Sutri. La cultura in lutto è anche sigillata
Sono quindici giorni chesi parla ovunque di cultura. Morta, viva, sepolta, insospensione, all’angolo, protagonista, divina, in lutto, condite il tutto comevi pare e piace, ognuno la scrive e la pensa come vuole, il poeta la decanta,l’attore, la recita con ardore, il giornalista la trasforma in articoli, ilpittore la illustra, il fotografo la rende immortale, poi abbiamo il cantante,lo scrittore e tante ma tante altre forme di cultura con il politico che lacavalca prima e la dimentica dopo. Se decidete di fare un salto a Sutri di domenica pomeriggio, non andate né all’Anfiteatro Romano né al Mitreo, tanto sono chiusi.
E cosa siamo capaci ditenere chiusi?
L’anfiteatro Romano: Completamentescavato nel tufo, una costruzione che risaleall’epoca romana, tra la fine del I secolo avanti Cristo e il I dopo Cristo,nel momento di maggior splendore dell’antica città di Sutri. Il Mitreo: Fu tomba etrusca, tempio pagano dedicato al dio mitra,chiesa cristiana dedicata dapprima a S. Michele Arcangelo, e poi alla Madonnacon il Bambino (S. Maria del Parto). Duemila e seicento anni di storia ecultura, il mistero che emana affascina tutti quelli che la visitano. Entrambi rimangono chiusila domenica pomeriggio, quando le persone non lavorano e decidono di fare ituristi. Meglio non sapere a chi si potrebbero fare i complimenti di questagestione cosi intelligente.
Ovviamente i sitiarcheologici della Tuscia a che servono, tolti i paesi, Tarquinia e Montalto diCastro che si distinguono nel promuovere i loro siti archeologici (mi scuso seho dimenticato qualcun altro), il resto dei siti li possiamo anche ricoprirecon la terra e magari mettiamoci sopra pure una bella lapide, almeno la culturala seppelliamo veramente e per epitaffio potremmo mettere quello che ilfilosofo tedesco Immanuel Kant ha fatto scrivere sulla sua lapide: IL CIELOSTELLATO SOPRA DÌ ME, LA LEGGE MORALE DENTRO DÌ ME.
L’incompetenza nel gestirele nostre risorse culturali ed economiche è indicibile, una vergogna senzascuse e l’unica risposta che sanno dare è quella dello scarica barile. In un momento di gravecrisi economica come questo, chiudiamo l’unica industria che può crearereddito, la cultura in tutte le sue forme. Complimenti a tutti iresponsabili per la loro, staticità, incapacità e cecità.
Marco Cataudella
lazionauta ringrazia il lettore Marco Cataudella che documenta e critica situazioni cittadine poco gradevoli


24/04/2012 







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