Tarano
Deriva dal nome di persona latino (forse Tarius), con il suffisso -anus che indica possesso
Tra Storia e Società Comune in pillole
Le prime notizie di Tarano risalgono al 952, quando durante una importante permuta di beni fondiari che si trovavano nelle vicinanze di Magliano, comparve come esperto della materia Sergio da Tarano, fatto questo che rende plausibile in zona l’esistenza del castello prima di questa data. Il borgo realizzato totalmente durante il Medioevo, conserva in ogni suo aspetto le caratteristiche dell’epoca conferendo a questo piccolo e particolarmente grazioso comune un’area regale e anche per questo lazionauta vi invita proprio a visitarlo; qui si arriva superando un arco che conduce da piazza Marconi fino alla Parrocchiale di Santa Maria Assunta.
Il toponimo di Tarano non è proprio certo, essendoci a questo proposito due scuole di pensiero (la prima è quella che che vuole che deriva forse da Tarius, nome latinodi persona con in più il suffisso -anus per indicare possesso; mentre la seconda indica con una buona probabilità un sito che si trova alla confluenza tra due corsi d’acqua), mentre più sicura è la data in cui risalgono le prime notizie. Siamo nel 952 quando, durante una permuta di beni fondiari ubicati vicino a Magliano, comparve come perioto “bonus homo extimator“, Sergio da Tarano; nella stessa carta veniva anche citato Lupo de Darano, anche lui nonostante la storpiatura del luogo di origine, era certamente taranense. Gli interessi di Farfa qui divennero consistenti nei primi decenni dell’XI secolo. Nell’aprile del 1027 infatti, Susanna, con il consenso del marito Attone, donò al monastero castelli, chiese, vigne e terre ovvero beni tanto nel comitato di Sabina che in quello di Narni che aveva ereditato dal padre Landolfo e dalla madre Tassia. La carta non specificava le quote concesse al monastero, anche se la donazione comprendeva una parte consistente della Sabina settentrionale, ed in particolare i castelli di Tarano, di Mozzano, di Cottanello, di Vacone, di Asiniano e, nel comitato di Narni, di Configni. Farfa dunque era venuta in possesso di una quota di cosignoria del castello di Tarano del quale però non si è mai saputa la consistenza.
L’importanza dell’insediamento consigliò ai benedettini di iniziare l’acquisizione delle altre quote. Prima del 1036, fu venduta la metà del castello di Tarano al monastero di Farfa da parte di Berlengario di Pietro con la moglie Bizanna, con la parte delle figlie Susanna e Franca, detta anche Erlengarda. Susanna, inoltre, aveva sposato Giovanni figlio di Giovanni Bove, dal loro matrimonio nacque Dono, il quale a sua volta sposò Tederanda che diede alla luce due figli: Donadeo e Gregorio, il grande cronista farfense vissuto a cavaliere tra XI e XII secolo.
Le relazioni tra Tarano e Farfa sembrano significative per tutta la prima metà dell’XI secolo, mentre nella seconda metà il monastero benedettino sembrò perdere il controllo di gran parte di questi possesdimenti; la fine dell’XI secolo sembra quindi segnare l’inarrestabile declino della presenza farfense nell’alta Sabina tiberina, senza che il potente monastero fosse in grado di rispondere a tono agli usurpatori. Nel contempo i pontefici (in particolare ad iniziare da Niccolò II), avevano iniziato ad estendere progressivamente il loro dominio nel territorio diocesano attraverso una maglia sempre più fitta di castra specialia, controllati direttamente che finì per soffocare i possessi farfensi in quest’area. Agli inizi del XII secolo Papa Pasquale II, con il nuovo vescovo di Sabina, il cardinale Crescenzio, mise in atto una nuova strategia per contrastare, controbilanciare e poi ridurre l’influenza farfense nella zona. La prima mossa nota fu quella di recarsi in Sabina. Di questo viaggio, del suo itinerario e delle sue tappe ben poco conosciamo. L’unica cosa certa è che il 7 settembre del 1109, papa Pasquale II era a Tarano.
