1438 il Cardinale Giovanni Vitelleschi (risoluto e durissimo uomo di guerra e di azione più che di chiesa) inviò i suoi fanti a occupare il castello di Rivodutri, e ai magistrati comunali reatini impose con vigore di deliberare la distruzione del castello e la cacciata di tutti i suoi abitanti (11-2-1439). 

Dal XVI secolo in poi, dopo il componimento di una lite tra abitanti di Rivodutri e Poggio Bustone, i magistrati reatini deliberano provvedimenti vari a vantaggio della comunità di Rivodutri. Rivodutri, ovvero Rigodutri, come è spesso chiamato nei documenti della seconda metà inoltrata del Trecento, subisce un lento ma progressivo smantellamento delle sue fortificazioni. 

Tra le righe

L'albero del Santo

Il Faggio di San Francesco: la tradizione popolare narra che il Poverello si trovasse sui monti attorno a Rivodutri quando scoppiò un forte temporale. Francesco allora cercò riparo sotto un faggio, che per volontà di Dio piegò i suoi rami come fosse un ombrello. Così la saggezza popolare ha spiegato la forma unica dell’albero. il faggio è quindi famoso per la sua forma straordinaria, con i rami che s’intrecciano sinuosi a creare onde e nodi dalla bellezza inusuale. Questa particolarità rende unico il Faggio di San Francesco mentre gli altri esemplari della specie, tendono a estendersi verso l’alto, il faggio di Cepparo ha subito una rarissima mutazione, ad oggi nota solo in altri due esemplari in tutto il pianeta: in Inghilterra e in Nord America.

La tradizione locale associa al faggio un altro episodio. Per spostarsi Francesco usava un asino, che il Santo fece ferrare da un maniscalco, ripagando l’artigiano con mille ringraziamenti. Ci volle un po’ al nostro maniscalco per capire che non aveva ricevuto denari, tanto era sorpreso dai ringraziamenti. Quando si rese conto, rincorse Francesco e lo raggiunse nei pressi del faggio, chiedendo o il denaro o la restituzione dei ferri. Francesco allora chiese all’animale di restituire i ferri, cosa che l’asino miracolosamente fece. Ancor oggi è visibile l’orma del piede del Santo impressa al suolo al momento della discesa dall’asino. 

Demografia

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Sono ormai circa 30 anni che Rivodutri ha trovato con successo un proprio equilibrio demografico usando una ricetta tutta particolare e semplice, al punto che i propri concittadini ormai da anni qui sono stabili e se proprio deve succedere qualche cosa, aumentano. E l’aumento infatti è quello che si è registrato nei primi anni del nuovo millennio quando poco meno di 50 nuovi abitanti (non sappiamo al momento se si tratta di neonati o di trasferimenti), hanno contribuito ad arricchire la società locale. L’aumento di residenti coincide con un diffuso benessere che è originato sia dai cittadini che dagli amministratori locali che sapientemente sono riusciti a mescolare bene gli ingredienti dell’ospitalità. Allora perchè non visitare questo comune ricco di usi, costrumi e tradizioni come Lazionauta vi consiglia di fare?     

Gastronomia: 

Il Piatto del Buonricordo

Lo chef consiglia un pasto a base di trota con salsa di erbe aromatiche, farina di ananas e mandorle tostate; bottini di stracciatella su concia di asparagi ed estrazione di parmigiano; zuppa d’anguria e menta con cioccolato bianco al sale ripieno di mango e per chiudere come dire di no ad un gustoso  gelato alle olive nere?

Ristorante La Trota, via Santa Susanna 33, località Piedicolle I -  Rivodutri
Infotel: 0746 – 685078

  

 

La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti 
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