Roviano

Il nome deriva dalla Gens Rubria (forse padroni della zona) a cui si aggiunge il suffisso -anus per indicare appartenenza; poi diventò: Rubrianum, poi Rubianum.

 

Tra Storia e Società                                   Comune in pillole 

Araldo municipale

Tra Tivoli e Subiaco, risalendo il corso dell’Aniene, la vallata segnata dall’andamento del fiume viene quasi a chiudersi tra due centri medievali che si fronteggiano l’uno con l’altro: sulla destra notiamo Anticoli Corrado (dominato dalla Rocca degli Antiochia) e a sinistra la “nostra” Roviano (sovrastato dal Castello Brancaccio con la torre merlata e il possente bastione), centro medioevale dalla lunga e appassioante storia, infatti Roviano mostra le sue origini attraverso ritrovamenti molto importanti e significativi. La presenza di antichi insediamenti nel territorio viene attestata da probabili castellieri lungo le falde del Monte Sant’ Elia. Nella grotta di Fra’ Alessio e ai piedi del Convento degli Oblati sono stati rinvenuti frammenti di ceramica databili all’Età del bronzo. Sopra l’attuale paese, parallele alla moderna autostrada, alcuni tratti di murature poligonali lasciano supporre l’esistenza di luoghi fortificati preromani. Queste murature, in mancanza di accurati esami, risultano di incerta datazione, potendo anche risultare relative alla costruzione di qualche villa o strada romana. Antonio Nibby (cultore di topografia e archeologo, nato ad Amatrice – RI - il 4.10.1792 e deceduto a Roma il 20.12.1839), descrive prima del paese, i ruderi di una villa romana forse appartenente alla “Gente Rubria” che diede anche il nome al paese; in località “Casa Passera” fu scoperta un’ara funeraria con l’iscrizione dedicatoria, eretta dal liberto L. Annius Nalas alla moglie Carfia Lanthanusa.  

Panoramica cittadina

Il reperto, conservato in paese, presenta sui fianchi due bassorilievi mentre l’epitaffio riporta, oltre al nome dei personaggi di origine greca, la consueta sigla D.M. “Dis Manibus“  dedicata ai Mani. Nel 1889 ai piedi di Roviano vicino all’Aniene, fu rinvenuto ad una profondità di due metri in terra da riporto, il lastricato di due antiche vie formanti un bivio: l’antica Tiburtina Valeria con la Sublacense. Oltre alle sedi stradali, furono scoperti quattro cippi con alcune iscrizioni attestanti i vari restauri eseguiti, sulle vie stesse, dagli imperatori romani; un cippo recava inciso il numero XXXVI ed una freccia che indicava con precisione l’inizio della Via Sublacense, lastricata per la prima volta dall’Imperatore Nerone; era il XXXVI miglio della Valeria, il luogo ricordato ripetutamente da Frontino per l’ubicazione degli acquedotti romani. Sono queste due vie, che ricalcano antiche direttrici di transito, a dare origine e sviluppo a Roviano. La Tiburtina Valeria, che rappresenta il collegamento del territorio sabino con il Fucino, costituisce un importante asse di penetrazione che favorì l’addentrarsi delle più antiche civiltà nel territorio ed in seguito permise la colonizzazione romana della regione. La Via Sublacense, al contrario, caratterizza tutto il medioevo durante il feudo abbaziale.  

Nel Convento degli Oblati è ancora conservato integro Scotonico* il ponte romano con il basolato stradale della Via Valeria. Alle testimonianze romane seguono per Roviano secoli oscuri, il toponimo del Monte Sant’Elia che sovrasta il paese, ha fatto immaginare la presenza in loco di monaci orientali. Questa tradizione e tanto sentita che si è voluto individuare, nell’antico Romitorio di Santa Maria dell’Oliva, uno dei 12 monasteri fondati da San Benedetto, ricordati da Gregorio Magno. E certo, comunque, che il Cristianesimo si diffuse assai presto a Roviano, sostituendosi completamente al culto pagano testimoniato dall’epigrafe latina citata. Il primo documento che indica il territorio, riguarda proprio la Chiesa di Santa Maria, costruita su preesistenti strutture che meritano uno studio approfondito. Nel Regesto Sublacense il Privilegio di Papa Nicolò I, datato 20.8.867, confermativo dei possedimenti del Monastero Sublacense, nomina appunto “il fundurn qui vocatur Robiano, curn ecclesia qui vocatur sancte Mafie“. Nel diploma di Ottone I dell’anno 967 si nomina. sempre tra i beni del Monastero sublacense, Roianum maius, et Roianum minus che corrispondono evidentemente a Roviano e Rovianello.  

