San Biagio Saracinisco

Il nome del Comune evoca il culto per il patrono del paese, evocato il 3 febbraio

Tra Storia e Società                                        Comune in pillole

Araldo municipale

San Biagio Saracinisco è un piccolo quanto grazioso centro abitato incastonato tra i Monti delle Mainarde, che fu fondato verso il X secolo; benché il paese ha subito ingenti danni per cause sia naturali (terremoti) che belliche, ha un paesaggio ricco di boschi di faggio, laghetti e corsi d’acqua forse anche per la superiore protezione che gode, visto che il paese deve il suo nome al proprio patrono (San Biagio, appunto), e alla popolazione sannitica dei Saraceni che, in origine, si stabilirono nelle vicinanze del fiume Garigliano dove poi, di conseguenza all’invasione delle truppe Papa Giovanni X, si ritirarono nella parte più interna del paese. Le origini antiche sono testimoniato dalla presenza di diversi reperti archeologici di ferro, argilla e bronzo come le lance di ferro e i vasi in terracotta, ritrovati nella Necropoli, ma anche le mura poligonali che circondano la cittadina e il “Sepolcreto”, situato ai piedi del monte Croce.

Il contesto idrografico

Panoramica cittadina

La catena montuosa delle Mainarde si trova tra le province di Frosinone e Isernia ed entra ufficialmente a far parte del Parco Nazionale d’Abruzzo nel 1990; queste, come tutte le montagne appenniniche, sono di origine calcarea (ciò è dimostrato dai rinvenimenti di alghe, coralli, molluschi bivalvi) che hanno formato gole e calanchi. Ai piedi della catena c’è il Volturno, uno dei “fiumi sacri” d’Italia (infatti il Volturno, fiume dal quale deriva l’etimologia del paese, era il fiume sacro all’omonima divinità romana che presiedeva alla fecondità della terra; ed era anche il luogo in cui venivano a bagnarsi le bellezze dell’ Olimpo, le dee che volevano nascondersi agli occhi dei mortali quando desideravano rinfrescarsi nelle acque cristalline dove il fiume riceve l’abbraccio del mare). Le “fonti del Volturno”, da cui partiva il famoso acquedotto augusteo di Venafro (grandiosa opera di ingegneria idraulica), rappresentano ancor oggi un luogo di grande suggestione dal punto di vista naturalistico e paesaggistico; praticamente una delle mete più interessanti dell’Appennino, anche per la presenza di particolari elementi faunistici come l’orso bruno marsicano, il camoscio d’Abruzzo, il lupo, il cervo, la vipera dell’Orsini, la lontra, l’aquila reale e il picchio di Lilford, così come da specie erbacee ed arbustive di estremo interesse, quali il pino nero e alcune residue stazioni di betulla.

Una menzione particolare va fatta ai Monti della Meta, sono una piccola catena montuosa nel confine tra il Lazio, l’Abruzzo e il Molise e prende il nome dal monte più suggestivo ed affascinante: il Monte Meta mentre tra le montagne più alte troviamo il Monte Petroso (2247 s.l.m.), il Monte Cavallo (2039 s.l.m.) e il Monte Mare (2020 s.l.m.), tutte cime che presentano vistose tracce di glacialismo quaternario; nelle valli che si sviluppano nella catena montuosa in Provincia di Frosinone, ci sono le acque dei fiumi Melfa e Mollarino.

Dobbiamo anche ricordare ai nostri lettori che questo territorio che Lazionauta inviata ad esplorare, è ricco di caratteristiche abitazioni rurali come masserie e case con aie, bellissimi forni collettivi, come per dimostrare la forte socializzazione che lega queste popolazioni, che ora potrebbero rilanciare il territorio con proposte legate al turismo rurale.

Demografia

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Questo piccolo quanto grazioso comune, dal punto di vista demografico desta qualche seria preoccupazione a causa del progressivo allontanamento (talvolta involontario quanto irreversibile) della sua popolazione. Infatti nel 1991 i concittadini erano 438 mentre 10 anni dopo sono diventati appena 365 (proprio come i giorni dell’anno!) distribuiti su 162 famiglie; a questa variazione percentuale naturalmente corrisponde anche il progressivo abbandono delle pur minime attività produttive, degli edifici e quindi delle abitazioni. Come abbiamo visto le famiglie e quindi le abitazioni occupate sono solo 162, contro un patrimonio alloggiativi sicuramente di più grandi proporzioni. Attendiamo quindi il prossimo censimento dell’Istat, nella speranza di vedere segni pur flebili di ripresa.

L’Orso Bruno marsicano nella catena montuosa delle Mainarde

La catena delle Mainarde sono l’habitat naturale quanto ideale per l’Orso Bruno marsicano, animale che può raggiungere nell’esemplare maschio, un peso massimo fino ai 160 chilogrammi, mentre le femmine sono anche se di poco, più piccole. Nel nostro Paese ci sono due sottospecie: Ursus arctos arctos (presente nelle Alpi centrali) e Ursus arctos marsicanus (quello che appunto troviamo nell’Appennino centrale) e quindi anche nella catena montuosa delle mainarde.

 Per contattare il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, telefonare al numero verde: 800 010 905

Potete anche recarvi a:
  • Alvito – Centro Operativo Val Comino Tel.: 0776 – 513032
  • Campoli Appennino – Centro Orso
  • Picinisco – Ufficio Informazioni
  • San Donato Val Comino – Museo della Geologia

Gastronomia: Pollo alla ciociara

Ingredienti: un pollo di circa 1 kg., 300 gr. di pomodoro, due o tre peperoni dolci a polpa grossa, un peperoncino, due spicchi d’aglio, mezzo bicchiere di vino bianco, poco olio, sale.

Esecuzione: pulire il pollo, fiammeggiare e tagliare a tocchetti. In un tegame imbiondire nell’olio gli spicchi d’aglio. Aggiungere i tocchetti di pollo e far rosolare spruzzando con vino bianco. Appena il vino sara’ evaporato aggiungere il peperoncino, i pomodori e i peperoni mandati e tagliati a falde. salare, coprire il tegame e cuocere per circa 45 minuti

San Biagio Saracinisco fa parte della  
Comunità Montana Valle di Comino

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La mappa dei piccoli comuni della provincia di Frosinone

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