Soggetto ormai alla santa sede, Tarano corrispondeva un censo di sei libbre di provisini, come registrato da Cencio camerario. Nel Duecento l’importanza di Tarano venne rapidamente crescendo. Nel 1823, per contrastare la spinta espansiva della nobiltà romana, Tarano fu costretto a contrarre una societas con il comune di Narni. L’accordo, che aveva una durata quarantennale, prevedeva che il castello Sabino facesse guerra e pace su richiesta della città umbra e inviasse un esercito contro qualsiasi nemico, tranne la Chiesa romana e Roma. Veniva promesso inoltre di non ospitare banditi e narnesi, di denunciarli per mezzo di lettere o di un nunzio, di garantire la sosta e il transito nel castello e nel territorio dei cittadini di Narni e delle loro robe e di non richiedere loro il pagamento di alcun pedaggio. Inoltre i taranensi avrebbero dovuto offrire e portare per la festa di San Giovenale un cero di cera nuova del peso cospicuo di 40 libbre. Dalla sua parte il sindaco di Narni prometteva al castello di Tarano di difendere il territorio e i suoi uomini da qualsiasi nemico, tranne la Chiesa romana e la stessa Roma, Collevecchio, Castiglione e Magliano, di esercitare la giustizia nei loro confronti nel rispetto degli statuti cittadini e di far entrare e soggiornare gli uomini di Tarano in città, garantendo la sicurezza delle persone e delle cose, e di non ospitare banditi al castello, denunciandoli all’occorrenza. Il patto venne ratificato il 26 ottobre nel castello di Configni. In questo periodo Tarano era tra i centri preminenti della Sabina, ciò è dimostrato dall’attenzione che i rettori del Patrimonio avevano per il rafforzamento della struttura difensiva del castrum, tanto da aver spesso ideato di costruirvi una rocca. Il primo accenno si ha nel febbraio del 1331, quando Giovanni XXII, rispondendo al rettore che ne aveva sollecitato un parere, si era dimostrato disponibile, se gli abitanti avrebbero voluto costruire la fortezza, a concedere un sussidio che doveva essere quantificato. Solo nel 1341 il problema fu nuovamente affrontato e la rocca fu costruita rapidamente, dato che essa fu in parte danneggiata dal terremoto del 1349. Subito riparata la rocca di Tarano, da questo momento il caposaldo principale della organizzazione difensiva della Chiesa in Sabina, sede quasi costante del vicario e del vicetesoriere, presidiata da una guarnigione stabile al comando di un castellano.
Nel 1347 Tarano si sottomise a Cola di Rienzo e si ribellò più volte, in particolare tra 1351 e 1352 e fu ricondotto all’obbedienza con grandi difficoltà per le resistenze opposte dal forte partito ghibellino, che trovava incoraggiamenti ed aiuti a Narni. Sabato 4 ottobre 1392 Papa Bonifacio IX giunse a Tarano nella mattinata dove rimase due giorni. Nel 1399 Paolo Savelli, per recuperare un credito di 20.000 fiorini che il padre Luca vantava con Papa Benedetto XI; la mediazione del duca di Milano, Giangaleazzo Visconti si concluse il 23 maggio del 1401, quando si giunse ad un compromesso sulla restituzione dei castelli oggetto della controversia. E’ da ricordare anche la presenza sullo scorcio del medioevo di una comunità ebraica che aveva la sinagoga, poi cristianizzata come avvenuto per Santa Maria della Stella. La signoria dei Savelli su Tarano si protasse fino al 1503, poi Papa Alessandro VI lo diede in feudo a Giovanni Paolo Orsini, fno al 1581. Nel 1817 Tarano con 301 residenti era appodiato di Montebuono, prima di diventare nel 1853 comune autonomo, contando 411 concittadini, 53 dei quali vivevano in campagna, ed erano distribuiti in 82 le famiglie, per 81 case. All’epoca nel paese c’erano un forno, un macellaio, una rivendita di sali e tabacchi, un chiavaro, dei calzolai, alcuni vetturali, un maestro di scuola, una maestra pia e una mola a grano della famiglia Valentini. L’assistenza sanitaria era garantita da un medico, che aveva uno stipendio annuo di 180 scudi più la casa e dalla farmacia Ranuzzi. Nei dintorni di Tarano c’erano delle fabbriche di stoviglie d’argilla e diverse fornaci di tegole e mattoni; due le fiere caratterizzavano la zona, una si teneva il 26 maggio durante la festa di San Filippo Neri, e l’altra il 2 settembre, con la festa di Sant’Antonino. Il protettore di Tarano era San Giorgio e si festeggiava il 23 di aprile. Una delle glorie che vanta Tarano nel campo religioso è rappresentata dal domenicano Matteo, che assunse il nome con il quale è passato alla storia entrando nell’ordine domenicano. Matteo studiò brillantemente diritto all’ateneo di Bologna “addottorandosi in utroque iure”. Diffusasi ben presto la sua fama, egli sarebbe stato chiamato a far parte della curia del re Manfedi, svolgendovi funzioni giudiziarie fino a raggiungere le più alte cariche della burocrazia regnicola. Nel 1266 partecipò alla battaglia di Benevento, rimasto ferito negli scontri tanto da essere abbandonato sul campo come morto, Matteo fece voto di abbracciare la vita religiosa se fosse riuscito a salvarsi. Miracolosamente scampato, si rifugiò in Sicilia dove entrò negli Agostiniani dopo aver celato la propria identità.
