Turania

Fino al 1950 si chiamava Petescia, poi il Comune gli cambiò nome in onore del fiume Turano che scorre nelle immediate vicinanze 
 Tra Storia e Società                                   Comune in pillole

Araldo municipale

 Anticamente era chiamato Petescia, questo nostro “Comune cammeo” ricco di storia, natura e buone maniere che lazionauta vi invita a visitare non necessariamente durante il fine settimana (giorni questi generalmente caotici, ma anche per l’ultima domenica di ottobre, per la ormai tradizionale “Sagra della Castagna”), fu denominato Turania solo dal 1950 dall’omonimo fiume che scorre nella valle sottostante. Le scarse notizie riguardanti l’origine di questo piccolo centro della Sabina, fanno risalire la sua data di fondazione probabilmente alla seconda metà del secolo XI.

Il fiume Turano

L’antico nome del paese lo troviamo scritto per la prima volta nell’anno 890 in alcuni documenti dell’Abbazia di Farfa; Turania fu feudo delle nobili famiglie Orsini, dei Tagliacozzo, dei Muti e dal 1632, per quasi tre secoli, fu governato dalla nobile famiglia romana dei Borghese, amministrazione questa che durò fino alla soppressione dei feudi

  Demografia  

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Turania è un paesino grazioso, praticamente un gioiellino che lazionauta vi suggerisce vivamente di visitare per quelle caratteristiche qualità che difficilmente riusciamo a trovare altrove. Piccolo Turania, piccolino anche dal punto di vista demografico, praticamente un piccolo condominio capitolino! Ma sono proprio piccoli i comuni che prediligiamo quindi vediamo come questi “clienti” del comune si sono comportati negli anni.  In questo nostro comune, nei primi anni del nuovo millennio con 250 domiciliati, siamo arrivati a toccare il minimo storico dei residenti; sono euindi lontani i tempi in cui qui gli abitanti erano ben quattro volte di più (dal 1900 al 1936), poi la II gerra mondiale, la crisi del lavoro con la terzializzazione che avanza a passi lughi, la perdita di interesse per le fabbriche e per l’economia rurale e senza politiche adeguate di contrasto, e la popolazione “scappa”. Un vero peccato questo - ma le cose vanno così ovunque nel mondo – che presenta un conto difficile bda pagare ai posteri se chi rimane a vivere qui (e gli amministratori in prima persona), non riescono a mantenere viva la propria storia e le tradizioni attraverso le belle manifestazioni conviviali. 

 Tra le righe

Scorcio del paese

 La Chiesa del Santissimo Salvatore, è stata ricostruita totalmente nel 1779 sui resti di un edificio del secolo precedente; la Chiesa di Santa Maria del Carmine, è stata costruita nel XVI secolo vicino al centro abitato, dove si celebra la festa della Madonna del Carmine nella seconda domenica di luglio; il Museo permanente di Arte Contemporanea, è all’interno dell’edificio comunale dove è esposta una prestigiosa scultura bronzea del maestro Silvio Amelio che rappresenta  Padre Pio; interessante è anche una visita da fare al Mulino cinquecentesco, recentemente ristrutturato.

Qui si fa festa la prima domenica di settembre, giornata dedicata ai Santi Antonio e Donato; dal centro del paese partono alcune mongolfiere  preparate e quindi anche colorate artigianalmente da alcuni appassionati. La manifestazione è molto suggestiva, lo diciamo mentre vi ricordiamo anche la “Sagra della castagna, che si tiene l’ultima domenica di ottobre.  
 

  

 

 

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