Sant’Apollinare
Il nome è dedicato al culto per il Santo che è anche il patrono del paese
Tra Storia e Società Comune in pillole
Le origini di Sant’Apollinare risalgono al periodo intorno all’anno 797 (come testimoniato dai documenti cassinesi), quando Gisolfo (796 – 817 ) divenne abate di Montecassino. Gisolfo, oltre all’efficace opera di valorizzazione del territorio circostante il monastero, fece costruire sul colle “Albianus” (il toponimo evoca una immagine prettamente bucolica, ovvero il colore delle greggi che vi pascolavano) una cella (ovvvero un piccolo convento con la cappella, con l’abitazione dei monaci e il ripostiglio degli arnesi, che poi divenne però anche una “curtis”, ovvero un piccolo centro amministrativo dei beni ricavati dalla terra) dedicata ad Apollinare (vescovo e martire) il santo ravennate, dando stabile ospitalità ad alcuni monaci benedettini. L’origine del nome del paese, Sant’Apollinare risale al 797, ma il centro abitato ha origini ben piu antiche, infatti gli abitanti venivano chiamati anche “ponaresi” dal nome del colle chiamato “colle ponaro“. Quindi il centro abitato ha origini forse piu antiche di quelle di Cassino e la popolazione di all’ora non era osca (gli Osci di ceppo sannitico, si insediarono nell’Opicia nei primi secoli del I millennio a. C., e presero il posto degli Opici, una preesistente popolazione latino-falisca; il nucleo centrale del loro insediamento era l’entroterra del Golfo di Napoli, ma diverse testimonianze osche, sono attestate in un’area assai più ampia). Negli ultimi anni a Sant’Apollinare sono state ritrovate anche testimonianze risalenti all’eta del ferro e, grazie a questi reperti, si è capito che la popolazione locale ha origini antichissime; un secondo ritrovamento è stato quello di una tomba risalente ad un’epoca pre- cristiana, infatti è stato ritrovato sepolto con riti pagani.
Successore di Gisolfo fu l’abate Apollinare che evidenziò il nuovo sistema economico “curtense” dove, in ogni “cella” si concretizzava la regola benedettina dell’ Ora et labora; nasce così il primo nucleo di Sant’Apollinare costituito dalla chiesa, da locali per i monaci e da depositi per i beni prodotti dai coloni, situato nelle vicinanze dell’attuale centro. Pochi anni dopo (839), l’insediamento subisce devastazioni da parte di saraceni e ungari tali da dover essere riedificato; si raduna poi attorno al sito, una parte della popolazione della valle, che si rese utile alla fortificazione dell’abitato. Così venne eretto il castello (del qale però oggi abbiamo solo pochi resti). che dall’alto del suo poggio domina la pianura dove il Liri diviene Garigliano.
Le leggende sul Comune dedicate a Sant’Apollinare vescovo, martire e patrono di RavennaIn epoca medievale dopo la morte dell’abate Gisolfo (796 – 817), l’Abbazia di Montecassino ebbe come XIV abate Apollinare (817-828) che fu venerato come Santo dall’Ordine Benedettino. Questi era molto affezionato alla “cella” sicuramente per via dell’omonimia, a questo proposito si narrano due leggende:
- nella prima leggenda si racconta che durante le incursioni saracene, Sant’Apollinare abate, si inginocchiò a pregare su un sasso per ottenere che l’abitato fosse salvato dalle barbarie; grazie all’intercessione delle sue preghiere, i saraceni non saccheggiarono il territorio. In memoria di questa leggenda, in località Morroncelle è apposta ancora oggi una croce nelle vicinanze della pietra sulla quale il Santo pregò.
- Nella seconda leggenda si narra che nel corso dei suoi numerosi viaggi volti a visitare i possedimenti dell’Abbazia, per controllarne l’amministrazione, l’abate Apollinare arrivato sulle sponde del fiume ”Liri” non avendo barche per attraversarlo, si fece un segno di croce e camminò sulle acque rimanendo a piedi asciutti. Questo avvenimento fu narrato sia dall’abate Desiderio che dallo storico Leone Marsicano.
Questo territorio è stato sempre legato alla Terra di San Benedetto, ma come terra di confine, quindi subendo le manie di espansione dei signori Aquinati e Gaetani; quindi Sant’Apollinare subisce nei secoli diverse occupazioni e distruzioni come quella del 1421 quando le truppe di Braccio da Montone occuparono il paese o l’occupazione nel 1487 da parte delle truppe del regno di Napoli; ma ancora quando il 9 dicembre 1647 (ai tempi di Masaniello) il nostro comune è stato saccheggiato da Domenico Calesse di Sora. Anche nel 1799 il territorio subì il saccheggio delle truppe francesi napoleoniche mentre nel 1806, con la fine del regime feudale, terminò la dipendenza dai monaci Cassinesi e il comune di Sant’Apollinare venne annesso al vicino comune di Sant’Ambrogio sul Garigliano fino all’Unità d’Italia quando questo territorio ambrosiano, riacquistò l’autonomia.
Dal punto di vista rievocativo, qui non si è dimenticato quell’ormai lontanissimo 13 gennaio 1915 quando, un disastroso terremoto che ebbe come epicentro Avezzano, causò considerevoli danni anche a Sant’Apollinare.
