Torricella in Sabina

Torricella spiega la presenza in zona di queste costruzioni, mentre nel 1863 fu aggiunta la connotazione geografica

Tra Storia e Società                                                               Comune in pillole

Araldo municipale

Non sappiamo ancora se a dare il nome al paese è stata una “piccola torre” eretta dai primi feudatari, oppure se la denominazione viene da: “Turris Celiae” (come sono portati a credere storici e cultori di discipline archeologhe ma anche perchè ciò si legge sul sigillo parrocchiale), per l’esistenza nel luogo di un’antica torre dove,  secondo una vecchia leggenda, la contessa Celia fu rinchiusa dentro per essere lasciata morire d’inedia. Il dubbio appena citato è però corredato da un secondo interrogativo che riguarda la sua nascita che si presume risalga a prima del X secolo, il dubbio di ciò è perchè a riguardo abbiamo proprio scarse notizie.
In ogni caso la più antica menzione la troviamo nel Regesto Farfense dove si racconta che nel mese di Maggio 1019 Tedmario, figlio di Gisone, donò all’abbazia di Farfa alcuni beni fra i quali una parte “de ipso castello quod dicitur Turricella“. Altre citazioni reca ancora il Regesto: in un’elencazione degli “acquisti e dei contratti principali” fatti dall’abate farfense Berardo I nel 1047 figura ancora il “castello di Turricella”; nell’Aprile del 1065 e nel Marzo del 1066 Rainiero e Crescenzio, figli di Azolino, ed altri vendono alcuni beni situati in territorio sabinense “nel luogo detto Turricella”; nell’ottobre del 1079 è registrata una donazione fatta da Giovanni prete al monastero di Farfa. 

La periferia

Se ne parla ancora in una carta manoscritta da Giovanni notaio, datata giugno 1086, in cui si legge che Tassone, figlio del fu Donadeo, dona al cenobio di Farfa, mentre ne era abate Berardo, ciò che possedeva nel territorio reatino, e cioè “due porzioni del castello di Torricella”. Dopodichè non si trovano notizie sino alla fine del Trecento.
Si riparla di Torricella in un documento in un documento datato 13 Aprile 1388, esistente nell’archivio Sforza Cesarini, dal quale si apprende che all’epoca ne erano proprietari i Brancaleoni, nobili originari di Ferentino, i quali probabilmente l’avevano ricevuto in feudo molto tempo prima, unitamente ai castelli sabini di Frasso, Ginestra e Stipes. Torricella passò poi ad un’altra nobile famiglia, quella dei Cesarini, quando nel 1444 i fratelli Francesco e Paolo Brancaleoni donarono insieme ad altri beni che possedevano in Sabina – una parte del castello alla sorella Simodea, detta anche Semidea, andata sposa nel 1441 ad Orso Cesarini. Fu eretto allora (a fianco della primitiva torre), il palazzo che ancora oggi possiamo vedere; ci sono alcune pergamene dalle quali risulta la donazione di una parte del castello e di alcuni beni in Oliveto fatta nel 1466 da Francesco Brancaleoni a Gabriele Cesarini, figlio di Orso e di Simodea.  

Panoramica cittadina

Il matrimonio di Livia Cesarini, figlia del duca Giuliano e di Margherita Savelli, con Federico Sforza, figlio del duca Paolo e di Olimpia Cesi, avvenuto il 27 Febbraio 1673, dette origine alla famiglia Sforza Cesarini che tenne il possesso di Torricella sino alla definitiva vendita del palazzo ducale e di altri beni nel 1828. Esiste tuttora il contratto di vendita del palazzo da parte del duca Salvatore Sforza Cesarini, a favore di Giovanni Paolo Janni ed Emidio Ciccaglioni, vendita motivata dal pessimo stato in cui era ridotto l’immobile. Il malandato palazzo, compresi i pochi mobili rimasti, fu venduto “per 850 scudi, pagabili in un anno, a Roma, in tanta buona moneta d’oro e d’argento esclusa la data del 23 Dicembre 1828 e le firme di Nicola Ratti, procuratore e agente generale di casa Sforza Cesarini, dei due compratori, e di due testimoni, Gaetano Palma e Giovanni Giuliani. In un altro documento si parla della vendita di due terreni, il primo situato sul Largo del Termine (confinante con la strada per Rocca Sinibalda) e l’altro “macchioso con alberi di cerro” in località Mojola, entrambi acquistati da Michele Colangeli. La perdita di documenti relativi alla storia di questo paese viene sottolineata ancora una volta in una lettera che l’abate Ferdinando Cavanna, deputato della Santa Congregazione del buon Governo, scriveva nel Dicembre 1789 ai priori di Torricella: “Ha regnato da tempo immemorabile nella Terra della Torricella un notabile disordine di non avere quella comunità alcun luogo fisso per uso della pubblica segreteria e di ritenersi presso il segretario pro tempore tutti i libri e scritture appartenenti alla comunità, ed altresì una piccola casettina per custodirvi il pubblico sigillo. Da ciò ne è derivata la dispersione totale delle pubbliche scritture passate da un segretario all’altro senza inventario, senza alcuna formale consegna, che pure avrebbe moltissimo contribuito alla conservazione delle medesime“.   Verso la fine del secolo scorso furono aggregate a Torricella le sue due attuali frazioni di Ornaro e Oliveto.  Passata allo Stato Italiano a seguito delle annessioni del 1860, Torricella fu aggregata alla provincia di Perugia, poi a quella di Roma. 

