Sambuci
Probabilmente deriva dal nome della pianta sambucum, ovvero il sambuco presente in locoX
Tra Storia e Società Comune in pillole
Lungo la Valle del Giovenzano dove il torrente (detto anche Fiumicino), si unisce all’Aniene, su un’altura si erge il pittoresco quanto caratteristico e grazioso centro medievale che conosciamo con il nome di Sambuci. Una antica cinta muraria circonda tutto il paese che può essere percorso solo attraverso delle porte caratteristiche che portano all’interno. Il Castello Theodoli è il più impiortante punto di interesse del paese; si tratta di un maniero circondato da un grande quanto bellissimo parco, con i segni tuttora visibili dei diversi adattamenti che lì sono stati eseguiti attraverso i diversi secoli di storia. È proprio difficile – in assenza di più antiche testimonianze – ricostruire le origini di questo caratteristico borgo medievale, anche se alcuni ritrovamenti di ossa frontali e corna di cervo con evidenti tracce di lavorazione dell’uomo preistorico – scoperte nel secolo scorso –, lasciano pensare ad una origine molto lontana dell’uomo di queste zone.
Il materiale citato fu rinvenuto da Gioacchino De Angelis D’Ossat lungo il fosso che scorre sotto Sambuci; i reperti furono oggetto di trattazione nella pubblicazione di un volume dal titolo: “Memorie della Società Geografica Italiana” del 1897. Il primo documento che nomina questo territorio, è del Regesto Sublacense dell’anno 864, con il quale Papa Nicolò I confermava al Monastero Sublacense con altri beni immobili, il casale Urbano e Sambuci “cum ecclesia sancti thome“. Anche il Privilegio di Gregorio V, del 28 giugno 997, che riporta la stessa descrizione con conferma. Sempre lo stesso Regesto, contiene un documento datato 20 marzo 971, secondo il quale Leone, Abate del Monastero dei Santissimi Cosma e Damiano di Cave, rinunciava con alcuni Tiburtini ed in alla presenza del Vescovo di Tivoli Amizone e all’Abate Giorgio di Subiaco, al feudo di Sambuci; l’Abate di Subiaco, a sua volta, rinunciava al fondo Luciano (mentre anche un documento del 978 di Benedetto VII, contenuto nel Regesto della Chiesa di Tivoli, nomina fra altri possedimenti tiburtini anche il “fundum sambuculo“). L’atto porta il titolo di “Charta Refutationis Castrorum Sambuci“; altri documenti benché successivi, nominano Sambuci, tra i beni del Monastero, ancora come “fondo”: il Privilegio di Benedetto VIII, del settembre 1015, e quello di Papa Leone IX, del 31 ottobre 1051, nominano ugualmente il “fundum sambuculo cum ecclesia sancte mafie“. Nella lapide dell’Abate Umberto del 1052 – 53, murata sulla facciata della Chiesa di Santa Scolastica, Sambuculum è definitivamente compreso fra i castelli soggetti all’Abbazia. Nell’XIII secolo il feudo passò ai Corrado D’Antiochia; è forse questo il periodo più significativo ed importante per Sambuci.
Nel 1370 durante la guerra contro il conte di Articoli, il paese fu occupato dai Tiburtini, appartenente quest’ultimo sempre alla famiglia D’Antiochia. In un atto di Leone X, relativo ai tributi del 1514, figura Sambuci con Saracinesco, sotto la giurisdizione degli Orsini. Lo stesso pontefice, nel 1519, riconobbe i diritti sul castello a Maria, Faustina e Bernardina, figlie di Giovan Francesco D’Antiochia. Nell’istrumento de Arronibus del 21 settembre 1536, il feudo viene messo all’asta, ma non venduto; Maria D’Antiochia nel suo testamento – atti de Perillis del 9 ottobre 1541 – lasciò la sua parte di Sambuci alla nobil donna Maddalena Mareri che, con gli altri aventi diritto, trasferirono la proprietà con atto Camillo Manfredi del 4 luglio 1551 a Pompeo Zambeccari, vescovo di Sulmona. Dagli Zambeccari poi, il castello fu venduto alla famiglia romana Astalli Papa Innocente X Pamphili vi relegò il cardinale Camillo Astalli che rimase a Sambuci fino alla morte del pontefice avvenuta il 7 gennaio 1655. Poi il feudo rimase agli Astalli fino alla morte del marchese Tiberio, periodo in cui i suoi creditori vendettero Sambuci (ma anche la signoria di Vallepietra) a Giuseppe Compagnoni Marefoschi, con atto redatto da Valentino Pulci del 31 luglio 1767. In seguito il castello risulta in comproprietà con i Baroni Piccolomini. Il passaggio matura probabilmente tramite Laura Astalli in Piccolomini che risulta essere tra i creditori che promossero la vendita.
Nel XIX secolo il feudo passa in proprietà alla Marchesa Giacinta Simonetti e Laura Theodoli. Il <<trasferimento proviene dall’eredità della baronessa Elisabetta Maccaroni, moglie di Giuseppe Piccolomini – testamento Blasi pubblicato il 23 settembre 1840. È quest’ultima famiglia, i Theodoli, a lasciare il nome al castello; dopo secoli di storia, successi ed insuccessi delle nobili famiglie, il palazzo attende ora una sua pubblica destinazione.
Demografia
Sono ormai quasi trenta anni che questo nostro grazioso quanto pittoresco comune continua a fare incetta di cittadini; ad ogni censimento decennale dell’Istat propone un crescendo di abitanti con numeri veramente sorprendenti a dimostrazione della bontà delle risorse che questo comune mette a disposizione dei propri concittadini e qui non parliamo solo dell’aria buona o della storia che si respira attraversando il centro storico. Visto il trend, ci aspettiamo ormai nei prossimi anni di vedere superata la soglia dei mille abitanti, traguardo questo che dal punto di vista demografico riporta Sambuci all’anno 1901 proprio quando gli abitanti qui erano 1.027 proprio al massimo della loro espansione all’anagrafe. Da residenti o da semplici turisti lazionauta consiglia comunque di vivere un’esperianza a Sambuci all’insegna di un buon periodo ristoratore con il proprio spirito ma anche con il proprio corpo.
lazionauta quindi ribadisce il consiglio di visitare Sambuci, un comune che racconta la storia attraverso i suoi edifici come è possiabile ammira nel Castello Theodoli nella parete sinistra di fronte alla cappella interna, una lapide con l’iscrizione: D.O.M. – Familia Ex Stirpe Regia – De Antiochia. Nella Chiesa di San Michele Arcangelo possiamo vedere varie tombe della nobile casata; con i D’Antiochia, discendenti del Barbarossa, Sambuci con Anticoli e Saracinesco, entra nelle vicende che accompagnarono la calata di Corradino di Svevia in Italia (1267-1 268).
Sambuci confina a nord e ad est con il comune di Saracinesco, a sud con Siciliano e Cerreto Laziale e a ovest con Vicovaro e Castel Madama
Sambuci fa parte della X Comunità Montana dell’AnieneIl Castello Theodoli, pur mantenendo ad oggi tutte inalterate le antiche forme medievali, ha un aspetto eclettico come si può notare dalle torri angolari, dalle scuderie e abitazioni dei lavoranti ubicate fuori dall’antico maniero
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