Nel 1941 in Vicolo Verdi venne inaugurata la stazione dei Carabinieri, poi trasferita prima in Via Mercato, poi a Corso Mazzini.
Altra nota storica importante, riguarda la seconda Guerra mondiale quando Sant’Apollinare si trovava lungo la “Linea Gustav“ detta anche”Linea Invernale” (era una linea di fortificazione approntata durante la Seconda guerra mondiale che tagliava in due l’Italia – a nord dove c’erano i tedeschi, mentre a sud c’erano gli alleati – e si estendeva dalla foce del Fiume Garigliano passando dalla foce del Sangro, fino a lambire i territori di Pescara e di Cassino). In questo territorio furono tanti gli accadimenti tragici legati al conflitto e particolare ricordo va a quello del 5 marzo 1944 quando gli Alleati bombardarono (con proiettili perforanti!), i rifugi ubicati in località Pasticcella dove si trovava la popolazione civile. In quella circostanza le vittime furono “solo” 33, di cui 13 bambini, diciamo solo perchè la tragedia poteva essere ancor più devastante, ma grazie al coraggioso Tito Di Cicco (nato a Sant’Apollinare nel 1921 e deceduto a Providence negli Stati uniti d’America nel 1992), tante altre persone bambini compresi, furono tratte in salvo proprio da lui.
Va infine ricordato che gli eventi dovuti alla II Guerra mondiale, causarono la distruzione del 95% delle case e il conseguente decesso di 140 cittadini civili.
Medaglia d’argento al merito civile – 1943 – 1944 con la seguente motivazione: «Piccolo centro, situato sulla linea Gustav, durante l’ultimo conflitto mondiale, fu bersaglio di numerosi e violenti bombardamenti aerei e terrestri che causarono la morte di centosessanta cittadini, tra cui anziani, donne e bambini ed ingentissimi danni all’abitato e al patrimonio artistico. Splendido esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio».
Demografia
Sant’Apollinare, paese con origini remote e con efficace attività di “marketing territoriale” addirittura risalente ai primi anni 800 d. C. ad opera dell’Abbate Gisolfo, anche dal punto di vista della demografia ha molto da spiegare. Infatti Sant’Apollinare è tra i pochi comuni del circondario che è riuscito ad arrestare la fuga dei concittadini verso altri lidi, fin troppo spesso solo apparentemente migliori. Qui, dopo l’esodo avvenuto a metà del secolo scorso (in effetti la ricerca di un’occupazione migliore e più sicura ha fatto la differenza), ha presto (nel decennio del 1970) avuto una battuta di arresto con la conseguente stabilizzazione dei residenti. Il successivo saldo degli iscritti all’anagrafe per questo grazioso comune che Lazionauta vi invita a vistare, è stato sempre caratterizzato da un andamento lineare e senza scossoni, segno anche questo di una buona stastabilità indispensabile anche a non dimentare ma a tramandare dovutamente le tradizioni culturali che qui sono proprio tante ed importanti.
Come raggiungere il comune di Sant’Apollinare?
In autostrada i caselli più vicini (peraltro equidistanti dal comune a cira 12 Km.) sono quello di Cassino (qui si può arrivare anche in treno) e quello di San Vittore del lazio. Questo comune comunque è attraversato dall’arteria stradale provinciale detta : “Strada dei Santi” che lo collega ai Comuni limitrofi, il più grande dei quali è Cassino. Percorrendo questa strada è facile apprezzare la natura in tutto il suo splendore con distese di alberi da frutto, ma anche con cerri, farnie e pioppi ma anche con lunghi tratti di macchia mediterranea.
Per la missione che lazionauta si è dato, dobbiamo proprio ricordare come raggiungendo da Cassinola Valle dei Santi, si può ammirare il ponte sul fiume Liri, ponte che permetteva agli abitanti dei paesi che si trovano sul lato destro del fiume (Sant’Apollinare, Sant’Andrea del Garigliano, Sant’Ambrogio del Garigliano e Vallemaio) di arrivare a Cassino senza usare la zattera, qui chiamata ”scafa”. Una passeggiata sulla zattera è sicuramente gradita e suggestiva per ammirare il paesaggio, seguendo una diversa visuale. In passato la zattera era usata dagli abitanti di Sant’Apollinare che vivevano nella contrada Giunture, sulla riva sinistra del fiume per poter andare nel Paese portando bestiame e merci. Per attraversare il fiume dall’alba al tramonto e in casi urgenti anche di notte, bisognava pagare in denaro o in beni della natura (frutta, galline, uova ed altri generi alimentari) a seconda di ciò che veniva trasportato. Questa vecchia usanza, sarebbe auspicabile venisse ripristinata per dare ai turisti ma anche ai più giovani concittadini un’idea di come vivevano da queste parti le generazioni precedenti.
Le Feste più importanti ricorrono:
- nel periodo di carnevale con “Il Carnevale Santapollinarese”;
- il sabato precedente alla Settimana Santa;
- il 23 luglio con la Festa del Patrono e
- da luglio a settembre con “L’Estate Santapollinarese”.
La mappa dei piccoli comuni della provincia di Frosinone






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