Torri in Sabina
La prima parte del nome è dovuta alla presenza massiccia di torri in questa zona laziale, mentre “Sabina” risale al 1863 Tra Storia e Società Comune in pillole
Il castello di Torri in Sabina lo troviamo abbastanza tardi nella documentazione che riguarda il territorio; fonti storiche attendibili, fanno risalire la sua fondazione alla seconda metà del 200; le stesse fonti ci ricordano che alla metà del 300 era direttamente dipendente della Santa Sede; poi il Papa Urbano V° lo diede in feudo, nel 1368, a Buccio e Francesco, figli di Giordano Orsini che vi fecero costruire un palazzo, dove spesso risiedevano. Nel 1477, al Cardinale Catino Orsini, furono assegnati i castelli di Torri, Roccantica, Selci e Castiglione”. Nel 1596 lo Stato di Torri perdette Selci e Castiglione, sequestrati dalla congregazione dei baroni per l’indebitamento dei feudatari. Lo Stato di Torri sopravvisse fino al 1698, alla morte dell’ultimo feudatario investito in linea diretta, Flavio Orsini. La vedova Anna della Trèmouille conservò i feudi fino alla morte avvenuta nel 1728, quando Torri in Sabina passò definitivamente alla Camera Apostolica. Nel novembre del 1817, in seguito al decreto del Cardinal Consalvi, che sanciva in modo definitivo il nuovo assetto della Provincia di Sabina articolato nei distretti di Rieti e di Poggio Mirteto, Torri, che contava 952 abitanti, fu inserito come comune autonomo nel governatorato di Calvi ed aveva come appodiati Montasola, Rocchette con Rocchettine e Vacone.
Santa Maria in Vescovio, Cattedrale dei sabini fino al XV secolo, è stata il fondamentale punto di riferimento della vita religiosa e civile della Sabina durante Medioevo. L’edificio è isolato in zona pianeggiante disseminata di ruderi tra cipressi e presenta la facciata a capanna semplice, parzialmente coperta dalla torre campanaria sviluppata su cinque ordini, con unico portale preceduto da un cortile quadrangolare dove si accede da altra porta del XVl secolo e sul quale si affacciano costruzioni più tarde.
L’edificio è stato realizzato in più epoche: qui si riconoscono almeno tre fasi costruttive principali, la più antica delle quali risale all’VIII-IX secolo; poi passiamo al XII secolo quando la chiesa fu sopraelevata, fu costruito il campanile e ristrutturata la cripta ad oratorio; ed infine l’ultimo decennio del Duecento, quando questa chiesa ebbe la sua sistemazione definitiva ad opera del Cardinal Gerardo Bianco allora vescovo della Sabina.
L’originaria chiesa - Sabinenisis Cathedra Ursaciana – sarebbe stata costruita da Aurelio Ursacio, ricordato in una scritta di un grande sarcofago conservato a Vescovio. Durante le invasioni saracene, questa Cattedrale è stata abbandonata e trasferita per 58 anni nella Collegiata di Toffia; dopo vari tentativi si decise di ricostruire la chiesa, ma nel frattempo non fu possibile impedire la decadenza di questo importante vescovado.
Nel 1495, Papa Alessandro VI trasferì a Magliano il titolo di Cattedrale sabina e nel 1521 Papa Leone X ricostituì la Cattedrale di Vescovio, imponendo al vescovo di prenderne il possesso anche di questa; ma nel 1733, furono costretti a ricostituirne l’unica a Magliano:
“Ecclesia Cat hedralis Sabinorum” è quanto si legge sul portale di accesso all’atrio. L’interno è a croce latina a unica navata monoabsidato; le pareti nel XII secolo sono state affrescate con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento e, sulla controfacciata, con il giudizio universale.
Tra le righe
Il Museo Territoriale dell’Agro Foronovano ( museo gestito dal consorzio dei Comuni dell’Agro Foronovano), vuole valorizzare il patrimonio culturale e ambientale dell’area legata al Forum Novum e al suo territorio, compreso tra il Tevere e i monti Sabini. Dell’antico municipium romano, l’odierno Vescovio, gli scavi, effettuati tra il 1969 e il 1975, hanno messo in luce tratti stradali e vari ambienti appartenuti a edifici del foro. Altre aree archeologiche sono la necropoli preromana di Poggio Sommavilla (Collevecchio), la villa di Colle Secco (Cottanello), la villa romana di Agrippa (I secolo a.C.), sui cui resti sorge la chiesa romanica di San Pietro (Montebuono Rieti), e la villa di Sasso Grosso (Vacone) . Il museo è dotato di: accesso ai disabili, visita guidata. Il Museo è sulla Via Provinciale Sabina 68; apre il lunedì e venerdì dalle ore 8.30 alle 13; é visitabile anche a richiesta, l’ ingresso è gratuito. Infotel: 0765 -608197 / 0765 – 62004
Rocchette e Rocchettine. Da un punto di vista paesaggistico, uno dei posti più suggestivi che possiamo visitare nella zona è una gola scavata nella roccia dalla Laia e dominata da due insediamenti fortificati gemelli: Rocchette e Rocchettine, abitato il primo, abbandonato l’altro. Le prime notizie su i due castelli risalgono al pieno medioevo. I nomi originari erano Rocca Bertalda, per la prima e, Rocca Guidonesca, per la seconda, senza che si possono riuscire a delineare meglio le figure dei fondatori, mentre l’epoca di fondazione potrebbe eessere il XIII secolo. Le due rocche prima di proprietà del Vescovo di Sabina, poi sotto il dominio della Santa Sede, alla fine del 300 furono occupati dai Savelli, un brevissimo periodo dagli Orsini, agli inizi del 500, prima che tornassero alla Camera Apostolica. Nelle strutture murarie di Rocchettine possono ancora essere fatte, pur tra evidenti alterazioni, alcune tra le fasi più importanti dell’evoluzione e delle trasformazioni subite dal primitivo insediamento. Nel novembre del 1817, in seguito al decreto del Cardinal Consalvi, che ristrutturava e riorganizzava in modo definitivo la provincia di Sabina, Rocchette e Rocchettine avevano una popolazione di 249 abitanti ed erano appodiate del Comune di Torri in Sabina.
Demografia
Torri in Sabina, questo grazioso comune ricco di storia e di nobili tradizioni, ormai da anni è in corsa nel tentativo di recuperare i cittadini persi durante la grande fuga dall’economia rurale della metà del secolo scorso. All’epoca (1951 – 1961) l’Istat ci ricorda che in ben 400 cittadini hanno lasciato questo nostro comune per altri dove – molto probabilmente – il lavoro si presentava con maggiori garanzie. Dopo tre decenni di quasi stabilità con una media di 1.164 residenti, nel 1991 – 2001 scatta il recupero e si avvertono subito gli effetti con circa 50 nuovi cittadini che si aggiungono all’anagrafe; poi altri quasi ottanta se ne aggiungono nei primi otto anni di questo terzo millennio, insomma un successo della cittadinanza tutta e degli amministratori che sono riusciti a creare ottimi presupposti per accogliere nuovi cittadini, come è qui nelle migliori tradizioni che lazionauta vi suggerisce di visitare.
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