L’emergenza più significativa che caratterizza lo spazio urbano di Tarano è costituita dalla chiesa di Santa Maria che nacque agli inizi del XII secolo per rispondere ad una serie di esigenze, nell’ambito di una complessa strategia anti-farfense condotta da Pasquale II. Un’epigrafe murata sul campanile ha una scritta con la data dell’8 settembre 1114. cosa ciò significhi non si è mai saputo, forse ricorda l’anno di costruzione della torre nolare. La facciata della chiesa, oggi proprio asimmetrica, mostra le tracce di tanti interventi, il più importante dei quali è del Duecento, quando la chiesa fu ampliata, per rispondere alle aumentate esigenze della popolazione fortemente cresciuta, aggiungendo altre due navate laterali. A questo periodo può essere attribuito l’inserimento del rosone cosmatesco che sovrasta il portale con lunetta affrescata, coevo. Particolarmente importante è anche il Convento di San Francesco oggi per gran parte diruto, costruito nel Duecento, che aveva raggiunto rapidamente un forte prestigio, tanto da essere scelto nel 1299, come sede per un importante arbitrato tra le città di Rieti e di Narni. Il Castello di Santo Polo compare per la prima volta nella documentazione farfense nel gennaio del 1102, quando, nella locazione a terza generazione che l’abate Beraldo II fece al presbitero Giovanni ed ai fratelli, Rustico, Pietro e Berizone figli di Berardo del gualdo di Sant’Anatolia, sito nelle pertinenze di Mozzano, come confinanti sono citati, tra gli altri, toti seniores de Sancto Polo, una proprietà comune quindi a tutti i condomini del castello, che nel 1192 doveva corrispondere alla camera apostolica un censo di annuo di sei libbre di provisini. Nel territorio di Santo Polo aveva consistenti interessi il Monastero di Sant’Andrea in Flumine che vi possedeva diversi beni fondiari che gravitavano intorno alla chiesa dedicata a Santa Vittoria, che era archipresbiterale, ma senza cura d’anime. Nel 1347 Santo Polo aderì alla rivolta romana capeggiata da Cola di Rienzo, che nominò un podestà e rettore. Nel 1368 il castello fu infeudato a seconda generazione mascolina da Papa Urbano V a Francesco e Buccio Orsini, figli del defunto rettore del patrimonio Giordano. Rimasto, pur con alterne vicissitudini, nel patrimonio degli Orsini, fu incamerato nel 1604 alla morte di Enrico Orsini, marchese di Stimigliano. Divenuto poi appodiato di Collevecchio, nel 1853 Santo Polo contava 307 anime, delle quali 54 vivevano in campagna, 63 le famiglie, 67 le abitazioni. La chiesa parrocchiale era dedicata ai Santissimi Pietro e Paolo ed era dotata di organo, fa festa popolare veniva celebrata per il patrono San Barnaba l’11 giugno. Nel paese, che conservava ancora le mura, erano presenti un macello, una pizzicheria, un calzolaio ed una mola a grano dei Piacentini.
Demografia
Solo in pochi conoscono la ricetta magica che ha fatto di Tarano un vero e proprio centro di interesse sociale ed economico, al punto da richiederne la residenza. La ricetta con i tanti ingredienti si chiama “sapienza e generosità”, ed è quella che hanno usato i cittadini tutti (compresi gli amminiostratori locali) nel predisporre un polo di interesse dove il sapore della vita acquista un valore aggiunto, qualche cosa di più che altrove non troviamo. Ciò che fino a qui abbiamo detto, lo possiamo constatare tra i numeri delle statistiche (la tabella è sulla vostra sinistra) che ci mostrano come negli ultimi anni a chiedere la residenza a Tarano sono stati 214 cittadini, un successo che vede con orgoglio i residenti storici di questo comune che lazionauta vi invita a visitare per scoprire oltre all’orgoglio dei suoi cittadini, anche le tracce importanti della storia che hanno contribuito a fare del nostro Paese un grande Paese!
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