 Garibaldi nella storia di Torricela in Sabina

La periferia

Nella storia di Torricella è importante ricordare che il paese visse due giorni importanti dal 21 al 23 Ottobre 1867 quando qui sostò una colonna di circa trecento volontari garibaldini provenienti da Rieti e diretti a Roma, nel corso di quella infelice impresa denominata “campagna dell’agro romano” che si concluse con la drammatica giornata di Mentana. Così con semplicità riferiva Bruno Barrilli, uno dei volontari: “Sono ottima gente, cortesi senza fronzoli e ospitali con tanto di cuore, come i loro antichissimi padri. Ricorderò sempre con gratitudine il sindaco e il segretario comunale, che erano due fratelli, Enrico e Domenico Pitorri… I nostri ospiti (poichè in casa loro ebbi la più lieta accoglienza) non potevano capacitarsi del come noi si sperasse di far poera gagliarda senza l’aiuto del governo…“. Ricordiamo anche che la mattina del 23 Garibaldi transitava velocemente in carrozza per Torricella diretto a Scandriglia e quindi a Passo Corese per passare il confine. 

Panoramica cittadina

Tra le righe

Negli anni dell seconda guerra mondiale Torricella subì grandi danni: alcune case sono andate distrutte benchè sono state poi in fretta ricostruite; contestualmente sono state edificate numerose altre case soprattutto all’epoca del boom edilizio fino a chè il paese si è esteso fino ad arrivare sulla via Salaria. Per la sua posizione facilmente raggiungibile percorrendo la via Salaria( qui siamo a soli 18 chilometri da Rieti e a circa 60 da Roma), per l’ottimo clima, lazionauta invita i propri lettori interessati a vivere almeno una giornata di sano relax all’insegna del buonvivere, a visitare Torricella in Sabina. 

Per entrare nel paese bisogna attraversare una porta ad arco inserita nella muratura del torrione circolare, che fa parte del muro perimetrale originario, probabilmente del XII secolo. L’intero centro storico mantiene il suo aspetto originario; qui tra vicoli stretti e massicci portali, possiamo visitare la chiesa di San Giovanni Battista (dov’è conservata una croce d’argento del ‘300 di scuola orafa abruzzese). Possiamo visitare la chiesa di Santa Maria delle Grazie con annesso convento del XV secolo dove sono venuti alla luce diversi quanto interessanti affreschi medievali, percorrendo la strada che collega Torricella con Poggio San Lorenzo. belle da visitare sono anche le due piccole frazioni: Oliveto e Ornaro, ricche di testimonianze artistiche ed architettoniche di epoca medievale. A Ornano troviamo anche i resti del basolato romano della Via Salaria; in alcuni tratti ancora nella posizione originaria, che percorreva quest’area per circa tre miglia; si possono vedere inoltre i cippi miliari che misuravano la lunghezza della strada e soprattutto il bellissimo e ben conservato “Ponte Sambuco”, fatto costruire dai Flavi. 

Demografia 

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La storia nobile e lunga ma anche con periodi bui di Torricella in sabina, si manifesta apertamente e senza segreti invece dal punto di vista demografico. L’Istat (e Wikipedia che ne ha elaborato le statistiche) ci mostra una realtà che ha avuto una crisi di “clienti” all’inizio degli anni 1950 quando le industrie ed in particolare le attività legate al terziario (servizi), facevano grandi passi avanti, lasciando alle spalle l’economia rurale. In quel periodo anche qui c’è stata una piccola diaspora che però non è durata molto perchè dopo appena tre decenni il rimpianto per l’abbandono e il pentimento hanno prevalso sulla fuga e Torricella è tornata ad arricchirsi di abitanti tornando ai vecchi fasti. Buon segno sociale questo che dimostra come gli stessi “vecchi” cittadini di questo nostro comune – amministratori compresi – sono di grande cuore e di enorme generosità, facendo sentire chiunque a casa propria. Un atteggiamento questo che già da solo merita una gita e Lazionauta vi suggerisce di fare.    

Tra le feste

Qui dobbiamo ricordare la “Festa della nascita di San Giovanni Battista“; la ricorrenza si celebra l’ultima settimana di Giugno. la “Festa del Martirio di San Giovanni Battista” l’ultima settimana di Agosto con sagre, processione, fuochi d’artificio, banda musicale e majorette ma anche tornei di briscola, ruzzola e calcetto. La “Frittellata di San Giuseppe” il 19 Marzo o il sabato dopo a Ornaro. ”Festa delle Castagne e del vino nuovo” l’11 Novembre o il sabato successivo; ”Corteo per le vie del centro storico” il 24 Dicembre con esposizione dei presepi per le vie del Borgo Medioevale; a Oliveto: Luglio-Agosto spettacoli, concerti, gastronomia e giochi vari a cura della Pro-Loco e “Festa di Santa Prassede“, Patrona Prima Domenica di Settembre  a Oliveto

  La mappa dei piccoli comuni della provincia di Rieti 

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