Le rovine di Rovianello sono ancora visibili su una collina che prospetta l’Aniene, a circa due chilometri a valle di Roviano. Secondo la cronaca di Marzio risulta che intorno all’anno 1000 il Conte Rainaldo, figlio di Bernardo, restituì all’Abbazia sublacense Roviano e Rovianello con Arsoli ed Anticoli. Il Papa Leone IX, nel 1051, e il Papa Pasquale II nel 1115 confermano Roviano sempre al Monastero di Subiaco. Nel 1183 l’Abate Simone reclamò contro Riccardo d’Arsoli che teneva Roviano e Rovianello. Leone III affidò la vertenza a Milone vescovo di Tivoli, che tuttavia non riuscì a risolverla. Il pontefice convocò presso di sé Riccardo per indurlo a sottomettersi ed emise sentenza a favore dell’Abbazia. Nel 1189 Roviano e Rovianello figurano confermati al Monastero dal Papa Clemente III. Successivamente passarono ai Colonna di Riofreddo. Nel 1227 si fa infatti menzione di: Landulfus Colurnna rniles Rivifrigidi ed Rubiani dorninus. Un altro Landolfo Colonna risulta aver dato, nel 1287, lo Statuto a Roviano. Roviano e Rovianello, negli statuti tiburtini del 1305 e del 1500, sono compresi tra i castelli censurati verso Tivoli. Papa Bonifacio VIII, con bolla del 14 settembre 1297, confiscò il feudo ai Colonna. Rovianello con bolla del 10 settembre 1300 fu concesso agli Orsini.  

Nel 1382 Roviano figura diviso in più quote; il 18 maggio 1434 Giovanni Andrea Colonna, anche a nome del fratello Giacomo, ratificò lo Statuto di Roviano. Nel 1500 Alessandro VI attribuì nuovamente il feudo all’Abbazia di Subiaco. Nella guerra contro Ascanio Colonna, nel 1541, Pierluigi Farnese prese Roviano dai Colonna ai quali però non apparteneva. Con istrumento Crisante Roscioli del 24 novembre 1625 Roviano e Rovianello, ormai diruto, furono venduti a Carlo Barberini. Attraverso i Barberini, Roviano passò dai Colonna del ramo di Paliano a quelli di Palestrina, chiamati poi Carbognano e quindi Colonna-Sciarra. Nel sec. XIX passò ai Massimo ed infine ai Brancaccio che lasciarono anche il nome al castello. 

La complessa struttura, oggi di proprietà comunale, testimonia e conserva da sede di Museo, secoli di Storia 

Demografia

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Certo è che anche Roviano è un libro di storia aperto nelle pagine più importanti del nostro passato ed il Castello Brancaccio, la sua torre merlata e il possente bastione, sono solo piccoli ma tangili segni della maestosità di questo comune. La demografia spesso va di pari passo con i momenti più ecclatanti della storia che in questo comune sembra essersi consolidata già nel 1936 quando qui cerano 1.435 iscritti all’anagrafe. Quel dato negli anni è stato abbastanza ballerino, senza però avere grossi e significativi scrollamenti fino a registrare comunque un successo in questo ultimo periodo con un considerevole incremento dei residenti frutto – evidentemente – degli attrattori sociali e culturali (ma ci sentiamo di aggiungere anche di tipo gastronomico) che qui riusciamo a trovare e – sicaramente – senza grossa fatica.    

  

* Il Ponte Scotonico 

Il Ponte Scotonico

Nelle vicinanze del Km 58 dopo il bivio per Arsoli, c’è il Ponte Scotonico (largo più di sette metri con il diametro dell’arco di circa otto metri), una struttura di epoca romana che si racconta aver vissuto un restauro dall’imperatore Nerva nell’anno 97 d. C., attualmente si conserva ancora integro con la strada a basoli di calcare locale grazie anche ad un intervento conservativo operato nel 2005, quando è stato riportato totalmente alla luce e quindi restaurato. Il suo nome potrebbe derivare dal latino scutum per scudo o dal greco skotos per buio.

 
 
 
 
 

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Roviano fa parte della
X Comunità Montana dell’ Aniene

  

  

 
 
 
 
 
 
 
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